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#24 1953 Argentine Grand Prix

2021-04-12 07:07

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#24 1953 Argentine Grand Prix

L'inverno è già finito per gli assi del volante. Sabato 9 Gennaio 1953 Ascari, Farina, Villoresi, Bonetto e il giovane pilota inglese Hawthorn partira

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L'inverno è già finito per gli assi del volante. Sabato 9 Gennaio 1953 Ascari, Farina, Villoresi, Bonetto e il giovane pilota inglese Hawthorn partiranno da Roma in aereo, per l'Argentina, dove la stagione è estiva, la gente cammina in maniche di camicia e beve aranciate. Il 1952 automobilistico si è appena concluso, da un mese e mezzo, con la Carrera messicana; ed ecco incominciare il Campionato del Mondo 1953: prima prora domenica 18 Gennaio 1953, all'Autodromo di Buenos Aires. Ascari, Farina e Villoresi son rimasti, massiccia triplice alleanza, nella squadra ufficiale della Scuderia Ferrari. Durante lo scorso anno le gare furono vinte quasi tutte da Ascari; il titolo di Campione del Mondo ha premiato quel suo eccezionale periodo di vena felice. Oggi il milanese Alberto Ascari è davvero il più efficiente e completo corridore su circuiti. I primi a riconoscerlo sono i suoi stessi avversari. Qual è dunque l'attuale situazione nella Scuderia Ferrari? Esiste una graduatoria fra Ascari, Farina e Villoresi? Farà da risposta un recente episodio. Bisogna premettere che nella gara di domenica 18 Gennaio 1953 la Scuderia Ferrari si varrà delle auto con cilindrata di due litri senza compressore, come stabilito dal regolamento della corsa. Cogliendo l'occasione dalla presenza degli assi europei in America, verrà disputata, dopo due settimane, ancora a Buenos Aires, un'altra competizione, non di campionato, e a formula libera. Per tale circostanza la Ferrari ha spedito in Argentina una macchina di 4500 cc, naturalmente dotata di maggior potenza, e destinata a precedere le consorelle due litri senza compressore nel Gran Premio allestito per il 1° Febbraio 1953. A chi spetta il privilegio di guidare la  4500? Ad Ascari, a Farina, a Villoresi? La decisione è stata presa per sorteggio: tre biglietti, coi nomi dei tre assi, in un cappello.

 

Ebbene, la sorte ha favorito Ascari, il quale, salvo inconvenienti, vincerà abbastanza agevolmente la competizione del 1° Febbraio 1953. Dall'episodio dei tre biglietti nel cappello si può trarre, in un certo senso, questa deduzione: tra Ascari, Farina e Villoresi vige una tacita norma di reciproco rispetto e di sostanziale eguaglianza, almeno per quanto riguarda le prime corse dell'imminente campionato 1953. Domenica 18 Gennaio 1953, nella prima prova, ognuno cercherà di brillare il più possibile, senza obblighi di scuderia. La fisionomia della classifica, dopo due o tre prove, suggerirà eventualmente come assegnare i compiti, e imporrà degli obblighi e una disciplina. È simpatico, comunque il buon accordo che esiste fra i tre grandi piloti; cosa rara. La corsa di domenica 18 Gennaio 1953 si preannuncia difficile, faticosa. Il percorso è arduo: un circuito di circa quattro chilometri, con classifica allo scoccare della terza ora di gara; il tracciato permette una velocità di circa 130 km/h. Ciò significa tormento di curve, un pesante lavoro per i piloti. Il nucleo dei partecipanti è prevalentemente italiano, come corridori e ancor più come macchine, perché la sostanza, il midollo dello sport automobilistico mondiale e tuttora italiano. I due settori più forti sono le squadre Ferrari e Maserati. La prima è rinforzala dall'inglese Hawthorn; la seconda dispone di Bonetto e degli argentini Gonzales e Oscar Galvez e può darsi dello stesso Juan Manuel Fangio, che tornerebbe alle corse dopo il complicato incidente capitatogli la primavera scorsa a Monza. Per saggiare le proprie forze, Fangio sosterrà in questi giorni una prova sulla pista di Buenos Aires. Farina, che si è temprato con due settimane di Sestriere, dedicandosi allo sci che egli adora, ed è tornato a Torino martedì 6 Gennaio 1953, di sera, da Parigi, dove si era recato un paio di giorni a sbrigare degli affari.

 

“Cominciano le emozioni”.

 

Confessa Farina scendendo dall'aereo, sul campo della Malpensa. Infatti, l’atterraggio, causa la scarsa visibilità, aveva fatto trattenere il respiro ai passeggeri. Portatosi in macchina a Torino, Farina si accinge subito alla preparazione delle valigie per il viaggio in Argentina. Fino a venerdì, fino alle 9:00 a.m., ora della partenza, bisogna lasciarlo stare nella per lui complicata e appassionata faccenda: riempie, chiude, toma ad aprire, rifà, disfa, richiude definitivamente, e poi riapre i bauli. Alla fine viene l'ora stabilita. Si parte. in treno, a mente calma, e si accorge di aver dimenticato tante cose indispensabili e di essersi caricati di molte altre inutili. Accade così a tutti. Una cosa non lascherà certamente a casa, il non più giovanissimo Farina: la sua inesausta passione di corridore. La Maserati, durante l'inverno, sembra aver risolto il problema del consumo, tanto da poter evitare rifornimenti durante i 500 chilometri o le tre ore che dura un Gran Premio a seconda delle caratteristiche del percorso. La prova dei fatti dirà se il piazzamento dei serbatoi e la distribuzione del carico sono stati fatti ad arte. Si può tuttavia supporre questo: che le Ferrari e le Maserati siano oggi quasi alla pari come autonomia, velocità, tenuta. S'intende che ciò è per le Ferrari una certezza, considerando le vittorie conseguite; per le Maserati è una speranza, che le promettenti prove autorizzano. Il fattore decisivo nel Gran Premio d'Argentina dovrebbe essere, dunque, il percorso, difficile e faticoso, tanto da non permettere una media superiore ai 150 km/h. Lo sforzo si ripercuoterà specialmente sul telaio, sui freni, sulle sospensioni e sugli organi accessori, che in una macchina da corsa costituiscono la parte più sensibile e forse meno evoluta rispetto al motore, che ha già trovato da tempo i suoi canoni per più di una classica impostazione. È meno problematico disegnare un buon motore, che piazzarlo poi convenientemente sul telaio adeguato. In definitiva, molte incognite di domenica 18 Gennaio 1953 verranno risolte dai piloti: la resistenza delle vetture varia a seconda delle sollecitazioni imposte dallo stile di chi guida. S'intende che resta sempre alla fortuna un suo ruolo: negli sports motoristici non si può assolutamente prevedere tutto.

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Lotta di piloti, cosi, più che di macchine, a meno di clamorose sorprese, quale la trovata del consumo a Monza. Il settore delle Ferrari si presenta più forte, perché Fangio è in condizioni fisiche non buone e poco allenato e perché Gonzalez, magnifico d'impeto, non è portato a risparmiare le energie della vettura. Il Campione del Mondo Ascari è oggi II pilota più in forma, indubbiamente; Farina ha lungamente ritemprato le proprie energie al Sestriere e, come Villoresi, è pronto a battagliare lealmente anche col compagno di squadra Ascari. La bilancia del pronostico pende dalla parte delle Ferrari; ma c'è da augurarsi una buona prova anche delle Maserati, perché le contrarietà della sorte potrebbero avvilire il meno ferrato del due rivali, in questa fase iniziale del duello, che è la più delicata. L'esperienza ammonisce che i Gran Premi non potrebbero reggere a lungo con la sola parvenza di lotta tra le Ferrari e la squadra francese Gordini, ricca d'entusiasmo e d'amor proprio, ma non in grado di creare una vera rivalità con gli italiani. Fino all'entrata in vigore della nuova formula di gara, e ciò avverrà l'anno prossimo, l'automobilismo ha bisogno della lotta Ferrari-Maserati. Le ultime notizie da Buenos Aires informano che l'attesa è grandissima, e che sono stati approntati posti all'Autodromo per 400.000 spettatori. Tutta la truppa di italiani partirà alle 8:30 a.m. da Ciampino. L'aereo porterà a Buenos Aires Farina, Ascari, Villoresi, Bonetto, il pilota inglese Hawthorn, i direttori sportivi della Ferrari e della Maserati e un manipolo di tecnici e meccanici. Roma-Madrid-Lisbona-Dakar e finalmente lunedì mattina atterraggio a Buenos Aires. Giovedì 15 Gennaio 1953 cominceranno gli allenamenti. Venerdì 9 Gennaio 1953, alla stazione di Porta Nuova, familiari, amici, sportivi del volante augurano buon viaggio a Giuseppe Farina. L’asso torinese rivedrà la sua città tra un mese o due; non sa nemmeno lui quando; sarà una lunga crociera. Il 1° Febbraio 1953, sempre a Buenos Aires, avrà luogo una seconda corsa. E c'è la probabilità di un paio di gare ancora, nell'Uruguay. Per Giuseppe Farina tutto ciò significa la felicità. Gli spericolati caroselli dei bolidi a quattro ruote rappresentano per lui la gioia, la sua vera vita.

 

“Parti di venerdì”

 

Gli fa notare un amico.

 

“Non ha importanza”.

 

Risponde il superstizioso Farina, affacciato al finestrino del treno. E spiega:

 

“Se fosse venerdì 17, allora avrei dovuto rimandare assolutamente l'inizio del viaggio. Ma il venerdì semplice non vale”.

 

Nessuno osa contraddirlo, perché tutti conoscono la sua competenza in fatto di ciò che porta bene o porta male.

 

“E quale, amuleto hai scelto per l’Argentina?”

 

Gli chiede un altro.

 

“Quale portafortuna?”

 

Farina estrae allora dalle tasche un gingillo, un minuscolo astuccio porta-ritratto, piccolo come un accendi sigari. Lo ha comprato lunedì 5 Gennaio 1953 a Parigi. Contiene una microscopica fotografia della moglie.

 

“Porterò quest'amuleto sempre con me, anche nella mia macchina da corsa, durante il Gran Premio”.

 

E la moglie, prontamente, risponde:

 

“Coraggio, vedrai che andrà tutto bene”.

 

Giuseppe Farina conclude dicendo, poco prima che il treno parta:

 

“E bacia ancora per me il babbo e la mamma”.

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Gli anziani genitori di Farina soffrono di qualche acciacco dell'età. Farina, da bravo figliolo, ha trascorso quasi tuffa la giornata di giovedì vicino a loro; è andato anche a salutare lo zio Pinin ed è stato poi ricevuto dall'avvocato Gianni Agnelli, appassionato di automobilismo quasi quanto di calcio; i due amici hanno parlato a lungo di sport e l'avvocato Agnelli ha augurato a Farina buona fortuna. Un giornalista chiede:

 

“È stato anche alla Consolata?”

 

Risponde Farina:

 

“Si. Ieri sera, alle 6:00 p.m. Sono andato da solo. Non manco mai d'inginocchiarmi e di pregare a quell'altare. La Consolata mi ha protetto tante volte, in terrificanti incidenti di corsa; solo la Consolata può avermi salvato. Naturalmente, nel fare le valigie, non ho dimenticato il mio casco speciale, tipo Indianapolis, leggerissimo e resistente come l'acciaio: non si è rotto nemmeno nei capitomboli che ho fatto durante lo scorso anno ai circuiti del Valentino, di La Baule e di Les Sables”.

 

Seguono i segnali di partenza. Ultime strette di mano, ultimi auguri e saluti:

 

"Fatti onore! Arrivederci".

 

Il treno si muove. Farina, affacciato al finestrino, è un po' pallido. Sorride, emozionato, agitando la mano destra. Nell'altra tiene serrato il suo amuleto. Corre il treno verso Roma, prima tappa della grande avventura d'un eterno cuor di ragazzo, che crede nel venerdì diciassette, brama il pericolo e s'inginocchia all'altare della Consolata, appassionato e ardente come sa esserlo un grande sportivo. Nel frattempo, domenica 11 Gennaio 1953 Fangio si allena nuovamente all'autodromo di Buenos Aires. È la seconda prova dell'asso argentino, dopo l'incidente del Giugno scorso a Monza nel Gran Premio dell'Autodromo, durante il quale si produceva una lesione alla cervice. Fangio realizza il miglior risultato, in 1’51"0 (alla media di 128.203 km/h); la prima prova avvenne sabato. Domenica si allena anche Gonzalez. È ormai certa la partecipazione di Fangio al Gran Premio di domenica 18 Gennaio 1953. Lunedì è atteso l'aereo di Ascari, Farina, Villoresi, Bonetto e Hawthorn. Le macchine Ferrari e Maserati arriveranno, via mare, martedì 13 Gennaio 1953. Mercoledì incominceranno gli allenamenti ufficiali. Il pilota belga Claes, presente alle prove di Fangio, dice:

 

“È sempre lui, con il suo solito stile alla Varzi”.

 

Lunedì 12 Gennaio 1953 la porta dell'aeroplano si spalanca e sulla soglia, dal ventre della carlinga, appare il faccione rubicondo di Ascarl, poi i capelli argentei di Villoresi, la fronte spaziosa di Farina, il visetto Infantile del lungo Hawthorn, la fisionomia ossuta di Bonetto, e via via gli altri della comitiva partita sabato mattina da Ciampino. Sembrano tutti un po' stanchi, intontiti dalle molte ore di volo, e quasi timorosi di toccare nuovamente il suolo argentino. Tre anni fa la tournée di Ascari Farina e Villoresi in America ebbe episodi di fremente passione sudamericana. Il fanatismo per Fangio assunse aspetti tempestosi, Non accadde nulla di grave, Eppure la spedizione italiana tornò in patria con un sospiro di sollievo. Ma tutto è lontano ormai, ogni brutto ricordo non conta più. Al piedi della scaletta poggiata alla carlinga dell'aereo i piloti italiani riconoscono Fangio, il loro eterno rivale - e correttissimo collega di ardimento.

 

“Benvenuti, amici”.

 

Esclama Fangio sventolando il cappello. E la grande folla intorno a lui grida evviva ai piloti italiani. Ascari, Villoresi e Farina e in fila tutti gli altri piloti accelerano il passo giù per la scaletta, sorridendo; e giunti a terra ricevono l'abbraccio di Fangio, che poco dopo sale in un'automobile con Ascari e Farina. Un immenso corteo di macchine, scortate da motociclisti della Polizia, accompagna la comitiva fino al principesco Hindou Club. Tutta Buenos Aires palpita nell'attesa della gara di domenica. Gli argentini sembrano pazzi per i loro piloti Fangio, Gonzalez e Oscar Galvez. Il giorno successivo il fulcro dell'attenzione si sposta al porto marittimo, in attesa dell’arrivo del piroscafo che porta le Ferrari per Ascari, Farina, Villoresl e Hawthorn, e le Maserati per Fangio, Gonzalez, Oscar Galvez e Bonetto. Migliaia di persone si accalcano sulla banchina. Mercoledì avranno inizio gli allenamenti ufficiali. Il 1953 automobilistico, anno denso d'avvenimenti sportivi importanti, assegna all'America Latina due grandi manifestazioni mondiali; la prima, al principio della stagione, sarà il Gran Premio d’Argentina, l'altra alla fine, cioè la Carrera messicana che avrà luogo in Novembre. L'aspettativa, in Buenos Aires e nell'interno della Repubblica, è enorme e non facilmente descrivibile. Si parla continuamente, in ogni angolo di strada, in tutti i locali pubblici, nei Club sportivi, fra le pareti di casa, delle Ferrari, delle Maserati. delle Gordini e delle Bristol; delle due squadre italiane, insomma, e della francese e della inglese, che saranno protagoniste del grandioso spettacolo che avrà luogo nell'attuale piena estate argentina. L'entusiasmo e l'impazienta aumentano ora che è certa la partecipazione di Fangio alla gara. L'asso argentino ha ultimato infatti la sua convalescenza, dopo l'incidente di Monza, provandosi alla guida di una macchina da corsa all'Autodromo di Buenos Aires. L'esperimento è andato bene. Fangio si sente del tutto guarito.

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Lo sportivo argentino, anche se attaccato da una specie di fanatismo incondizionato per Juancito, non dimentica poi che a rappresentare i colori nazionali c'è sempre il rubicondo cabezon Froilan Gonzalez e il brillante. popolare e divo Oscar Galvez che correrà nella scuderia della Maserati. Domenica prossima si realizzerà dunque il grande sogno degli aficionados argentini: quello di veder correre nella stessa squadra - la Maserati - i suoi tre migliori piloti, nella più grande corsa della stagione sudamericana. Il lavoro organizzativo è giunto ormai ad una fase particolarmente cruciale. All’ Automovil Club ed all'Autodromo si vivono ore di attesa. Particolarmente fervore i lavori al circuito, dove squadre di operai stanno apportando alla pista e alle installazioni dell'Autodromo numerose modifiche, rese necessarie dal previsto enorme afflusso di pubblico nel giorno della grande prova. Sono già state sbarcate nei giorni scorsi le Cooper Bristol e martedì arrivano le vetture italiane. I corridori europei, arrivati a Buenos Aires, avranno solamente quattro giorni per effettuare le prove. Le qualificazioni agli effetti dello schieramento di partenza avranno luogo nella giornata di sabato. Dopo tre anni di assenza, il ritorno dei tre maggiori esponenti dell’automobilismo sportivo Ascari, Farina e Villoresi, della Scuderia Ferrari, è considerato dall'uomo della strada anche come un atto di riconciliazione dopo i poco noti, ma abbastanza gravi incidenti del Dicembre e del Gennaio 1950. Il maggior interesse degli italiani d'Argentina è rivolto al previsto duello fra Ferrari-Maserati, duello che anche qui viene considerato come la continuazione di quello che ebbe luogo in autunno a Monza e a Modena. La gara di domenica durerà tre ore, su un circuito di circa 4 chilometri, che consente una media di circa 140 km/h. Martedì 13 Gennaio 1953 i corridori italiani vengono ricevuti dal Presidente Perón, e nel corso del pomeriggio compiono alcuni giri di prova del circuito, su macchine chiuse, da turismo, messe a disposizione dagli organizzatori, poiché piove a dirotto, accompagnati da Juan Manuel Fangio.

 

On Sunday, January 18, 1953, the Argentine Grand Prix will take place. The entire city seems mesmerized by this extraordinary sporting event, which will pit the best European and American drivers against each other, and which will count as the first of ten rounds for the 1953 World Championship. It has been all talk in Buenos Aires for a week now. The tickets, half a million, are now sold out The wait is spasmodic. After suffering a severe neck injury in the Monza Grand Prix in 1952, Fangio was forced to sit out the entire grand prix season. Leaving his rival, the Ferrari driver, Alberto Ascari, to dominate the season unchallenged throughout the 1952 season. The Argentine Grand Prix, his home race, will mark the return to racing for the Argentine champion. There have been little change amongst the Ferrari squad for the 1953 season. However one notable change is that Piero Taruffi has departed to squad to work in the Lancia sportscar programme. He has instead been replaced by Mike Hawthorn, a young British competitor. Hawthorn, competing in his first grand prix season has impressed all by regularly fighting among the leaders in a privateer mid-field Cooper. With the departure of Taruffi, Enzo Ferrari has offered the rising talent of Hawthorn a place among grand prix's leading team. The Ferrari 500 is still expected to be the leading car of the field, with the exception of the Indianapolis 500, the Ferrari 500 has won every race it has competed in. Alberto Ascari who has dominated the grand prix scene for the team in 1952 is still expected to be the title favourite. Ascari's friend and mentor, Luigi Villoresi remains in the team, as did Formula One's first champion, Giuseppe Farina. Fangio will pilot the Maserati A6GCM for the 1953 grand prix season. The car has been introduced the previous year, proving to be the only car capable of challenging the all dominant Ferrari 500.

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Maserati are hoping to provide a more serious challenge to Ferrari in 1953 with the return of Argentina's national champion. Maserati has further signed Gioacchino Colombo, the engineer who oversaw the development of the dominant Alfa Romeo marque during 1950 and 1951, and former colleague of Fangio, has also signed to join the Maserati team for the 1953 season. He has already conducted modifications to the car's suspension and brakes in order to make it more viable to compete against the Ferrari's. Partnering Fangio at Maserati is José Froilán González, a fellow Argentine and considered a great friend and apprentice to Fangio. González has demonstrated the true potential of the Maserati squad when he nearly defeated the Ferrari 500 of Alberto Ascari at the final round of the championship at Monza. Felice Bonetto, the Italian veteran, has also been retained for the 1953 season. The trio of Fangio, González and Bonetto will complete Maserati's regular line-up.Making a special appearance for the Argentine round of the championship is Oscar Alfredo Gálvez. Gálvez is one of the great Argentine road racers and a former rival to Fangio during his early career. Unlike Fangio and González, Gálvez has opted not to seek further fortune in travelling to Europe to compete in the grand prix's. Remaining as a domestic Argentine racer, the Argentine Grand Prix presents one of the few opportunities for Gálvez to showcase his skills among the great grand prix competitors. The Gordini squad will continue with their T16 chassis for the 1953 season. The team hoping an improved reliability record will allow them to mix for regular points finishes in the 1953 season. The team will have an unchanged line-up of French regulars Robert Manzon, Maurice Trintignant and Jean Behra. Making one off appearances for their home grand prix are Carlos Menditeguy and Pablo Birger. The Cooper squad has previously never entered the grand prix scene as manufacturers.

 

They have simply sold their cars to privateers who have chosen to compete in the grand prix calendar of their own volition. However the success of the Cooper T20 at the hands of Mike Hawthorn in 1952 has prompted Cooper to trial run as a works manufacturer for 1953. Charles and John Cooper had travelled to Argentina, running a works Cooper squad for the first time. The duo has previously only operated in Formula Three as a works entrant. Debuting their new Cooper T23 challenger is John Barber. Whilst also competing for the team in the older T20 model is Alan Brown and local Argentine entrant, Adolfo Schwelm Cruz. The practice sessions are afflicted by rain in the earlier runs. The weather will gradually improve, however the earlier times provide some excitement as the driver's are forced to get to grips with the slippery track. Alberto Ascari continues to assert his dominance, the Ferrari driver taking pole position once again. He is nearly a full second faster than the returning local hero, Juan Manuel Fangio. Fangio, however is afflicted by a transmission failure and suffered two spins on the wet surface. Even Fangio at his home race is struggling to get the Maserati to match the pace of the Ferrari. He nonetheless runs faster than the other Ferrari cars of Villoresi, Farina and Hawthorn. Hawthorn, still adjusting too his new team found that he can only manage sixth on the grid, falling behind the second Maserati of González. The Gordini's of Trintignant and Manzon head the midfield, whilst local drivers Gálvez and Menditeguy complete the top ten. Behra's Gordini can only manage eleventh, however most disappointing is Bonetto in the Maserati who lines up on the last row of the grid. Bonetto, like Fangio has suffered transmission problems. Reliability is proving to be problematic for the Maserati's. The Cooper's evidently have a lot of work to do, their cars are overall the slowest, Brown and Schwelm Cruz manage to beat only the aged Simca-Gordini model car of Birger and the hampered Bonetto. The final Cooper of Barber is final car to line-up on the grid.

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My children, let them in proclaims Juan Perón on race day. In a bid to promote Argentina's new championship and grand prix status within motorsport, Perón has declared that the race in Buenos Aires will be free of charge for those wishing to witness Argentina's first championship grand prix. It is estimated between 300.000-400.000 people have come to watch the race. The grand stands were full, however this did not detract the Argentine people. The track had become overcrowded and have suddenly become too big for the small police force to manage the crowds. Spectators are packed into every inch of the circuit, they can be seen packed standing on the edge of the circuit, as well as in very dangerous places such as the exit of corners. There is concern amongst the drivers ahead of the race start. The massive crowd will mean the risk of hitting the uncontrolled mass of people will be very high. Nonetheless, the race start will go ahead as planned and all the drivers have every intention of competing in the race. Ascari gets a strong start in his Ferrari, his chief rival, Fangio, is slow off the line upon his return to racing. The second Ferrari of Villoresi, is the fastest starting of the leaders, he will challenge Ascari into the first corner, however he outbrakes himself and allows the Maserati's of Fangio and González to overtake him. Before the end of the first lap, Bonetto has also overtaken Villoresi, meaning the three Maserati cars are left chasing the leading Ferrari of Ascari for first position. On the second lap, Farina will make his way past Bonetto, however Villoresi's Ferrari will  be forced into the pits at the end of the second lap. Hawthorn's first race for Ferrari has gotten off to a poor start, he has dropped down to thirteenth position. He is forced to fight in the midfield with the Gordini cars, led by local talent, Menditeguy. The first concerns for safety among the crowd is realised when the Cooper of Schwelm Cruz has an axle failure which caused one of his wheels to break loose and bounce into the crowd. There are further retirements for the Gordini's of Birger and Menditeguy, however the tragedy that is feared to occur came on lap 32. Throughout the race, the spectators have grown ever more wild and daring.

 

As is recounted by Mike Hawthorn "time after time, I waved at them to get out of the way, but this only made them worse.They began standing in the roadway holding shirts and pullovers, which they snatched away at the last moment like a toreador playing a bull”. It is on lap 32 that Farina, continuing to chase the Maserati cars of Fangio and González is caught out by the unpredictability of the spectators. A small boy has darted in front of Farina's car, forcing the Ferrari to take evasive action, losing control of his car at the Curva Nor Este and ploughes into the spectators. It is believed that Farina's crash killed 13 spectators. The hysterical crowd are suddenly panicked, in the pandemonium, Brown's Cooper hits and kills another young boy who has ran out onto the circuit. Juan Perón's national grand prix has turned into a national disaster and following Farina's crash, he has quietly left the circuit. Despite this chaos, the race continues, none of the drivers will willingly withdraw from the race. Ascari continues to lead the race, Fangio, unable to match the lead Ferrari retires on lap 36 with a broken universal joint. His retirement has gone unnoticed by his Argentine supporters, there is little remaining focus on the race. Bonetto has dropped out of the race as well, leaving González the last driver left to lead the Maserati charge. The Ferrari's of Villoresi and Hawthorn has recovered, and has climbed back to third and fourth positions. Manzon in the Gordini is a distant contender, he is racing in fifth place, not too far behind the two Ferrari's ahead of him. Manzon however, will be forced into the pits on lap 43 to replace a degraded tyre. A wheel nut will then jam forcing him out of the race. González continues to attempt to challenge Ascari, however the Maserati does not have as strong a fuel economy as the Ferrari's, and unlike the Ferrari cars he will be forced to make a pit-stop. Following González's stop, Ascari is left unchecked at the front of the field. He will thereafter extend his dominance to lap the entire field. González's pit-stop has also allowed Villoresi to retake second position, putting Ferrari back into a one-two scenario.  Ascari will continue where he left off, he has once again dominated the field, however Maserati has demonstrated a renewed challenge. Their car, still suffering from fuel consumption have nonetheless continued to close the gap to the Ferrari cars.

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Il pilota milanese Alberto Ascari, vincitore del Campionato Mondiale nel 1952, trionfa a Buenos Aires nella prima delle dieci gare del Campionato Mondiale 1953. Alla corsa, svoltasi all'autodromo inaugurato nello scorso Febbraio, hanno assistito più di 500.000 spettatori. In tribuna, Perón, Presidente della Repubblica Argentina, insieme con le maggiori autorità nazionali. Numerosissimi, in ogni ordine di posti, gli italiani d'America. Giornata estiva. Temperatura atmosferica 28 °C; calore della pista 39.7 °C. Ascari viene portato in trionfo dalla folla, a spalle, verso la tribuna di Perón, che si complimenta con lui. Il Campione del Mondo, invitato al microfono, rivolge alcune parole in lingua spagnola al pubblico, ringraziandolo, e suscitando entusiastiche acclamazioni. La folla argentina, per quanto addolorata a causa della sfortuna dei suoi beniamini Fangio e Gonzalez, ha dovuto inchinarsi alla dimostrazione di superiorità, allo spettacolo d'impeto e di stile dell'italiano. Una seconda corsa, ma non di campionato mondiale, è in programma sullo stesso autodromo per domenica 1° Febbraio 1953. La vittoria di Ascari e della Ferrari da lui pilotata ha suscitato in tutta l'Argentina un'incondizionata ammirazione, malgrado l'autentico fanatismo che circonda l'idolo locale Fangio. Interessante è un'intervista con Ascari, pubblicata da un giornale sudamericano. Ascari dichiara:

 

"Quando Fangio è stato costretto a ritirarsi al trentaseiesimo giro, ho avuto la certezza di vincere. Tutto è stato facile, senza di lui. Il mio amico è una vera minaccia, è l'avversario più difficile da battere in ogni corsa. Fin dall'inizio mi sono sentito a mio agio, avendolo alle spalle e non dovendo essere lo a inseguire".

 

Ascari si era fatto sistemare speciali specchietti retrospettivi vicino al cruscotto della sua macchina, per poter tenere d'occhio gli inseguitori.

 

"Francamente non pensavo che Fangio potesse correre tanto bene, dopo quasi otto mesi di inattività, ma sono molto contento che sia così, perché siamo grandi amici, pur essendo rivali, e non capita spesso".

 

Ed infine, il pilota milanese racconta un aneddoto ai più sconosciuto:

 

"Ho sofferto fastidi causati dalla temperatura dell'olio, che aumentava dopo la prima mezz'ora di gara; poi mi sono accorto di avere un'ustione al piede sinistro".

 

Ascari non commenta il fatto di aver corso per due ore e mezza con un piede ustionato, ma si limita a dire che il merito della vittoria è tutto della macchina. Nel frattempo la polizia annuncia che le vittime dell'incidente all'autodromo locale sono nove morti e ventisei feriti. Le prime notizie avevano dato dieci morti e trentasei feriti. Viene inoltre annunciato che l'inglese Brown - su Cooper - investì la folla durante il Gran Premio, uccidendo uno spettatore. Il corrispondente sportivo di un gruppo di giornali cileni, Guillermo Jiminez, scrive in merito all’incidente:

 

“Dovevano esservi circa cinquecentomila persone all'autodromo. Diecimila sono scesi dalle tribune per andare nel punto più pericoloso della curva, malgrado i ripetuti avvertimenti degli altoparlanti di allontanarsi. Gli agenti adoperavano i bastoni per ricacciare indietro quella folla Imprudente, che si è perfino ribellata agli ordini; alcuni pazzi hanno addirittura attraversato di corsa la pista, tra un passaggio e l'altro delle macchine del Gran Premio”.

 

La lotta fra le Scuderie Ferrari e Maserati si è risolta con un trionfo per la prima, a conferma dei risultati dello scorso anno: ma la gara è stata decisa soprattutto dalla grande classe di Ascari. Le macchine erano tutte di cilindrata non superiore a due litri senza compressore, come vuole il regolamento. Le scuderie Gordini, francese, e Bristol-Cooper, inglese, sono state battute in maniera clamorosa dalle vetture italiane; soltanto Manzon (Gordini) ha saputo lottare qualche volta tra i primi. La fortuna non lo ha molto assistito, e Manzon ha preteso forse troppo dalla sua vettura. Particolare agghiacciante: nell'ultima parte della corsa la macchina di Manzon ha perso una ruota: soltanto un miracolo ha evitato un secondo disastro, dato che la folla aveva ancora invaso la pista, travolgendo gli sbarramenti e il servizio d'ordine. Molti spettatori sono stati sfiorati, senza danno, dal bolide azzurro di Manzon. Il pilota francese, in quel momento, stava lottando valorosamente con Gonzalez, quasi alla pari. Prima del Gran Premio automobilistico si è svolta una parata aerea, con evoluzioni e acrobazie. Tuttavia, come accennato, un tremendo incidente ha turbato quella grande festa dello sport che è il Gran Premio automobilistico d’Argentina, dato che Giuseppe Farina è piombato sulla folla con la sua potente Ferrari, con tragiche conseguenze. Sette spettatori sono morti, e oltre trenta feriti sono ricoverati all'ospedale, alcuni in condizioni molto gravi. Il disastro è avvenuto alla fine del giro 31, mentre l’ex Campione del Mondo si trovava dietro il vincitore Ascari. La responsabilità del dramma, però, non ricade ne sul pilota ne sulla macchina, ma sull'imprudenza e sul tifo indisciplinato degli spettatori. 

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Oltre mezzo milione di persone, approfittando della magnifica giornata estiva, hanno affollato l'autodromo municipale di Buenos Aires per assistere a questa gara. Il recinto era sovraffollato già parecchio tempo prima che avesse inizio la gara; essa doveva essere preceduta da una manifestazione aerea. Alle 3:00 p.m. ha fatto il suo ingresso nella tribuna d'onore il presidente Peron. Immediatamente ha avuto inizio la parata aerea, cui hanno partecipato apparecchi militari Globe Meteor di fabbricazione inglese e una cinquantina di apparecchi civili; quindi le auto si sono allineate per la corsa. Migliaia di persone hanno cercato in questo momento di sfondare il recinto per prendere posto nell'autodromo, interamente esaurito; intanto gruppi di appassionati, o perché premuti dagli spettatori sopraggiungenti a forza, o nella speranza di seguire meglio la corsa, sono usciti dalle tribune e, attraversando la pista, hanno preso posto sul tappeto erboso all'interno di essa. Nè si sono accontentati di stare sul prato; parecchi si sono posti addirittura sul circuito. Più volte il direttore di gara, attraverso gli altoparlanti, è stato costretto a ripetere l'ordine di sgombero immediato della pista, minacciando, in caso contrario, di non dare inizio alla gara. Per i primi giri l'ordine è stato ascoltato, ma mentre la corsa procedeva e diventava sempre più elettrizzante, gli spettatori indisciplinati hanno serrato sempre più da vicino lo spazio destinato alle macchine. L'autodromo di Buenos Aires è nuovissimo, essendo stato inaugurato nel Febbraio dello scorso anno. Il suo anello misura circa quattro chilometri, e presenta un grande vantaggio: quello di non avere alberi nell'interno, ma prati, evitando quindi un rischio grave per i corridori. Guidare su questo circuito è però piuttosto difficile, tanto che non consente medie molto superiori ai 130 km/h. Sabato, durante le prove, il circuito era apparso assai scivoloso; due volte, provando la sua Ferrari ad alta velocità, Giuseppe Farina aveva piroettato, uscendo di strada. Domenica, invece, la pista è apparsa in condizioni eccellenti: asciutta, e con un vento moderato soffiante da nord-ovest. 

 

Nessun incidente, forse, avrebbe turbato la corsa senza l'intemperanza dei tifosi. E invece solo ber un miracolo non si sono scatenate due catastrofi invece di una sola. Come accennato, il francese Manzon, perduta una ruota, si è trovato davanti un gruppo di spettatori che erano entrati in vista, e prodigiosamente è riuscito a evitarli. Farina non è stato ugualmente fortunato. La corsa era al giro 31, e II pilota torinese tallonava da vicino il suo rivale e compagni Ascari. All'uscita dall'ultima curva, egli si è trovato di fronte. all'improvviso, un gruppo di spettatori. Con una brusca sterzata è riuscito a evitarli, sfiorandoli a distanza paurosamente ravvicinata. Ma la macchina, lanciata a forte velocità e impegnata nella curva, ha preso una forte imbardata; piroetto su se stessa, ed è piombata come un bolide su un altro gruppo di spettatori, scatenando una carneficina. Immediatamente dopo l’incidente sono accorsi sul posto agenti della forza pubblica, medici e infermieri con le ambulanze, e ufficiali di gara. È stata anzitutto - ed energicamente - sgombra ta la pista, per evitare un altro disastro, mentre veniva disposto sul circuito il segnale convenzionale di pericolo. L'emozione nel pubblico è stata grandissima, e sono iniziate subito a circolare le notizie più allarmanti: per qualche tempo è stato impossibile anche alla stampa ottenere notizie precise sia sul pilota che sulle vittime. In un primo tempo sembrava, da fonte ufficiale e contrariamente alle catastrofiche voci udite nelle tribune, che i morti fossero soltanto uno o due; purtroppo più tardi, anche perché alcuni dei feriti, aiutati all'ospedale in condizioni disperate, non è stato possibile salvarli, è stato comunicato che i morti erano sette, e trentatré i feriti. Giuseppe Farina, che si temeva ferito a una gamba, è uscito praticamente illeso dal terribile incidente. Il pilota italiano lamenta solo qualche escoriazione a una mano. Dei morti, uno è un ragazzo di dodici anni. I feriti sono stati smistati negli ospedali Salaberry e Plneiro.

 

Più di venti giacciono ora nella prima clinica, relativamente vicina all'autodromo; alcuni sono in condizioni gravi, e i medici si riservano la prognosi. Essi sono stati visitati dalle autorità governative e municipali, che hanno disposto anche per la preparazione della camera ardente. Farina si era accinto a questa gara con particolare cura. Dapprima era stato incerto se partecipare o meno alla gara, in quanto i suoi genitori, assai anziani, sono entrambi sofferenti. Dopo aver accettato di partire per l'Argentina, Farina aveva trascorso una ventina di giorni al Sestriere, per un veloce recupero atletico, e prima di imbarcarsi si era recato a pregare nel Santuario della Consolata, di cui è particolarmente devoto. Alcuni incidenti simili a quello scatenatosi a Buenos Aires avevano già coinvolto il corridore torinese nella sua lunga carriera: il più grave di tutti è quello scatenatosi in Cecoslovacchia. Sette morti anche in quel tragico giorno del Settembre 1949, e anche in quel caso gli spettatori avevano invaso il fossato di protezione, destinato a separare il pubblico dalla pericolosissima pista. Nel Circuito del Valentino, a Torino nell'Aprile 1952, sempre Giuseppe Farina era uscito di strada e si era rotto alcune costole, ma senza causare vittime fra gli spettatori. Nei giorni successivi la stampa argentina è unanime nello scagionare da qualsiasi responsabilità Giuseppe Farina per il gravissimo incidente che è costato la vita a dieci spettatori. I feriti sono trenta; dieci di essi versano in gravi condizioni. Tra le vittime dell'incidente figurano alcuni italiani. Risultano deceduti: Giovanni Gallo, di 45 anni, e suo figlio Italo, di 25. Tra i feriti sono: Ernesto Collan di 24 anni e Leopoldo Palazzolo di 25. L’angoscioso e duplice lutto dei Gallo ha particolarmente rattristato la grande famiglia degli italiani d'Argentina. Decine di migliaia d'emigrati erano accorsi sul circuito, ad incitare i connazionali Ascari, Villoresi, Farina e Bonetto. I giornali della capitale argentina lamentano l'inefficienza del servizio d'ordine in alcuni settori dell'autodromo e la imprudenza di quegli spettatori che non si sono tenuti a distanza di sicurezza dalla pista.

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Probabilmente gli organizzatori non si erano resi conto di cosa significhi una massa di mezzo milione di spettatori; la folla, con la sua incontenibile forza, ha fatto crollare le palizzate che sbarravano l'accesso ai punti più pericolosi del circuito. Dopo la fuga e lo sbalordimento del primo attimo, la folla è tornata sul tragico posto. Le maggiori autorità, di Buenos Aires hanno visitato subito in serata i ricoverati; i funerali delle vittime saranno di certo imponenti. Farina, come noto, è rimasto praticamente illeso, avendo riportato semplici scalfiture a una mano e ad una gamba. Il pubblico, avendo riconosciuto che la sciagura non era imputabile al corridore italiano, ma piuttosto all'indisciplina e alla imprudenza della strabocchevole folla, ha applaudito Farina quando è rientrato a piedi al posto di rifornimento. L’ex Campione del Mondo, che ha già avuto diversi impressionanti incidenti nella sua carriera automobilistica, è disperato per l'accaduto. Egli, poco dopo la sciagura, ha inviato un cablogramma ai suoi familiari per rassicurarli circa le proprie condizioni fisiche. Non si sa se Farina correrà ancora, o se - impressionato dal tremendo incidente - preferirà ritirarsi dallo sport. Davanti all'impressionante sciagura di Buenos Aires la gente si pone istintivamente una domanda: perché la sfortuna si accanisce tanto contro Giuseppe Farina? E la pietà per quei dieci morti sul tragico circuito, il senso di umana solidarietà verso quei trenta feriti, la compassione per gli infelici fatalmente coinvolti in una vicenda cosi miserevole, si tramutano subito dopo in un senso di pena per il veramente sfortunato Farina. Facile immaginare la sua disperazione, il suo dramma. Debbono essere momenti in cui il cuore può spezzarsi dalla costernazione, e il cervello dar di volta. Dopo l'istintivo sollievo per la propria miracolosa incolumità, si scatena certamente nell'anima dell'investitore un'Indescrivibile tempesta, al cospetto dell'accaduto. Sfortunatissimo Farina.

 

Davvero sembra che tutte a lui debbano capitare. Sedici bolidi da corsa si Inseguivano sul difficile circuito di Buenos Aires, tra una marea di folla indisciplinata, paurosamente. Le staccionate, gli sbarramenti, il servizio d'ordine, gli ammonimenti e le invocazioni lanciate dagli altoparlanti, nulla poteva ormai trattenere quelle 500.000 persone esaltate dalle vicende del Gran Premio, smaniose di vedere, avide del brivido. La folla è una forza incontenibile quando si scatena. Era facile prevedere che qualcosa dovesse capitare. È capitata proprio a lui. Fangio, lo stilista per eccellenza, l'allievo e l'erede del sommo Varzi in fatto di guida, nelle prove di sabato uscì due volte dalla pista, in piena velocità, come doveva capitare a Farina domenica. L'asso Argentino ebbe la ventura di non trovare ostacoli nelle sue agghiaccianti sbandate. Durante la corsa, anche Manzon e Menditeguy si trovarono nelle medesime condizioni, non più padroni della loro macchina. Manzon addirittura senza una ruota, in mezzo allo scompiglio del pubblico. Nessuno può spiegarsi come non ci siano state vittime In quegli due casi. Purtroppo l'opinione pubblica è portata a generalizzare. Ma vengono presto dimenticati particolari importanti. Ad esempio: soltanto nei giorni successivi si apprende da Buenos Aires che anche il corridore inglese Brown ha investito la folla, uccidendo disgraziatamente una persona. I morti salgono a dieci. Dieci perché un comunicato della polizia precisa che le vittime del maggior incidente sono nove e non dieci. Questo tremendo Gran Premio di Buenos Aires rimarrà fra le pagine più luttuose dello sport automobilistico, come la strage a Monza, compiuta dal bolide di Materassi. Fatalità. Null'altro, per quel che riguarda il pilota. È inammissibile parlare comunque di imperizia, a proposito di un asso che ha vinto un Campionato del Mondo. In quanto all'audacia essa non la al può misurare perché non avrebbe senso un tale problema in una circostanza che richiede soprattutto del rischio.

 

Caso mai, può essere di scottante attualità la domanda del perché delle corse, e dell'audacia sportiva. Problema di troppo vasta portata, perché lo si possa affrontare prima che i morti abbiano avuto sepoltura. II tempo proporzionerà i fatti nella loro reale prospettiva. Per ora, dalle scarne ma precise informazioni che pervengono da Buenos Aires, è possibile stabilire questo: la non responsabilità di Farina. Egli ha fatto di tutto per evitare la siepe umana che gli si è parata improvvisamente di fronte nei pressi di una curva. Si può star sicuri che il pilota torinese ha tentato l'impossibile. Una volta a Ginevra, per non investire Villoresi che era stato sbalzato dalla macchina davanti a lui, sull'asfalto, sterzò deliberatamente contro un muro, pur di salvare l'amico. E la sorte volle salvo anche lui. Altri fatti inconfutabili, ammessi in coro dal giornali argentini: l'imprudenza del pubblico, il dilagare della gente sulla pista durante la corsa; i vani sforzi del servizio d'ordine. La gente si chiede ancora: che cosa farà adesso Farina? Seguiterà a correre? Si ritirerà dalle corse, come lui stesso diceva di voler fare già lo scorso anno? Soltanto Farina può rispondere a questi interrogativi, soltanto il suo animo, i suoi nervi, la sua passione sportiva, le circostanze della sua vita. Una cosa è ben più importante dei propositi di Farina, ed è questa: che il problema dell'esistenza delle corse venga affrontato in tutta la sua gravità; e che si provveda con severissima regolamentazione, una volta per sempre, a salvaguardare quel bene insostituibile che è la vita umana. Se la folla non ragiona, debbono essere gli organizzatoti e i tutori dell'ordine a ragionare anche per essa. A tal proposito, lunedì 19 Gennaio 1953 giunge a Torino una lettera di Giuseppe Farina ai suoi cari, piena di affetto e di speranza, una lettera scritta in aereo nel viaggio dall'Italia all'Argentina. II dramma porta a dimenticare, come naturale, tutto il resto del Gran Premio, anche la stupenda affermazione di Ascari e della sua Ferrari. Ma bisogna convenire, tutto il mondo deve riconoscere, che oggi nessuno può battere Ascari.

 

Ludovico Nicoletti

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