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#7 1950 Italian Grand Prix

2021-03-29 00:00

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#7 1950 Italian Grand Prix

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Quando nel 1947 l'Automobll Club barese lanciò sui rettifili della Fiera del Levante la prima edizione del Gran Premio di Bari, i pugliesi accorsero in massa nella capitale della regione perché non avevano mal visto una corsa automobilistica sulle loro strade: con l'entusiasmo poi di questa gente, l'influenza fu tale che venne battuto ogni primato d'incasso e di affluenza di pubblico. Vinse allora - e fu per lui l'ultima volta in terra italiana - Achille Varzi, che contese fino all'ultimo la vittoria al compagno di scuderia dell’Alfa Romeo Consalvo Sanesi. L'anno seguente Achille Varzi era di nuovo alla partenza per l'ultima sua corsa in patria prima della tragedia di Bremgarten, ma per il primo posto ci fu un'indimenticabile lotta, conclusasi soltanto all’arrivo, tra l'argentino Chlco Landl, vlncitore su Ferrari 2000, e Felice Bonetto, al volante della veloce ma poco resistente Cisltalia. Lo scorso anno la Ferrari di Ascari dominò il lotto dei concorrenti. Quest'anno sembrava che il quarto Gran Premio Città di Bari non si potesse correre: c'erano difficoltà d'ogni genere. L’avvocato Francesco Chieco, presidente dell'ACI barese e ideatore della gara, tanto ha lottato e tanto ha fatto perché nel venticinquennio di fondazione del sodalizio da lui guidate la corsa avesse luogo. Ora la risposta delle case e del piloti sembra quasi un plebiscito di comprensione e di amicizia. Sette Nazioni - Italia, Argentina, Svizzera, Francia, Belgio, Inghilterra e Thailandia (col principe Bira) - porteranno al traguardo di partenza il fior fiore dei gioielli meccanici delle case costruttrici europee. Sarà la rivincita di Reims, in primo luogo rivincita per Giuseppe Farina contro la sfortuna avuta nella prova francese.

 

Le nuovissime Alfa Romeo, con Fangio a capogruppo, le nuove Maserati 1500, le ancora sconosciute Talbot (mancherà però Etancelin, infortunato), le Ferrari 3300 guidate da Ascari e Villoresi, le tre HMW dello sfortunato ma audacissimo ventenne Moss, che al circuito di Caracalla diede brividi alla folla, domenica 9 Luglio 1950, di mattina, sotto il sole tropicale di Bari (i bollettini annunciano 38 gradi all'ombra), giocheranno il tutto per tutto per ottenere la vittoria Bari è già da stamane in agitazione come nei giorni della sua Fiera settembrina. Non più un posto negli alberghi, grande animazione quasi da giorno di gran festa nelle sue strade, e previsione dell'accorrere di una folla immensa ed entusiasta come quella pugliese, che ad ogni grande manifestazione sportiva risponde con slancio da neofita. La capitale delle Puglie vive la sua grande giornata di vigilia: c'è persino una specie di totalizzatore, e Giuseppe Farina gode il favore del pronostico. Le vie di Bari sono gremite da una folla immensa, tanto che sembra di vivere uno del giorni classici della grande fiera settembrina: non un posto negli alberghi, code ai ristoranti, bar affollati. Il quarto Gran Premio automobilistico di Bari vedrà tutte le Puglie rappresentate lungo il veloce anello del suo circuito che per massima parte si svolge su rettifili del lungomare. Il ministro Petrilli darà la partenza a guidatori delle sette nazioni. Per treno e per aereo sono giunte le vetture e i piloti: Farina, Ascari, Villoresl, Fangio, Bira, Bonetto, Cortese, Fischer, Moss, Gonzalez, Vallone e altri di secondo piano. Il Presidente della Repubblica Italiana ha inviato agli organizzatori una grande coppa d'argento per il vincitore, e premi sono giunti da ogni parte d'Italia, persino dall'ACI di Sanremo. La sagra pugliese dei motori si presenta sotto gli auspici più felici, e un nome corre sulle labbra di tutti: Giuseppe Farina. Il popolare pilota torinese troverà sulle rive dell'Adriatico un pubblico di tifosi quale non poteva forse immaginare neanche nella sua città natale.

 

E infatti, domenica 9 Luglio 1950 continua la passeggiata dell'Alfa Romeo. Pur avendo avuta una storia drammatica, il quarto Gran Premio automobilistico di Bari non trasmette emozioni per quanto riguarda i due primi posti: Giuseppe Farina, scattato con una bruciante partenza in testa al lotto dei quindici concorrenti, porta alla vittoria Io suo velocissima Alfa Romeo, inseguito come un'ombra dal compagno di squadra Juan Manuel Fangio. Soltanto dal quinto al quattordicesimo giro l'argentino ha superato l'asso torinese, per cedergli poi definitivamente il comando fino al termine della gara che ha visto assieparsi lungo i 5.54 chilometri del circuito una folla entusiasta di oltre 60.000 persone. L'affluenza di pubblico e l'incasso non sono stati gli unici record a crollare: Farina infatti ha abbassato anche il primato ufficiale sul giro, ed anche la media oraria complessiva della corsa è stata superata. Al termine della corsa tutti i rivali più diretti dei piloti della casa milanese sono doppiati due volte e il vincitore taglia il traguardo finale con 45 secondi di vantaggio su Fangio, fermatosi al penultimo giro ai box per un malinteso sulla segnalazione dei meccanici, mentre per tutta la durata dei 310 chilometri soltanto poche decine di metri separano le due macchine. Giuseppe Farina vince senza chiedere alla sua potente vettura il massimo sforzo - i tempi delle prove erano stati nettamente migliori - dato che il fondo stradale sdrucciolevole consiglia la prudenza. Appassionante invece è la più equilibrata lotta per le piazze d'onore tra le Ferrari di Villoresi (sostituito poi al volante da Ascari al ventesimo giro) e di Cortese, la H.W.M di Moss, la Maserati di Bira la Talbot, di Levegh.

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Scomparsa a due terzi della gara la vettura di Maranello per in conveniente meccanico, il ventenne pilota inglese si è classificato ottimo terzo resistendo all'incalzante finale del francese che è riuscito a conquistare il quarto posto davanti a Franco Cortese, dopo una lotta a ruota a ruota durata per quasi tutti gli ultimi dieci giri. Sono questi cinque piloti ad entusiasmare maggiormente la folla perché durante tutta la gara si sorpassano vicendevolmente ripetute volte, restando praticamente in gruppo per tutti i trecento chilometri. Giuseppe Farina, partito con l'unanime favore del pronostico, viene portato in trionfo al termine della gara disputata sotto un sole torrido, rinfrescata a tratti dalla brezza marina. Il quarto Gran Premio Bari, organizzato con signorilità e perfezione dall'ACI barese ha avuto però una storia quasi drammatica prima che il ministro Petrilli abbassasse bandierina dello starter. Giovedì mattina, infatti, la Ferrari aveva telefonato l’ACI dicendo ai suoi dirigenti che avrebbe rinunciato alla corsa: c'erano dei dissensi sull'ingaggio e il team di Maranello che non ha ancora messo punto le nuove vetture, ha colto l’occasione per annunciare la propria astensione. Fino a sabato mattina, tra Bari e Modena le telefonate tra gli organizzatori e Enzo Ferrari recalcitrante continuavano a ripetersi a ogni ora e si deve alla passione e all'autorità di Renzo Castagneto, direttore della prova, se dalla città emiliana sono partiti all'ultimo momento Ascari e Villoresi col furgone della Ferrari che aveva a bordo una delle nuove macchine. Il gruppo giungeva così a Bari alle 6:00 del mattino di domenica, a cinque ore dall'inizio della gara e i piloti potevano provare sul circuito soltanto per pochi giri senza poter forzare.

 

Scongiurato un pericolo ne nasceva tuttavia un altro: il ritiro della Talbot. Il Gran Premio era stato fissato per un totale di settanta giri; il questore di Bari, però, chiedeva nella tarda serata di sabato che la durata della gara venisse ridotta a soli sessanta giri in quanto temeva di fiaccare troppo gli agenti di servizio data alta temperatura e la loro permanenza di lunghe ore sotto il sole perché il circuito non gode di un solo filo d'ombra. Dopo animate discussioni l'ACI di Bari accettava la richiesta e comunicava la decisione ai team soltanto nella prima mattinata di domenica. La Talbot protestava energicamente e minacciava il ritiro, perché la minor durata comprometteva la prova delle sue macchine; la vettura francese, asserivano i tecnici, ha bisogno di un percorso lungo in quanto il motore più si scalda e più gira e maggiormente si fa veloce. In secondo luogo la riduzione consentiva all'Alfa Romeo un solo rifornimento (che viene compiuto a tempo di primato sia per Farina che per Fangio in 23 secondi), mentre i francesi contavano molto sulle due soste ai box obbligatorie per i rivali. Anche qui Renzo Castagneto si è adoperato a lungo e all'ultimo momento la Talbot si è così schierata regolarmente alla partenza. Peccato che Brignard, che aveva la macchina più veloce, abbia dovuto abbandonare dopo appena duecento metri per rottura della pompa dell'olio. I tecnici della Talbot hanno poi mantenuto in gara anche la vettura del belga Claes, ritarda per noie alle candele, per poter collaudare e controllare il nuovo motore. Non il più piccolo incidente turba la giornata e rimane assopito anche il draconiano ordine del prefetto di abbattere sul posto qualsiasi cane anche in braccio o al guinzaglio trovato all'interno del circuito. L’anno scorso, infatti, Villoresi era stato costretto al ritiro perché, investendo un cane che era saltato sulla pista, aveva rotto il radiatore.

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Review

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Poco dopo anche Serafini, alla guida della seconda Ferrari ed in quarta posizione alle spalle di Fagioli, si ferma ai box e al suo posto, dopo la sostituzione delle gomme, riparte Ascari, fra le acclamazioni del pubblico.

 

La situazione adesso in testa Farina, seguito da Fangio, Fagioli e Ascari. Ma le sorprese non sono finite: Fangio è costretto a fermarsi definitivamente al trentacinquesimo giro per problemi al motore, dando così l'addio ai suoi sogni di conquistare il titolo mondiale, mentre Ascari continua la sua rincorsa a Fagioli, sperando di conquistare almeno il secondo posto.

 

Quando il pilota dell'Alfa Romeo, al cinquantaduesimo giro, è costretto a fermarsi ai box per il rifornimento, lascia il secondo posto al rimontante Ascari.

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Al loro terzo confronto ufficiale con le macchine italiane, i verdi bolidi inglesi della B.R.M. di 1500 cc con compressore che rappresentano gli sforzi e le speranze dell'Industria britannica, incassano una sconfitta che, per ora, taglia corto a ogni discussione e ad ogni raffronto. Le Ferrari di 4500 cc senza compressore sono le trionfatrici su tutta la linea, piazzandosi al primi tre posti e conquistando il primato sul giro, nonché quello sul chilometro lanciato nel circuito di Pena Rhin svoltosi a Barcellona domenica 29 Ottobre 1950. L'industria Italiana ha quindi chiuso magnificamente la stagione automobilistica, davanti ad una folla che gli organizzatori valutano a non meno di 300.000 persone. A Silverstone la B.R.M. non riuscì nemmeno a partire; a Goodwood vinse di fronte ad avversari modestissimi. A Barcellona gli Inglesi erano scesi in campo, dopo una preparazione britannica certi di una sospirata affermazione.

 

Il veloce inizio delle Ferrari, il cui pilota di punta è stato sempre l'asso Ascari, ha costretto le B.R.M. a inseguire, causando i voluti effetti assai prima di quanto si potesse logicamente supporre: infatti, al secondo giro il primo pilota dei bolidi verdi, Reginald Parnell, viene messo fuori gara da una avaria al compressore. Tale episodio causa in tutti i presenti l'impressione che la gara sia virtualmente vinta dalle macchine italiane, le quali, separate da brevi intervalli, si mantiene al comando della gara. I primi giri vengono regolarmente coperti da Ascari sulla base di 2'26"2 per giro. Dopo dieci giri, Walker, vittima di noie in partenza che gli fanno perdere una ventina di secondi, è in ritardo su Ascari di 2'25"0 e all'inizio dell’undicesimo giro viene doppiato proprio dirimpetto alla tribuna principale tra lo stupore del pubblico il quale si attende dalle macchine inglesi molto di più, dopo la colossale reclame fatta alla vigilia alle B.R.M, ed ai loro motori da quattrocento cavalli. Queste macchine, insomma, hanno ancora bisogno di una lunga e paziente preparazione. II settimo giro viene percorso da Ascari in 2’24"2, stabilendo la media di 157.897 km/h; un nuovo primato ufficiale. Anche sul chilometro lanciato le Ferrari segnano, evidentemente senza forzare, il miglior tempo della giornata ad una media di 263.600 km/h. Intanto la Simca-Gordinl di Manzon, partita senza eccessive pretese e con un'andatura regolare, si porta in quarta posizione, comunque nettamente distaccata da Ascari, Serafini e Taruffi, che la precedono in tale ordine, Walker è ancora quinto al venticinquesimo giro e cioè a metà corsa, allorché deve arrestarsi al box per il rifornimento, operazione nella quale impiega 1'37"0: ciò permette a Etancelin con la sua Talbot 4500 di superarlo e di portarsi a ridosso di Manzon. Nel corso del trentunesimo giro l'inglese si ferma nuovamente ai box per sostituire una ruota e viene anche superato dalla Maserati di de Graffenried.

 

Nel giro successivo il superstite pilota delle B.R.M. è costretto a un'altra sosta durante la quale i suoi meccanici frugano rapidamente nel motore della sua macchina, facendolo ripartire dopo una quarantina di secondi, ormai in settima posizione. Ma la sorte dell'ultima vettura inglese è ormai segnata, poiché trasmette evidenti segni di non funzionare normalmente. Alla fine del trentatreesimo giro, Walker, il quale nel frattempo era stato superato anche da altri concorrenti, abbandona completando così il disastro per i suoi colori. A campo ormai libero di concorrenti che lo potessero, sia pur minimamente inquietare, Ascari, girando regolarmente in 2'30"0-2'31"0, prosegue la sua marcia trionfale seguito a circa 1'30"0 dal compagno di squadra Serafini, il quale è l'unico non doppiato dal vincitore. È ovvio tessere gli elogi di Ascari, le cui doti di pilota di grande classe emergono luminosamente, malgrado non abbia dovuto impegnarsi a fondo, e di Serafini e Taruffi che completano la brillante affermazione italiana. Etancelin, con una corsa regolarissima e non chiedendo alla propria Talbot più di quello che essa poteva dare, consegue un onorevole quarto posto precedendo de Graffenried. Un doloroso incidente funesta la gara nella sua fase iniziale: durante il suo quinto giro, in seguito, pare, a un improvviso bloccaggio dei freni, la macchina del torinese Rol investe una ventina di spettatori. Tre di essi perdono la vita e un quarto versa in condizioni disperate, mentre i rimanenti riportano ferite di una certa gravità. Il pilota rimane miracolosamente illeso. Alla fine della corsa il generale Moscardo, protagonista dell'assedio dell'Alcazar di Toledo, consegna ad Ascari il tradizionale mazzo di fiori. Ottima sotto ogni aspetto la organizzazione, curata dalla Pena Rhln. Parallelamente, Giovanni Bracco - su Ferrari - vince a tempo di record la corsa automobilistica in salita da Catania a Etna. L'asso della salita impiega 20’45"0 alla media di 96.422 km/h. I partecipanti sono sessanta, senza nessun incidente.

 

Ludovico Nicoletti

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