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#6 1950 French Grand Prix

2021-03-30 00:00

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#6 1950 French Grand Prix

La penultima prova del campionato si corre in Francia, a Reims. Il Gran Premio dell'Automobil Club di Francia rappresenta un appuntamento importantiss

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La penultima prova del campionato si corre in Francia, a Reims. Il Gran Premio dell'Automobil Club di Francia rappresenta un appuntamento importantissimo per i più quotati piloti europei, ai quali in questi ultimi anni sono venuti ad aggiungersi i rappresentanti del Sud America, che in Juan Manuel Fangio hanno il loro più famoso esponente. Alla prestigiosa gara partecipano diciotto piloti, di cui sette alla guida delle Talbot-Lago T26C, sei con le Maserati 4CLT, i tre piloti dell'Alfa Romeo 158, una Simca-Gordini T15, ed una Ferrari 125 privata.

 

La casa modenese, infatti, non soddisfatta della prestazione della 275 aspirata nel precedente Gran Premio del Belgio, sta studiando un nuovo motore, che si riserva di fare debuttare nel Gran Premio d'Italia, a Monza, ultima gara prevista per questo primo anno di Formula 1. Per i primi tre posti in griglia dunque non c’è molta competizione e, in ordine, partono Fangio, Farina e Fagioli, con i primi due che provano un’evoluzione della monoposto 158; il pilota argentino riesce perfino a migliorare il record assoluto della pista alla fantastica media di 186 chilometri orari.

 

Queste nuove vetture si valuta che possiedono motori che possono sprigionare una potenza valutabile tra i 340 ed i 350 cavalli, con una resistenza ai fuori giri notevole, dato che Fangio supera spesso i 500 giri senza che il motore ne risentisse. Altra dimostrazione del potenziale di sviluppo del motore milanese. Dopo le prime prove, la sfida sembra essere aperta a due concorrenti, l'italiana Alfa Romeo e la francese Talbot. Per questo motivo, installati in una grande rimessa situata alle porte della città, i meccanici della scuderia dell'Alfa Romeo completano l'ultima messa a punto delle Alfette, allenandosi nello stesso tempo a compiere miracoli di rapidità nelle operazioni di rifornimento che le macchine italiane dovranno compiere, a differenza delle Talbot munite di serbatoi più ampi.

 

I meccanici italiani stupiscono tutti i tecnici presenti, riuscendo a superare ogni primato di rapidità nelle operazioni di rifornimento. In trentadue secondi cronometrati, essi riescono diverse volte a fare il pieno dei serbatoi ed a cambiare pneumatici posteriori, facendo presupporre che tale rapidità possa far recuperare ai piloti una ventina di secondi nei confronti dei concorrenti. Al via, dato alle ore 3:15 pm, è Farina a prendere il comando, seguito da Fangio e da Fagioli, e già si profila la solita lotta in famiglia tra i tre piloti dell'Alfa, ma al diciassettesimo giro un guasto alla pompa della benzina costringe il pilota torinese a fermarsi ai box, dando così la possibilità a Fangio di portarsi in testa.

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Purtroppo, la sosta si protrae più del previsto; Farina perde due giri, e quando torna in pista è in settima posizione. Non è una giornata fortunata per il pilota italiano, dato che dopo qualche giro è costretto a fermarsi nuovamente per lo stesso problema. Ma Farina non demorde e, tornato in gara in quinta posizione, alle spalle dei due ormai imprendibili compagni di squadra, di Whitehead terzo e di Manzon quarto, spinge al massimo, inanella una serie di quattro giri veloci.

 

Per questo motivo, dai box dell'Alfa viene imposto l’ordine a Fangio e Fagioli di rallentare in modo tale da permettere al compagno di recuperare terreno. Tuttavia, dopo aver conquistato il terzo posto, dopo soli due giri Farina è costretto a fermarsi definitivamente lungo il percorso. Di conseguenza, Fangio e Fagioli ottengono il via libera per continuare la loro personale corsa con continui cambi di posizione, seguiti da Whitehead terzo e Manzon quarto.

 

Il primato di Fangio, fuori Farina, non è mai stato messo in forse, ma il pilota argentino vuole dare una prova di forza, e nelle fasi finali marca il giro più veloce, aggiudicandosi per la seconda volta in questo mondiale (la prima era successo nel Gran Premio di Monaco) una fantastica tripletta: pole position, vittoria finale, e giro veloce.

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Il Gran Premio dell'Automobil Club di Francia è sempre stato l’appuntamento dei più quotati piloti europei, ai quali in questi ultimi anni sono venuti ad aggiungersi i rappresentanti del Sud America che in Juan Manuel Fangio hanno il loro più famoso esponente. Anche quest'anno la grande competizione francese non ha deluso l'attesa e se nella corsa preliminare (la Coppa per auto fino a 2000 cc senza compressore) i numerosi italiani convenuti sul magnifico Circuito di Gueux avevano trovato motivi di entusiasmo nella magnifica corsa di Alberto Ascari che ha toccato i 158 km/h aggiudicandosi la challenge dedicata alla memoria di Jean Pierre Wimille, nella successiva competizione, il Gran Premio di Francia, hanno avuto modo di rinnovare le loro ovazioni ammirando la magnifica prestazione di tutti i piloti delle Alfa Romeo, cioè di Farina, Fangio e Fagioli.

 

Al comando della corsa sin dal primo giro si piazza Giuseppe Farina, seguito da Fangio e Fagioli. Le macchine italiane impongono una tale cadenza alla competizione che al terzo giro si deve registrare il ritiro di Gonzalez e al quinto quello di Sommer, per noie meccaniche. In seguito si ritirano anche Pozzi, Claes, entrambi su Talbot, e Bonetto e Chiron. Nel corso del ventiseiesimo giro soltanto 6 secondi separano Fagioli da Fangio, mentre Farina, costretto ad una fermata, perde tempo prezioso e la possibilità di vittoria. Il Gran Premio di Francia si riduce dunque ad un duello tra Fagioli e Fangio, i quali dal trentesimo giro in poi hanno continuato a lottare fra di loro, con un buon vantaggio su Etancelin (Talbot). Al termine del trentacinquesimo giro, dei diciotto concorrenti che si erano allineati alla partenza solamente otto restano in gara; questa alta percentuale di abbandoni è il più chiaro indice della durezza della corsa e dell'alto valore dei superstiti. Giuseppe Farina che nel frattempo, e precisamente al venticinquesimo giro, aveva compiuto il circuito alla media altissima di 178.811 km/h, con miracoli di virtuosismo e di coraggio recupera gran parte del terreno sfortunatamente perduto; ma gli sforzi generosi del bravissimo pilota torinese vengono nuovamente annullati da soste per inconvenienti meccanici, tanto da impedirgli di conquistare almeno un piazzamento cosiddetto d'onore. La prova di Farina impressiona il pubblico francese, perché improntata ad uno stile di autentico campione. Si può affermare che, in normali condizioni di mezzi meccanici, il Gran Premio di Francia avrebbe dato vita ad una serrata e incerta lotta tra Farina, Fangio e Fagioli. La gara si è risolta con la vittoria di Fangio, che nel finale ha distaccato Fagioli di 25 secondi segnando altresì, al termine del cinquantaduesimo passaggio, la media di 180.852 km/h su giro del circuito. Anche Fagioli non è stato fortunato: costretto a fermarsi ai box per il cambio di una ruota, il bravo pilota italiano si è trovato in condizioni di inferiorità nella lotta con Fangio, a causa del tempo perduto.

 

Ludovico Nicoletti

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