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#397 1984 United States Grand Prix

2021-09-15 01:00

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#397 1984 United States Grand Prix

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Nel suo peregrinare negli Stati Uniti, alla ricerca di una sede stabile per disputare un Gran Premio, la Formula 1 approda domenica 8 Luglio 1984 a Dallas, dove è in programma la nona prova di campionato mondiale. Nella capitale del Texas, venuta tristemente alla ribalta per l’assassinio del presidente John Kennedy, nota per i suoi stravaganti e ricchissimi petrolieri, rilanciata in tutto il mondo dal serial televisivo che ha per protagonista la famiglia Ewing del popolare, amato e odiato J.R., il circus automobilistico è atteso con molta curiosità. E naturalmente, come un importante business, si aspetta un notevole ritorno finanziarlo, dopo un investimento superiore, globalmente, ai 5.000.000 di dollari. Non per nulla, un biglietto di tribuna per la corsa, costa fino a 150 dollari.

 

Ovviamente nessuno dei protagonisti del mondiale conosce la pista di Dallas. Tanto è vero che - prima e unica volta nella stagione - sarà consentito di effettuare una serie di allenamenti liberi nella giornata di giovedì. Tutti i team sono preoccupati, in quanto la mancanza di indicazioni, e di riferimenti, potrà fornire qualsiasi sorpresa. Anche se non è difficile prevedere che la lotta sarà ancora limitata alle squadre che hanno dominato la prima parte della stagione, McLaren e Brabham, con Lotus e Ferrari nel ruolo di outsider. Il nemico maggiore per tutti, però, sarà il caldo. A Dallas la temperatura media si avvicina ai 40 gradi con un'umidità assai elevata. Non per nulla, la gara verrà disputata alle ore 11:00 del mattino, mentre il warm-up avrà luogo alle ore 7:00 am e costringerà piloti, meccanici e tecnici ad una levata cui, almeno i primi, non sono abituati.

 

In un clima simile i motori turbo non si troveranno certamente a loro agio e riuscirà a prevalere chi adotterà accorgimenti speciali per il raffreddamento. Sul piano agonistico, la sfida di Dallas è imperniata sull'inseguimento che Nelson Piquet sta mettendo in atto con successo nel confronti di Prost e Lauda. Se il pilota della Brabham, dopo aver vinto consecutivamente a Montreal e Detroit, riuscirà a fare il tris, per i rivali della McLaren cominceranno tempi duri.

 

"Se non ottengo ancora un successo, posso dire addio alla lotta per il titolo. Devo infatti agganciare Prost e Lauda alla vetta della classifica mondiale, cercare di recuperare il margine di distacco che mi hanno inflitto nelle prime gare dell'anno. Non sarà facile, ma ci proverò. So benissimo che qui tutti vogliono vincere, che la McLaren spera di infliggere il colpo decisivo agli avversari, che molti team ritengono di poter ottenere un risultato di prestigio per un rilancio. Ma io non posso concedere nulla perché il tempo gioca a favore dei miei avversari. Di conseguenza sarò costretto ad attaccare a fondo".

 

Il circuito (3.901 metri) è ricavato nella zona fieristica. Dopo Watklns Glen (circuito permanente), Long Beach e Detroit (tracciati cittadini) e Las Vegas (un enorme parcheggio per auto), questa volta un nuovo gruppo di organizzatori ha seguito una strada diversa per preparare la pista. Il nastro d'asfalto, realizzato appositamente, è stato appoggiato nel Fair Park, il quartiere fieristico, dove fra gli altri si trovano il famoso Cotton Bowl, lo stadio del football, e diversi musei. Questo singolare circuito è stato omologato dagli esperti nella Federazione Internazionale dell’Automobile.

 

In una città dove l'unità di misura è il milione di dollari, non c'è da sorprendersi se due persone hanno investito ingenti somme di denaro per ospitare la Formula 1. E non è neppure il caso di stupirsi se Donald R. Walker, quarantenne, agente immobiliare, e Larry Waldrop, trentottenne, presidente di un'impresa di costruzioni, ai quali si associa Carroll Shelby, tutti consigliati da Chris Pook, l'organizzatore della gara statunitense, svolta a Long Beach, in meno di centoquaranta giorni hanno messo in piedi al Fair Park una pista di 3.901 metri e tutte le strutture necessarie per fare correre le monoposto di Formula 1.

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È tipico di Dallas e del Texas agire in fretta e senza limitazioni di mezzi: il tempo è denaro. Nessuno vuole nascondere la verità. L'arrivo del campionato mondiale è considerato un affare, un investimento che deve dare i suoi risultati, anche a livello di immagine, ad una delle comunità più ricche del mondo. Per questo motivo tutto è stato fatto velocemente. Ed il circuito, forgiato con asfalto, ferro e cemento, è sorto in mezzo alle strutture già esistenti. Un laghetto, musei, palazzotti espositivi e persino il Cotton Bowl, il famoso stadio della squadra di football americano dei Cow-boys, sono circondati dalla pista.

 

Le cifre sono impressionanti, soprattutto se si considera che l'idea è venuta a Walker e Waldrop, subito soprannominati W&W, nella primavera del 1983, che l'annuncio della candidatura come prova mondiale è stato dato nell'Agosto dello scorso anno, e che i lavori sono cominciati il 16 Febbraio 1984. Venticinque mila tonnellate di asfalto, duecento persone all'opera per due mesi e mezzo senza soste (costo 1.500.000 dollari), centinaia di blocchi di cemento pesanti quattro tonnellate l'uno per una lunghezza complessiva di 8 chilometri, 30.000 metri di guardrail, 7000 pneumatici utilizzati come protezione.

 

Apparentemente la pista sembra piuttosto spigolosa, ma i tecnici sostengono che si potranno ottenere medie intorno ai 150 km/h, superiori cioè a quelle di Monte-Carlo e Detroit. È difficile dire, a priori, se si tratta di un circuito valido ed interessante. Soltanto i piloti che scenderanno in pista giovedì 5 Luglio 1984 saranno in grado di esprimere un giudizio. Per il momento è meglio astenersi, anche se è evidente che qualche problema potrà emergere. La Formula 1 in città è spettacolare, ma la sua sede naturale è negli autodromi. Tuttavia, dice sorridendo Donald R. Walker:

 

"Mi eccitava il pensiero di vedere questi bolidi correre per le strade della mia città, ed allora ho pensato che si poteva tentare. Mi è sempre piaciuto l'automobilismo sportivo. Sono presidente dell'Associazione Can-Am, della Dallas Motorsport, ho una scuderia e sono socio in un team dell'Imsa. Il mio sogno però è quello di venire in Italia per partecipare alla famosa Mille Miglia storica con la mia Ferrari 340 spider, identica a quella che fu portata in gara nel 1953 da Giuseppe Farina".

 

C'è da sperare - ma la controprova si avrà purtroppo solo quando le monoposto andranno in pista - che non siano stati ripetuti gli errori di Detroit, e che soprattutto si sia provveduto a sistemare i mezzi di soccorso (in particolare le gru) nei punti cruciali, per intervenire rapidamente ed evitare pericolose interruzioni. Nel disegnare il tracciato gli esperti americani hanno cercato, al limite delle possibilità, di Imitare alcuni tratti del più noti autodromi europei, collocando al termine dei rettilinei più veloci delle opportune vie di fuga. Nel frattempo, Martedì 26 Giugno 1984, da Maranello, alle 6:30 pm, giunge improvviso un comunicato:

 

"Al rientro dalle prime due gare nordamericane, ho ricevuto i miei collaboratori per un esame della situazione a metà campionato. E, come prima decisione, comunico che Alboreto e Arnoux piloteranno per la Ferrari anche nel 1985".

 

Enzo Ferrari reagisce così alle polemiche e ai risultati negativi delle ultime gare. E lo fa nel modo migliore, dando fiducia al propri piloti. Questo primo provvedimento consentirà al due piloti di impegnarsi serenamente nella seconda parte del mondiale. Le continue voci di contatti con altri piloti da parte della Ferrari non mettevano certamente l’italiano ed il francese nello stato d'animo migliore per esprimersi al massimo. Ora Alboreto e Arnoux dovranno rispondere con i fatti. È auspicabile inoltre che la loro conferma coincida con il ripristino di normali rapporti con i giornalisti, in quanto il silenzio-stampa non è utile né da una parte né dall'altra.

 

Nello stesso tempo, la dichiarazione di Enzo Ferrari fa pensare che questa sia solo la prima di una serie di azioni che verranno messe in atto entro breve tempo, per tentare di ribaltare una situazione che non è certamente brillante, o che è comunque inferiore alle aspettative. Sembra che, al più presto, a Fiorano, o il 17 Luglio 1984 nelle prove libere di Zeltweg, possa fare il suo esordio una vettura 126C4 modificata nell'aerodinamica ed in altri particolari. Non è neppure escluso - ma questa è una illazione - che la Ferrari possa assumere nei prossimi giorni un pilota-collaudatore per non gravare di lavoro Arnoux e Alboreto, e per avere ulteriori indicazioni sulle sue monoposto in una serie di test effettuati anche quando la squadra è impegnata nelle gare.

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In attesa che possano iniziare le prime prove per il Gran Premio degli Stati Uniti, mercoledì 4 Luglio 1984 le strade sono deserte, poiché si festeggia il giorno dell'indipendenza. I ricchi texani sorseggiano i loro drink-ai bordi delle piscine, e nei ranch che sono vere oasi nella campagna che circonda Dallas. Gli altri cercano riparo dal caldo, accanto ai condizionatori che funzionano di continuo. Solo al Fire Park c'è animazione. Meccanici e tecnici lavorano per preparare le vetture che giovedì scenderanno in pista dalle ore 9:00 alle ore 11:00 am per un turno di prove libere. Giungono alla spicciolata anche i piloti che, con grosse auto private, percorrono il circuito per una prima presa di contatto. Arriva anche Niki Lauda, proveniente da Tucson (Arizona) dove ha sostenuto un corso di abilitazione per pilotare un Lear 36, il nuovo jet che intende comperare per oltre 5.000.000 di dollari.

 

"Ho avuto un terribile incidente, ma per fortuna ero soltanto al simulatore di volo".

 

L'austriaco prova il tracciato al limite delle possibilità della vettura americana noleggiata, cioè ad andatura lentissima. Ma non compie che un paio di giri prima di essere inseguito e bloccato da un'auto della polizia, a sirene spiegate. Lo sceriffo, un uomo con tanto di pistola nella fondina stile cow-boy, apostrofa l'ex Campione del Mondo:

 

"Lei cosa fa, perché viaggia a 30 miglia l'ora? Non sa che il limite è di 20?"

 

Lauda è imbarazzato, sorpreso:

 

"A dire il vero, sono un pilota di Formula 1. Sto provando il circuito".

 

Il poliziotto si fa scuro in volto:

 

"Mi dia la patente".

 

Niki tocca la tasca posteriore con la mano, e poi ammette:

 

"L'ho lasciata in albergo".

 

L'uomo sembra non credere alle sue orecchie:

 

"Senza patente? Devo arrestarla, andiamo subito dal giudice".

 

Lauda diventa rosso:

 

"Ma io…".

 

Per fortuna, però, intervengono alcuni personaggi dell’organizzazione, ed il poliziotto, seppure a malincuore, si tranquillizza:

 

"Va bene, per questa volta la passa liscia, ma si ricordi: 20 miglia all'ora, altrimenti la porto immediatamente in prigione".

 

Il pilota fa un inchino, poi annuisce:

 

"Ok, andrò a 18 miglia".

 

E riparte viaggiando a non più di 30 km/h; un episodio banale, ma significativo, quello successo al corridore della McLaren (anche Arnoux, così com'è successo a Lauda, verrà fermato dalla polizia due volte, mentre prova il nuovo tracciato di Dallas con un’auto a noleggio). Qui nel Texas, come del resto in tutti gli Stati Uniti, non si scherza con i limiti di velocità e con la polizia. Neppure se si è piloti. Da quanto successo si comprende anche come il campionato mondiale sia giunto in un Paese dove di certi sport non si sa nulla, dove la Formula 1 è considerata alla stregua di una novità, una curiosità, al massimo come lo show di un cantante famoso. Eppure, a partire da giovedì, i protagonisti del campionato dovranno lanciarsi su una pista che appare assai pericolosa, dove è in gioco una parte importante del titolo iridato.

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La vigilia viene trascorsa tra le chiacchiere: gli interrogativi che si pongono sono diversi. Il primo riguarda Piquet. Riuscirà il brasiliano a ripetere gli exploit delle prime due gare nordamericane? O sarà nuovamente il turno della McLaren di Prost e Lauda? Oppure toccherà alla Lotus o alla Renault? Al centro dei discorsi vi è anche la Ferrari, che ha messo a punto tre vetture con l'iniezione elettronica integrale Magneti Marelli-Weber. La conferma da parte del costruttore modenese di Arnoux e Alboreto per il 1985 ha suscitato malumori in molti piloti, che aspiravano all'eventualità di un ingaggio a Mannello. Tra questi anche Niki Lauda.

 

Si parla anche di un possibile allontanamento di Mauro Forghieri e dell'assunzione del francese Ducarouge come possibile sostituto al vertice tecnico, si accenna a lotte interne a Maranello. Ma è sempre così quando le cose non vanno bene. Di certo c'è che la Ferrari sta lavorando per ottenere risultati positivi. Sembra ormai sicuro che mercoledì prossimo, nelle prove libere di Zeltweg (Austria), esordirà una 126 C4 modificata nell'aerodinamica e negli impianti di raffreddamento. Sarà questa l’occasione della riscossa Ferrari? Difficile rispondete a questa domanda, ma la scuderia di Maranello si gioca in questo Gran Premio americano molte delle sue carte per il campionato 1984.

 

Dopo una stagione trascorsa per metà fra alti e bassi, con l’unica gioia a Zolder per merito di Alboreto, il team di Maranello deve assolutamente ottenere un risultato positivo. E per risultato positivo si intende una vittoria. Non servono infatti i piazzamenti. La pista è sconosciuta, ma McLaren, e la Brabham - che monta un nuovo radiatore dell'olio, più piccolo del precedente, che comporta un nuovo disegno della parte frontale della vettura, e che porta a Dallas Corrado Fabi, in sostituzione del fratello, Teo Fabi - vanno forte, la Lotus e la Renault meditano vendetta ma la Ferrari non può fallire. Nessuno parla, nessuno vuoi dire esattamente cosa potrà succedere, fare delle previsioni, perché questi sono gli ordini di scuderia. Soltanto René Arnoux, abbronzato, dopo una vacanza in Messico, a mezze parole ammette di avere intenzioni bellicose.

 

"Io certamente ce la metterò tutta, anche se questo è stato il mio impegno sin dall'inizio. Gli avversari sono bravi, le altre macchine vanno forte, ma devo dire che sulle piste cittadine sono sempre andato piuttosto bene. Quindi penso che potrò lottare per la vittoria, almeno per quanto mi riguarda come intenzioni. A Detroit ho commesso un errore stupido, è stata una sciocchezza attaccare subito sin dall'inizio. Ma come potevo sapere che la gara sarebbe finita con soltanto sei macchine al traguardo?"

 

Arnoux dunque, vuole lanciarsi nella lotta per il titolo mondiale, contrastare Piquet, Lauda e Prost. Di Alboreto non parla assolutamente. I due piloti della Ferrari sono abbastanza amici, si scambiano informazioni, mettono a posto le macchine insieme, al limite delle loro cognizioni tecniche e della loro sensibilità, ma è chiaro che sono anche rivali per quanto riguarda il punteggio nella classifica iridata. Arnoux comunque pensa solo a fare la propria strada, a non intralciare i piani della scuderia, a cercare di meritare la fiducia che Enzo Ferrari gli ha accordato, confermandolo per il 1985.

 

"È chiaro che il fatto di rimanere a Mannello per almeno ancora un anno mi dà una carica che prima forse non avevo. Farò di tutto per ripagare questa conferma, e sono convinto che non si rimpiangerà il fatto di avermi in squadra ancora per un anno. La macchina può essere competitiva, non dovremmo avere grossi problemi. A Detroit si poteva ottenere un ottimo risultato. È andata male, abbiamo chiuso il capitolo, pensiamo al futuro".

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A partire dal Gran Premio degli Stati Uniti, l’Arrows abbandona definitivamente i motori Ford Cosworth, per passare ai motori BMW (anche a Marc Surer viene dato il modello A7, in luogo dell'A6), mentre la Spirit torna all'uso del motore Hart, e la RAM modifica la geometria delle sospensioni. In questo Gran Premio, Niki Lauda festeggerà la sua centocinquantesima gara valida per il Campionato Mondiale di Formula 1, mentre Michele Alboreto toccherà quota cinquanta.

 

Tutto sembra pronto per poter iniziare un nuovo weekend di gara negli Stati Uniti. E, invece, la Formula 1 entra nuovamente nel caos: venerdì 5 Luglio 1984 si viene a creare la possibilità che il Gran Premio a Dallas non venga effettuato. Nasce infatti un autentico braccio di ferro fra gli organizzatori, capeggiati da Don Walker, e l’Associazione costruttori, che ha l'appoggio della FIA. Motivo della guerra è il potere decisionale per il Gran Premio. I dirigenti texani dicono che la legge la fanno loro, mentre l’Associazione costruttori risponde che gli organizzatori devono limitarsi a gestire la manifestazione, ma che tutte le iniziative riguardanti i permessi di ingresso e la sicurezza spettano a chi è proprietario del campionato mondiale. Un vero problema, nel quale entrano anche gli avvocati.

 

Bernie Ecclestone, rappresentante della Foca, chiede a tutti i team se sono disposti a disertare la corsa ed ottiene una risposta affermativa. Se entro sabato non verrà trovata una soluzione al problema, il Gran Premio verrà annullato. Oltre a questo problema, le prove libere disputate nel corso della mattina hanno inizio con oltre due ore e mezzo di ritardo, poiché gli organizzatori sono ancora alle prese con la sistemazione della pista. Alcune vie di fuga sono troppo anguste e nei tratti stradali utilizzati per creare il circuito si trovano dei tombini, che le vetture scalzano dalla loro sede: è dunque necessario provvedere a saldarli. Ammette Elio De Angelis:

 

"Mi sento ridicolo a correre su questo circuito. Siamo veramente come le belve esibite in un circo. Ma cosa volete? Uno sciopero, una protesta clamorosa? Ci andrebbe di nuovo di messo l'immagine della Formula 1, cioè del nostro lavoro. Però è ora di finirla. Non devono più metterci davanti ai fatti compiuti. Per il prossimo anno, prima di stilare il calendario del campionato cercheremo di farci sentire".

 

Identico il parere di Michele Alboreto:

 

"Io sono uno di quelli die sono venuti a visionare il circuito. Sono stato invitato a Dallas, mi hanno fatto vedere la zona dove sarebbe sorta la pista, mi hanno messo sotto gli occhi un bel disegno. Cosa potevo fare? Sulla carta sembrava un tracciato interessante. E poi ci siamo fidati di Derek Ongaro, l'incaricato della Federazione per queste operazioni. Ma è peggio che a Detroit, perché almeno là se finivi contro un muro, lo facevi a 150 km/h. Qui ci sono dei rettilinei dove in quinta si arriva a 280 km/h. Cosa potrà succedere? Quante macchine verranno distrutte? Una situazione incredibile".

 

Alboreto si augura comunque che il Gran Premio corso a Dallas si chiuda positivamente per lui e la Ferrari. Il pilota italiano è più sereno per quanto riguarda la situazione in squadra: la conferma per il prossimo anno gli ha dato la carica. Lo stesso discorso vale per René Arnoux. Il francese ha ricevuto un telex da parte della Casa di Maranello, mentre si trovava in vacanza al Messico.

 

"Ho dovuto leggerlo cinque volte, perché non credevo ai miei occhi. Sono molto felice di questa decisione, che mi permette di gareggiare senza altri pensieri per la testa. Voglio ringraziare l’ingegner Ferrari al più presto, di persona. Ma il modo migliore per ripagare la fiducia ottenuta sarebbe portare a casa un buon risultato in questa, nona prova del Campionato mondiale. Non voglio fare pronostici, ma la macchina a Detroit andava bene e questo mi autorizza a sperare. Sul circuito sono d'accordo con tutti i miei colleghi: è una follia".

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Mentre la Formula 1 vive altre ore di angoscia, poiché non si sa se la corsa si disputerà, un caldo terrificante - 42 gradi all'ombra, 60 sull’asfalto - condiziona pesantemente la prima giornata di qualificazione. Una giornata difficile per tutti, piena di incidenti e di interruzioni. Il circuito si conferma pericoloso, tanto è vero che Martin Brundle, finito contro le protezioni con la sua Tyrrell dopo appena quattro minuti dall'inizio dei test cronometrati, pare che riporti la frattura della caviglia sinistra e viene ricoverato al Baylor Hospital. La vettura è praticamente distrutta, poiché sposta nell’impatto un blocco di cemento pesante alcune tonnellate.

 

Sono vittime di incidenti anche Niki Lauda, che riporta una contusione al polpaccio e quasi distrugge la sua McLaren, Alliot che danneggia seriamente la sua RAM, e per questo non potrà prendere parte alla gara, e Arnoux. Il francese però rompe soltanto il cerchio della ruota posteriore destra e l'alettone della sua Ferrari. La Lotus domina le prime prove, piazzando Mansell al primo posto e De Angelis al secondo. Bene la Ferrari con Arnoux in terza posizione, mentre Alboreto ottiene il nono tempo. Da rilevare anche l'ottimo piazzamento di Ayrton Senna, che con la Toleman sale in quinta posizione. In difficoltà la Brabham con Piquet al dodicesimo posto, alle spalle di Corrado Fabi. Piquet, in particolare non riesce ad affrontare questo caldo, che gli impedisce di guidare al massimo delle sue capacità.

 

Nel secondo turno di qualificazione si prospetta un duello ancora più acceso, con le Lotus sempre nel ruolo di vetture maggiormente competitive. Le McLaren invece sono in posizione di rincalzo, insieme alle Ferrari. Alain Prost, leader della classifica mondiale, con tre vittorie all'attivo, spera di superare anche il Gran Premio degli Stati Uniti almeno con un piazzamento che gli consenta di mantenere un discreto margine di vantaggio sugli avversari nella lotta per il titolo.

 

"Dopo un inizio di stagione sfolgorante anche la nostra squadra, come prevedibile, ha forse subito un piccolo calo. Non siamo assolutamente in crisi, ma non ci si può illudere di dominare sempre. Per questo motivo, anche a Dalfas tenterò di ottenere il massimo risultato, cioè di arrivare in zona punti. Non è escluso neppure un altro primo posto, ma mi accontenterei di arrivare al traguardo fra i migliori".

 

Il pilota della McLaren non sottovaluta il ritorno di Piquet, e la possibilità che il brasiliano possa diventare nuovamente il suo rivale numero uno.

 

"Sapevo benissimo che prima o poi qualcuno avrebbe assunto il ruolo di antagonista diretto di me e Lauda. È naturale che questi sia Nelson, un Campione del Mondo con una macchina molto competitiva. Certo lo temo, ma nello stesso tempo devo fare la mia strada, senza guardare agli altri. È chiaro che se mi troverò nella posizione ideale, cercherò di sferrare un ko decisivo. È comunque difficile fare pronostici per una corsa che si svolge su una pista che nessuno di noi conosce a fondo. Sarà problematico sfruttare la vettura al cento percento, ci saranno dei problemi fisici: la guida qui è faticosa, e le condizioni ambientali sono terribili per il caldo. Insomma, una gara che ancora una volta è una lotteria".

 

Secondo Prost, tuttavia, la svolta decisiva si avrà con il ritorno della Formula 1 in Europa.

 

"Il Gran Premio di Dallas può essere considerato una prova atipica, nel corso della quale si potranno anche avere delle sorprese. Ma a partire da Brands Hatch non saranno ammessi errori. Credo che la McLaren avrà ancora una certa superiorità nei circuiti classici, a meno che qualche altra squadra non faccia progressi notevoli. Anche noi comunque stiamo lavorando per sviluppare le nostre monoposto. Mi auguro che nelle prossime corse le vetture competitive siano molte e che tornino al vertice la Ferrari, la Renault e la Lotus. Potrebbero essere alleati preziosi contro Piquet, impedendogli di continuare la serie delle vittorie".

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Al vertice della graduatoria della prima giornata di qualificazione, come detto, vi sono le due Lotus, con Elio De Angelis, secondo, alle spalle del compagno di squadra Migel Mansell. Il pilota italiano poteva anche registrare il miglior tempo, ottenendo così la pole position: ma, proprio negli ultimi giri si è trovato di fronte la Ferrari di Arnoux, che viaggia lentamente a causa della foratura di un pneumatico.

 

"Non capisco perché il francese non mi abbia dato strada. Io l’avevo lasciato passare appena pochi minuti prima. Non è così che si fa, bisognerebbe rispettare gli altri corridori e soprattutto guardare negli specchietti retrovisori. C'è stato il rischio di un incidente per entrambi, il punto dove Arnoux mi ha bloccato era molto pericoloso. Speriamo che si renda conto di quello che ha fatto, e che non ripeta più una simile azione".

 

Elio De Angelis sogna la prima vittoria della stagione. È andato vicino parecchie volte ad ottenere un successo, si è sempre piazzato, ma non ha mai raggiunto la soddisfazione di ripetere l'impresa di Zeltweg, quando batté Rosberg. Il pilota romano sa di avere una macchina perfetta, la Lotus con motore Renault messa a punto dal tecnico francese Gerard Ducarouge, e non vuole lasciarsi sfuggire l'occasione. Ma i rischi sono molti, tutti vogliono battagliare, Prost cerca di avvantaggiarsi per proseguire la sua marcia verso il titolo mondiale. Quindi, puntare al successo sarà difficile per tutti.

 

Mentre si conclude il primo turno di prove, ha una fine positiva anche la battaglia che si era accesa tra Don Walker e Bernie Ecclestone: l’uomo d'affari texano ha la meglio sul presidente della Foca nel litigio che giovedì aveva persino messo in discussione la disputa della corsa. I due hanno trovato un accordo ma lo sconfitto è Ecclestone, in quanto gli organizzatori riescono a mantenere tutti i poteri decisionali, soprattutto per quanto riguarda l'emissione dei pass d'ingresso al circuito, all'origine della vertenza. Don Walker, tramite i suoi avvocati e i suoi assicuratori, dimostra ad Ecclestone che la gestione del tagliandi gli spetta di diritto in quanto, in caso contrario, se fossero amministrali dalla Foca come succede in tutti gli altri circuiti, non varrebbero le assicurazioni stipulate per salvaguardare il pubblico e gli addetti al lavori. Gli organizzatori parlano di vittoria totale, mentre il presidente della Foca dichiara di aver trovato un compromesso. In realtà, per la prima volta, Ecclestone ha dovuto piegarsi alla volontà altrui. La minaccia di non far disputare la corsa è quindi caduta.

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Per la prima volta nella stagione, in Formula 1 possono vincere tutti. Questo è l'unico pronostico valido che si può esporre, al termine delle qualifiche  disputate sabato 7 Luglio 1984, relativamente alla nona prova del Campionato Mondiale. Il Gran Premio degli Stati Uniti non ha favoriti: è una gara condizionata dai fattori ambientali, cioè dal caldo torrido e dalla pericolosità della pista. Se ne ha un'ulteriore dimostrazione nella seconda giornata di prove, poiché solo tre piloti - Warwick, che scende con la Renault dal sesto al terzo posto scavalcando Arnoux, Boutsen e Surer, riescono a migliorare le proprie prestazioni. Le due Lotus di Nigel Mansell e Elio De Angelis, che partono in prima e seconda posizione, non scendono neppure in pista.

 

È chiaro che stavolta le nere vetture inglesi potrebbero fare il colpo grosso in questa lotteria del rischio, ma ci sono troppe incognite sul loro percorso. Il pilota italiano, tra l'altro, in un'uscita di pista nel turno di prove libere della mattinata, finisce contro un muretto e riporta una contusione al piede destro. Sta invece meglio Niki Lauda. L'austriaco avrebbe voluto tenere una riunione del piloti per decidere di ridurre la lunghezza della gara o, addirittura, di non correre, ma dopo aver fatto qualche sondaggio con i colleghi è costretto a rinunciare.

 

Troppi interessi in ballo, troppi piloti in discordia fra loro, pronti ad approfittare dell'eventuale defezione di qualche avversarlo. E, intanto, i medici dell'ospedale di Dallas comunicano che Martin Brundle ha riportato non una, ma due fratture ad entrambe le caviglie, pertanto dovrà rimanere fermo almeno fino al Gran Premio d'Italia. Il Gran Premio degli Stati Uniti rischia comunque di essere una delle corse più tormentate della storia della Formula 1, per le condizioni ambientali e le difficoltà della pista. Per uomini e vetture sarà uno stress incredibile. C'è il timore che qualche pilota svenga o si senta male per il caldo. Dichiara, a tal riguardo, Nigel Mansell:

 

"Abbiamo misurato la temperatura dell'abitacolo della mia Lotus mentre sono lanciato nel circuito: raggiunge e supera i 55 gradi. Un Gran Premio così può far perdere anche tre o quattro chili di peso corporeo. Penso che sarà una corsa terribile".

 

I piloti cercano dei rimedi, ingerendo bevande con sali minerali, assumendo in gara liquidi da speciali serbatoi con una cannuccia collegata al casco per evitare la disidratazione. Keke Rosberg fa ancora di più: a partire da Detroit, il pilota della Williams collauda un impianto di refrigerazione nel casco (in una serpentina passa acqua ghiacciata). I tecnici, inoltre, montano sulle vetture delle prese d'aria supplementari, allo scopo di ventilare l'interno.

 

Problemi che non toccheranno i ricchi texani, che potranno godersi lo spettacolo della Formula 1 nelle loro suite poste nei punti più interessanti del percorso. C'è gente che per 25.000 dollari ha affittato tende con tanto di aria condizionata. Nel servizio è compreso anche il pasto, con menù differenti ogni giorno. Venerdì pranzo texano con carne alla brace e granoturco, sabato cibi piccanti messicani, domenica raffinata cucina francese. A memoria di chi segue la Formula 1, dal 1950 non si era mai disputala una corsa in queste condizioni. Neppure in Brasile e in Sud Africa, dove oltretutto c'è il vantaggio di gareggiare in autodromi permanenti. Afferma Leo Mell, responsabile del reparto corse della Goodyear:

 

"In oltre vent’anni non avevamo mai registrato simili temperature. I pneumatici vanno quasi in ebollizione sull’asfalto, che raggiunge e supera i 60 gradi. Le gomme da qualifica si degradano in meno di un giro. Saranno tutti costretti a utilizzare mescole assai dure".

 

Il Gran Premio degli Stati Uniti riserva altri interrogativi. Il circuito misura esattamente 3901 metri e la corsa è stata programmata su 77 giri più quello di ricognizione. Ciò significa che si dovranno compiere oltre 304 chilometri, con i 220 litri di benzina consentiti. Questo vuol dire che qualche vettura potrà non arrivare al traguardo, a causa dell’elevato consumo. Non è improbabile, anzi, che la gara venga interrotta prima del limite fissato, come prevede il regolamento, allo scadere delle due ore dall'inizio. Ad una media ipotetica di 1’40” al giro, infatti, si impiegherebbe di più. E non è neppure escluso che venga battuto il record negativo di vetture giunte alla fine (cinque, per competizioni con ventisei concorrenti): consumi, rotture, eventuali incidenti trasformeranno molto probabilmente questo pseudo Gran Premio in una drammatica prova ad eliminazione.

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Domenica 8 Luglio 1984 il riscaldamento pre gara è fissato per le ore 7:30 am, visto che l'orario previsto, per la partenza della gara, sono le ore 11:00 am. Ma la situazione della pista è estremamente critica, addirittura perfino peggiore dopo la disputa di una gara Can-Am; alcuni operai cercano dunque di sistemare il tracciato con del cemento a presa rapida. Nel frattempo, per far sì che questi lavori possano avere svolgimento, il warm up viene cancellato, e i piloti, con Lauda e Prost in testa, chiedono l'annullamento del Gran Premio. Bernie Ecclestone, tuttavia, rifiuta la proposta ma accorda una riduzione della gara a 68 giri, contro i 78 previsti, ed il direttore di gara concede  ai piloti ben tre giri di riscaldamento, prima di posizionarsi in griglia. Proprio nel corso della mattinata, Bernie Ecclestone dice a Niki Lauda, cercando di sollevarlo dalle sue preoccupazioni relative all’estremo caldo che condiziona la temperatura dell’asfalto:

 

"Metterò tutto a posto io".

 

Dopodiché, chiama numerosi camion, contenenti cubetti di ghiaccio, che vengono depositati lungo tutto il mando stradale del circuito, con l’unico risultato che quest’ultimo si inumidisce completamente, senza però risolvere il problema.

 

"Bernie, i tuoi stupidi cubetti di ghiaccio non risolveranno il problema".

 

Esclama Niki Lauda, che ottiene come unica soluzione, da parte di Ecclestone, il rovesciamento di acqua calda lungo l’asfalto. Nervosi e tesi per le numerose discussioni avute nella mattinata con gli organizzatori, i piloti si schierano al via regolarmente. Arnoux avrebbe dovuto partire in quarta posizione, in seconda fila. Invece, prima del giro di ricognizione, la macchina non si mette in moto. Questo perché, in fase di accensione, il pilota lascia la marcia ingranata e la pistola pneumatica, che deve mettere in moto il motore, si sgrana, costringendo i meccanici a prenderde un’altra ai box. Quest’operazione provoca, ovviamente, un ritardo che costringe il pilota a partire in ultima posizione, quando successivamente verrà dato il via. Arnoux, tuttavia, non si perderà di coraggio e comincierà immediatamente il suo inseguimento.

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Al via Mansell riesce a mantenere la testa della gara, seguito dal compagno di squadra De Angelis, Warwick, Senna, Lauda e Prost, e Rosberg, Alboreto e Tambay. Nel primo giro Rosberg passa Prost, mentre al secondo giro Senna urta un muretto, forando una gomma, ed è costretto a tornare ai box, dopo aver dovuto compiere un giro molto lento, che lo allontana dalle posizioni di testa. La direzione di gara invia la vettura di sicurezza in pista, per consentire il recupero della vettura di François Hesnault, anche lui vittima di un incidente, ma la gara non viene neutralizzata o sospesa.

 

Nel corso del quarto giro, Warwick si libera di De Angelis e si porta alla spalle di Mansell. Al settimo giro anche Lauda passa De Angelis, che sconta un problema tecnico all'iniezione. Warwick si avvicina a Mansell, mentre alla sue spalle Lauda precede De Angelis, Rosberg, Prost, Tambay e Piquet. All'undicesimo giro Warwick tenta il sorpasso su Mansell, ma, a causa di freni ancora freddi, la sua Renault parte in testacoda, e urta le barriere. Il britannico è costretto al ritiro.

 

Al dodicesimo passaggio Elio De Angelis riprende la seconda posizione, e inizia a inseguire minacciosamente il proprio compagno di squadra, Nigel Mansell, che sconta dei problemi al cambio. Lauda, con problemi al propulsore cede la terza piazza a Keke Rosberg. De Angelis si porta all'attacco di Mansell, che resiste al comando; al diciannovesimo giro il pilota romano deve, a sua volta, subire l'attacco di Rosberg, che conquista la seconda posizione. Nel frattempo Prost passa Lauda.

 

Keke Rosberg attacca Mansell al ventesimo e al ventunesimo giro, ma l'inglese si difende strenuamente, chiudendo ogni varco. Il finnico attende qualche giro, riprovando ad attaccare Mansell, che però è ancora molto duro nella sua difesa, tanto che Rosberg si lamenta per la tattica ostruzionistica del pilota della Lotus. Al trentesimo giro Alain Prost passa De Angelis, per la terza posizione. Dopo tre giri il francese, sfruttando un altro tentativo infruttuoso di Rosberg, riesce a passare il pilota della Williams. Prost, a causa di un errore di guida, dopo un paio di giri cede ancora la seconda posizione a Rosberg.

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Nel corso del trentaseiesimo giro Nigel Mansell tocca con l'alettone posteriore un muretto, consentendo infine a Rosberg di prendere il comando. L'inglese tenta ancora di ripassare il finnico, sfiorando la collisione, e provocando ancora le proteste del pilota Williams. Dopo un solo giro Mansell cede la posizione anche a Prost, De Angelis e Lauda, a causa di pneumatici molto deteriorati. Al trentanovesimo giro è costretto al pit stop, rientrando in gara al settimo posto. Nello stesso giro René Arnoux conquista il quinto posto a discapito di Nelson Piquet.

 

Al quarantaduesimo giro Niki Lauda passa Elio De Angelis che, dopo quattro giri, viene sorpassato da Arnoux. Nello stesso giri si ritira Nelson Piquet, a causa di un incidente. Poco dopo, al quarantasettesimo giro, anche Senna si ritira a causa di un contatto contro il muro. Nel corso del quarantanovesimo giro Prost sorpassa Rosberg, dopo un errore di guida del finlandese, mentre, al cinquantunesimo giro, Arnoux guadagna la terza posizione, passando Lauda. Nel corso del cinquantaquattresimo giro un errore di guida costa il ritiro a Michele Alboreto, da poco entrato tra i primi sei. Il pilota italiano, partito al nono posto e costretto a una sosta ai box a causa della scelta delle gomme, troppo dure, è costretto ad abbandonare la macchina in curva 6, dopo avere toccato contro un muretto.

 

Nel corso del cinquantasettesimo giro la curva 6 diviene fatale anche per Alain Prost, che termina contro le barriere, rompendo una sospensione, e parcheggiando la sua McLaren al fianco della monoposto di Alboreto. Keke Rosberg tornò a condurre il Gran Premio. Alla curva 6 si fermano anche le due Arrows, sia di Marc Surer (cinquantaquattresimo giro) che di Thierry Boutsen (cinquantacinquesimo), entrambi per incidente. Il circuito cittadino di Dallas non risparmia nemmeno Alain Prost, anch’esso costretto al ritiro a causa di un contatto contro il muro, nel corso del cinquantaseiesimo giro. Quattro giri più tardi, anche Niki Lauda, terzo, centra il muretto della curva 6, ritirandosi.

 

Nel corso degli ultimi giri René Arnoux tenta di recuperare Keke Rosberg, ma al momento in cui le segnalazioni del box fanno presente che il distacco dalla Williams non diminuisce, il francese decide di rallentare e di accontentarsi del secondo posto. È per altro curioso quanto accade nel corso dell’ultimo giro: mentre Niki Lauda, Alain Prost, Michele Alboreto, Thierry Bousten, Eddie Cheever, Riccardo Patrese e Mark Surer, tutti seduti sul muretto con le tute arrotolate e a petto nudo guardano passare Keke Rosberg, quest’ultimo nell’abitacolo della sua Williams, con la mano fa segno ai suoi colleghi di…masturbarsi!

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Allo scoccare delle due ore di gara, a un giro dal termine previsto, Keke Rosberg vince per la terza volta in carriera. Il finlandese porta al successo il motore Honda, il cui ultimo trionfo risaliva al Gran Premio d’Italia del 1967. René Arnoux, partito ultimo, e Elio De Angelis completano il podio. Nell'ultimo giro Mansell, quinto, urta un muretto, danneggiando il suo cambio. La sua Lotus si ferma a pochi metri dal traguardo; il britannico scende dalla monoposto, cercando di spingerla fino al traguardo, ma sviene per il caldo. Ciò consente a Piercarlo Ghinzani di chiudere quinto, e iscrivere i suoi primi punti iridati. Per l'Osella si tratta del primo arrivo tra i primi sei dal Gran Premio di San Marino 1982.

 

I piloti non volevano neppure scendere in pista, eppure hanno dato vita alla più bella gara della stagione, conquistando il Texas e l'America intera con una corsa entusiasmante, ricca di colpi di scena, di emozioni, di tensione. Una corsa al massacro, ma mozzafiato. Al via, dato dall'attore Larry Hagman, nessuno avrebbe scommesso un dollaro sul Gran Premio degli Stati Uniti. Alla fine, sul podio, mentre la bella Sue Ellen, protagonista anche lei del famoso serial televisivo che prende il nome dalla città texana, bacia i piloti, sembra che abbiano vinto tutti. L'affermazione di Rosberg, il piazzamento di Arnoux e De Angelis, insieme all'eliminazione in blocco della McLaren, ha rilanciato anche la lotta per il titolo.

 

Ora Prost non è più lontanissimo in classifica, anche se la macchina del pilota francese ha dimostrato ancora una effettiva superiorità sino a quando non è uscita di scena. La nona prova di campionato, insomma, non ha deluso. Contestata la pista, con i corridori quasi decisi nella mattinata a non prendere il via perché gli organizzatori erano stati costretti a rifare l'asfalto nelle curve rovinato dopo pochi giri, la gara ha toccato vertici altissimi di spettacolo e di combattività.

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Attore in primo piano assoluto della corsa è Nigel Mansell. Il ventinovenne pilota inglese è stato in testa dal primo al trentacinquesimo giro, ha duellato al limite della correttezza con tutti, da Rosberg a Prost, al compagno di squadra De Angelis. Poi, all’ultimo giro, quando stava lottando come un forsennato per mantenere la quinta posizione, è finito con la sua Lotus contro un muro, provocando la rottura del cambio.

 

Così è arrivato sino a un centinaio di metri dal traguardo, ma la monoposto si è fermata e il pilota è sceso tra le grida di un pubblico impazzito (come è piaciuta agli americani questa scena che ricordava i tempi eroici dell'automobilismo) e ha cominciato a spingere la vettura. Qualche metro e Mansell è crollato al suolo, svenuto per la fatica, lo stress, il caldo. Lo hanno soccorso immediatamente, è intervenuta un'autoambulanza. E, poco alla volta, l'inglese si è ripreso. Un gesto epico il suo, che fa capire come questi protagonisti dello sport automobilistico non siano spinti solo dalla caccia ai soldi, ma anche da un profondo amore per la propria professione.

 

È però tornato in pista anche il finlandese volante, Keke Rosberg. Con la macchina messa di traverso, e il controsterzo come mestiere, il pilota della Williams ha entusiasmato i 108.000 spettatori che hanno assistito alla nona prova del campionato mondiale di Formula 1. Il campione della Williams-Honda quest'anno non aveva avuto alcuna soddisfazione: qualche piazzamento e nulla più. Neppure lui sperava in un successo, in una vittoria che, tutto sommato, lo rilancia nella graduatoria iridata, anche se le speranze di successo finale sono assai poche, visti i contendenti.

 

"È chiaro che sarà ben difficile inserirmi nella battaglia al vertice. A meno che la macchina non cambi di volto. A Dallas ho potuto aggiudicarmi la corsa per gli errori altrui, e perché ho lottato come un animale. Ma non mi aspettava un simile risultato. La nostra Williams attualmente è una vettura difficile da guidare, molto impegnativa e facile al tradimento. Stiamo lavorando seriamente, già dopodomani in Austria proveremo delle nuove soluzioni. Un'aerodinamica diversa, delle sospensioni rintanate. Speriamo che tutto vada bene, perché in questo caso sarei veramente in grado di dire la mia parola nella lotta fra Prost, Piquet, Lauda, Arnoux e De Angelis. Questi credo siano i candidati alla vittoria finale".

 

Keke Rosberg è il quinto vincitore di gare, dopo Prost, Lauda, Piquet e Alboreto, nella stagione in corso. Il finlandese ha dato spettacolo, è stato chiaramente un protagonista all'altezza della situazione. Ma non si è certamente montato la testa, anche se ha portato al primo successo la Willliams-Honda:

 

"Mi va benissimo un risultato di questo genere. Con la macchina che abbiamo non si poteva chiedere di più. Non stava in strada, non aveva aderenza, e non andava neppure troppo bene come motore. Quindi avrei potuto andare molto più forte se fossi stato su una vettura competitiva come quelle che avevamo in passato. In ogni caso ringrazio la fortuna che mi ha aiutato. Devo dare un serio avvertimento al signor Mansell: non può far stare dietro a lui un avversario per dieci giri, quando si rende conto che il rivale è più veloce. Avete visto quando Prost si è presentato alle mie spalle ed era più rapido, gli ho lasciato immediatamente il passo. Era inutile resistere e cercare di mettere fuori causa entrambe le macchine. Non posso neppure fare discorsi mondiali, perché questa forse è stata l'ultima occasione nella stagione per vincere una gara. Adesso arriveranno le piste regolari e veloci".

 

Il pilota nordico è un personaggio estremamente sincero. Il piazzamento, alle sue spalle, di Arnoux con una Ferrari tornata competitiva lo rendo pensieroso. Se li francese non avesse avuto quel famoso problema alla partenza che lo ha costretto a prendere il via in ultima posizione (rottura della pistola pneumatica per la messa in moto del motore), probabilmente avrebbe vinto e a quest'ora Rosberg avrebbe dovuto accontentarsi del secondo posto. Arnoux è stato bravissimo anche lui. Un pilota maturato, sempre combattivo ma attento e preciso. Ha condotto la Ferrari come se fosse stata teleguidata, cercando di rovinarla il meno possibile sulla pista terribile di Dallas, piena di salti e di detriti. Ha toccato anche più volte contro i muretti, non per colpa sua, e piegato una sospensione anteriore. Negli ultimi giri ha abbassato il ritmo e si è accontentato di quello che poteva prendere. Ma la sua non è stata soltanto una sorte favorevole: il piazzamento alle spalle di Rosberg è stato voluto, cercato e preso con la forza.

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Anche se il bilancio della Ferrari nella lunga trasferta americana non è brillantissimo (in tre gare due piazzamenti con Arnoux, quinto a Montreal e secondo a Dallas), si è notato un certo progresso in fatto di competitiva. Soltanto inconvenienti occasionali e piccoli guai che, però, hanno condizionato il rendimento globale del pilota francese e di Michele Alboreto. A Dallas, ad esempio, Alboreto avrebbe potuto conquistare un buon quarto posto se non avesse toccato un muro, e Arnoux sarebbe anche stato in grado di vincere se fosse regolarmente partito in seconda fila. Invece il via in ritardo lo ha costretto a una incredibile bellissima rimonta conclusasi alle spalle di Keke Rosberg e della Williams-Honda. È proprio con questo argomento che Arnoux apre la sua analisi sulla situazione, dicendo:

 

"Non credo di avere avuto la marcia innestata quando la vettura è stata messa in moto con la pistola pneumatica. Dopo che è stato cambiato l'attrezzo, l'avviamento è avvenuto normalmente e io non ho toccato la leva del cambio. In ogni caso è inutile amareggiarsi. Questa è soltanto una precisazione. Ho perso la gara. Partire per ultimo mi ha dato un handicap incolmabile. Questa era una corsa che io potevo vincere con estrema facilità. Ho avuto solo un piccolo problema di vapour-lock, cioè di carburazione difficile, dovuta al calore. Per il resto la vettura si è dimostrata perfetta, come pure le gomme. La pista era terribile, come del resto io avevo già detto nel giorni precedenti. Non si poteva però non partire, i piloti devono organizzarsi meglio, discutere le loro questioni prima di arrivare sui circuiti. Non era assolutamente possibile alle ore 11:00 del mattino rifiutarsi di correre. Avremmo fatto una figura ridicola tutti insieme. In ogni caso voglio lanciare un avvertimento al miei colleghi. O d'ora in poi si agirà tutti insieme per il bene comune o io, quando ci saranno le riunione della nostra associazione, me ne andrò tranquillo in pista a Fiorano a provare la mia Ferrari".

 

Il discorso continua sulla possibilità reale che il francese può avere nella lotta per il titolo mondiale, col suo quarto posto in classifica, alle spalle di Prost, Lauda e De Angells, a 12 punti dal leader della McLaren. Afferma Arnoux:

 

"Non sarà facile recuperare. McLaren e Brabham saranno le vetture da battere nelle prossime corse, su circuiti molto veloci. Prost poteva vincere anche a Dallas, ed in questo caso le speranze di superarlo sarebbero state ridotte al minimo. Il fatto che Alain si sia ritirato è stata una grossa fortuna per tutti noi".

 

Sei piazzamenti su nove gare mondiali, ma Arnoux rifiuta la qualifica di ragioniere:

 

"È chiaro che un pilota, con il passare del tempo, matura e acquisisce esperienza. In questa gara, però, ho dovuto attaccare a fondo e ho corso molti rischi. Credo di aver toccato i muretti di protezione almeno cinque o sei volte ed ho anche leggermente piegato una sospensione anteriore. Ma quando sono giunto in seconda posizione ho capito che era inutile insistere, anche perché davanti c'era Rosberg e non Lauda o Prost. Mi sono accontentato del piazzamento. Non sono cambiato, mi piace attaccare se la vettura lo consente e nel limiti di responsabilità che comporta essere ella Ferrari. Anche per noi è necessaria la continuità. La Ferrari ha un potenziale tecnico enorme. Dobbiamo lavorare tutti insieme. Qualcuno sostiene che ci sono divergenze interne, che non andiamo d'accordo. È normale che in una squadra ci siano discussioni, opinioni diverse. Ma l'intento unico della mia scuderia è di vincere. E questo è il catalizzatore comune. Se non c'è critica, se non si tenta di trovare soluzioni in ogni direzione, si rimane fermi. E poi ci pensa il commendatore a mettere tutti d’accordo".

 

Arnoux punti 22.5, Alboreto a quota 9, con una vittoria e otto ritiri. Questo porterà dei problemi nella scuderia modenese?

 

"No, io e Michele abbiamo un ottimo rapporto. È vero che ognuno ha i propri interessi ed è giusto che sia cosi, ma non siamo due imbecilli che si fanno la guerra. Domenica, quando l'ho raggiunto, Michele mi ha fatto segno di passare. Non ho perso un solo decimo di secondo. Sono certo che nel limite del possibile mi aiuterà, come farei io con lui sul piano della sportività. Non nascondo che il mio unico obiettivo è vincere il titolo mondiale. Corro per questo e farò il possibile".

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Meno fortunato, invece, Michele Alboreto, ancora una volta rimasto senza gloria. Il pilota Italiano, però, non ha eccessive responsabilità. È uscito di pista, dove sono usciti campioni come Lauda e Prost. Una piccola scivolata e la corsa per lui è finita. Ma era in difficolta, era stato costretto a fare una scelta per i pneumatici che non era la più adatta. Gomme troppo dure, difficoltà a tenere la pista. La sosta al box lo aveva portato dal nono al tredicesimo posto. Poi è risalito fino al sesto, quando ha dovuto ritirarsi. Michele promette vendetta, cercherà di trovare il successo, se la Ferrari glielo consentirà, in una dello prossime corse. Il team di Maranello non gioisce del secondo posto di Arnoux, non fa dichiarazioni né a breve né a lungo termine, ma aspetta soltanto di ripetere i risultati. La parola d'ordine rimane sempre la stessa, non fare previsioni, non dire nulla di impegnativo. Devono essere le corse a parlare. Qualche discorso, comunque, si può fare:

 

"Arnoux ha fatto una gara stupenda, di più non gli si poteva chiedere dopo la partenza all'ultimo posto. Devo dire che è stato molto bravo, sia nell'attaccate sia nel difendere la posizione. Un vero applauso per lui".

 

Dice l'ingegner Mauro Forghieri. Per Michele Alboreto ancora una giornata negativa, suo malgrado:

 

"Avevo delle gomme che non erano adatte alla pista. Per il bene del team eravamo stati costretti a fare una scelta diversa. René aveva del pneumatici duri dietro e morbidi davanti. Io avevo tutte mescole molto resistenti e questo mi ha provocato del problemi, tanto è vero che ho dovuto fermarmi ai box per cambiarli. Dopo stavo recuperando quando ho commesso un errore causato da un cambio di marcia mancato. Sono rimasto praticamente in folle".

 

Alboreto è stato durissimo con gli organizzatori di Dallas e con la Federazione automobilistica, internazionale prima della partenza. D'accordo con Lauda e Prost a non correre, è stato obbligato dalle circostanze. Ma il milanese non ha sicuramente tenuto la bocca chiusa in questa occasione e ha detto chiaramente quello die pensava:

 

"Ci vogliono fare correre su una pista come questa per filmarci mentre ci ammazziamo contro un muro, e poi vendere le cassette al pubblico che ama questo genere di brividi. Noi non ci stiamo a questo gioco e cercheremo di prendere del provvedimenti, anche se è difficile avere la concordia fra una trentina di piloti".

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Anche Alain Prost appare nerissimo in volto, al termine della gara. Il francese comincia a sentire la preoccupazione dei successi mancati quando sono a portata di mano. Il pilota della McLaren tenta in un primo momento di dare la colpa dell'uscita di pista a una foratura, ma poi si corregge all'ultimo momento e ammette:

 

"Ho toccato con una ruota prima di forare".

 

Molto più limpida la spiegazione di Niki Lauda:

 

"Sono uscito come uno scemo, ho toccato contro il muro, è stata colpa mia. Potevo trarre un grosso vantaggio dal fatto che Prost era già fuori causa e invece mi sono messo al suo stesso livello".

 

Per nulla contento anche Elio De Angelis, il quale, ancora una volta, ha ottenuto un piazzamento ma non ha potuto lottare per la vittoria.

 

"Non posso essere soddisfatto, perché la mia vettura non era competitiva. Abbiamo messo della benzina troppo fredda, e il contrasto con la temperatura ambientale ha provocato qualche inconveniente. All'inizio il motore andava a cinque cilindri. Inoltre ho sbagliato anche la scelta delle gomme. Devo accusare il mio compagno di squadra Mansell di avere commesso delle - chiamiamole, così - ingenuità. Mi ha rallentato, mentre poteva lasciarmi passare perché ero leggermente più rapido di lui. Invece mi ha tenuto indietro e gli altri mi sono venuti addosso".

 

Deluso anche Nelson Piquet, costretto al ritiro per un incidente che poteva avere anche brutte conseguenze per il pilota. Per fortuna il brasiliano è riuscito ad appoggiare la macchina contro una protezione di gomma.

 

"Mi si è bloccato improvvisamente l’acceleratore; la macchina è partita per la tangente. Già da qualche giro avevo problemi, tanto è vero che Arnoux mi aveva potuto passare con estrema facilità. Peccato perché ho interrotto una serie positiva. Non credo comunque che sarei stato in ogni caso nelle condizioni di ottenere una vittoria. Mi sarei tuttavia accontentato di un piazzamento".

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Quarto dopo la partenza, Ayrton Senna, che già era riuscito a mettersi in luce nel Gran Premio di Monaco, si è lasciato coinvolgere dalla possibilità di conquistare il terzo posto occupato nel corso dei primi giri da Warwick, esagerando e sbattendo contro le barriere. Il brasiliano è poi riuscito a ripartire, ma nel corso del quarantasettesimo giro è stato costretto al ritiro a causa di un ulteriore contatto contro il muro, che ha portato alla rottura del semiasse:

 

"Si è spostato il muro".

 

Dice Ayrton Senna mentre posa casco e guanti nel box, sedendosi per il debriefing. I presenti lo guardano attoniti. Senna li guarda negli occhi, e senza indulgere ribadisce quanto detto: 

 

"Si è spostato il muro". 

 

Di scuse pronunciate da un pilota nel tentativo di giustificare un proprio errore, molto probabilmente, i meccanici e gli uomini della scuderia inglese ne hanno già sentite parecchie. Di così originali, tuttavia, verosimilmente nessuna. 

 

"Certo, si è spostato sicuramente…".

 

Replica con tono accondiscendente Pat Symonds, l’ingegnere di pista di Ayrton Senna. Il britannico pensa forse che, dandogli ragione, il brasiliano possa desistere dal sostenere la tesi del muro, davvero troppo fantasiosa ed assurda per poter risultare credibile. Il giovane brasiliano, tuttavia, non vuole sentir ragione: quel muro che ha colpito non è nella stessa posizione in cui si trovava durante il giro precedente, altrimenti lui lo avrebbe certamente evitato percorrendo la sua solita traiettoria.

 

Persuaso dall’insistenza di Senna e convinto delle eccezionali capacità di questo ragazzo brasiliano, Symonds decide quindi di effettuare una verifica: assieme ad altri uomini della Toleman, terminato il Gran Premio, l’ingegnere inglese cammina lungo il tracciato fino ad incontrare il muretto che aveva tradito il suo pilota, ed impiega un solo istante ad individuare quale sia il blocco di cemento ad aver causato il ritiro di Senna. Perché è l’unico che, rispetto a tutti gli altri è avanzato di pochi millimetri all’interno del circuito. 

 

"Faceva davvero caldo, era una gara terribilmente difficile. Per Ayrton si stava rivelando un Gran Premio dal sapore dolce-amaro: le qualifiche erano andate secondo i nostri piani, ma un errore in gara lo aveva costretto ad una rimonta dalle retrovie. Avrebbe centrato anche un buon risultato se non avesse avuto quell’incidente: toccando il muro, aveva danneggiato una ruota e rotto l’albero di trasmissione. A fine gara era letteralmente sconvolto, non riusciva a capacitasi di come avesse potuto toccare il muro. Lo ricordo come fosse ieri: eravamo seduti, stavamo parlando nel corso del debriefing, e lui disse: è impossibile che io abbia colpito il muretto. Si è spostato. Cosa pensate che gli abbia risposto? Certo, si è sicuramente spostato. Era tutto composto da enormi blocchi di cemento, era impossibile. Eppure lui era così insistente ed io avevo una tale fiducia nei confronti di quel ragazzo che dissi: ok, per capire se quel che dici è vero, non dobbiamo fare altro che andare in pista e controllare se il muro si sia spostato davvero".

 

Quindi prosegue:

 

"Ammetto che credevo anche in quel momento che stesse dicendo stronzate, ma pareva aver davvero bisogno di dimostrarmi che aveva ragione. Quindi siamo usciti, siamo arrivati lì dove aveva colpito il muro e indovinate un po’? Il muro si era mosso davvero. Avevano delineato i limiti del circuito con del pesantissimo cemento, ma uno dei piloti che era transitato in quel punto prima di Ayrton aveva toccato su un lato uno dei blocchi facendo sì che il margine opposto sporgesse verso l’interno del circuito di appena pochi millimetri. Ayrton in quella fase del Gran Premio stava guidando con una simile precisione che quei millimetri, e credetemi quando vi dico che parliamo di al massimo dieci, erano stati sufficienti a fargli colpire il muro piuttosto che ad evitarlo percorrendo la sua solita traiettoria. Quell’episodio mi ha davvero aperto gli occhi. Avevo intuito che quel ragazzo fosse bravo, ma in quella circostanza ho capito quanto fosse speciale. Era unico non solo il suo stile di guida, lo erano anche la convinzione nei propri mezzi, l’analisi della situazione e la capacità con cui era in grado di trarre conclusioni: non posso essermi sbagliato, quindi dev’essere stato il muro a spostarsi. Chiunque altro avrebbe detto: cavolo, ma come diamine ho fatto a sbagliare in quel modo? Ma lui era inamovibile".

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Se da una parte le circostanze hanno colpito il giovane pilota brasiliano, dall’altra il Gran Premio di Dallas ha infine premiato per una volta anche una piccola scuderia come l'Osella. È un fatto rimarchevole che, ci si augura, non sia occasionale. Il merito di questo quinto posto va anche e soprattutto ad un pilota serio e preparato come Piercarlo Ghinzani. Il bergamasco ha effettuato tutta la corsa senza aver alcuna indicazione dagli strumenti di bordo, per un guasto elettrico. Privo di contagiri, del limitatore di giri, degli strumenti per rilevare pressioni e temperature, ha guidato ad orecchio. E quando è entrato al box per cambiare un cerchio rovinato da un piccolo urto contro le protezioni, si è fatto buttare nell'abitacolo un secchio d’acqua per rinfrescarsi dal caldo terribile. Anche senza tante sofisticazioni, solo con le qualità umane si possono ottenere del buoni risultati.

 

Chi, invece, non attraverserà un momento felice è il team di Ken Tyrrell, poiché al termine della gara le vetture britanniche vengono sottoposte a verifica. Il peso delle Tyrrell risulta regolare, ma i tecnici della federazione controllano anche il serbatoio d'acqua, all'interno del quale viene scoperto un liquido sconosciuto, nel quale galleggiano dei pallini di piombo. A seguito di ulteriori indagini, la Federazione scoprirà che sulle vetture inglesi, durante la gara, viene effettuato un rabbocco con questo liquido contenente pallini di piombo, che serve per arricchire l'aria immessa sui tromboncini di aspirazione, al fine di ritardare la detonazione del motore, rendendo così possibile l'utilizzo di un maggior rapporto di compressione, ottenendo una maggiore potenza. Fatta questa sensazionale scoperta, la FIA si radunerà per decidere come procedere nei confronti del team di Ken Tyrrell.

 

Il successo della Formula 1 nel Texas è stato enorme. Alla corsa hanno assistito 108.000 spettatori paganti, e nei tre giorni del Gran Premio sono state raggiunte quasi le 200.000 presenze per un incasso di oltre 3.000.000 di dollari. Gli organizzatori si sono resi conto, però, che nei prossimi anni (è già stato firmato un accordo fino al 1987) dovranno cambiare la pista. Sono state chieste due date per il 1985, in Marzo e Giugno, con lo scopo di evitare II caldo torrido di Luglio. Chi ha pagato pesantemente le condizioni precarie della pista è stato Alain Prost che, se avesse vinto, avrebbe posto una seria ipoteca sul titolo mondiale. Si è saputo che la foratura di una gomma su quattro vetture nella stessa curva (Prost, Lauda, Alboreto e Surer) è stata provocata, con tutta probabilità, da un tubo di ferro che sporgeva dal muretto di cemento che delimitava la carreggiata.

 

In maniera paradossale, gli uomini che hanno tratto i maggiori vantaggi dal Gran Premio di Dallas, in particolare il vincitore Keke Rosberg e René Arnoux, saranno quelli che dovrebbero avere le maggiori difficoltà nelle prossime gare. Con l'arrivo dei circuiti permanenti e delle piste veloci, le McLaren - insieme con Brabham, Lotus e Renault - saranno le vetture da battere. E ciò è confermato dal fatto che Ferrari e Williams cominciano a provare oggi in Austria vetture modificate per controbattere lo strapotere degli avversari in fatto di prestazioni velocistiche. La lotta, quindi, si accenderà su tutti i fronti, perché a questo punto anche Elio De Angelis, sempre bravissimo, sempre regolare, e Rosberg, si sentono inseriti nella battaglia per il titolo. Cercheranno tutti di approfittare di eventuali cedimenti di Prost, il quale sinora ha dimostrato (come è successo lo scorso anno) una certa fragilità psicologica con un calo di prestazioni nel finale di stagione.

 

Tutte queste rivalità non faciliteranno il lavoro dell'Associazione dei piloti, che per il 18 Luglio 1984, giorno in cui è convocata a Parigi la riunione del Comitato esecutivo di Formula 1, dovrà far sentire la propria voce dopo quanto è successo a Dallas, dove alcuni piloti avrebbero voluto boicottare la corsa. In testa al movimento di protesta Lauda, Prost e Alboreto, l piloti con maggior senso di responsabilità che non desiderano giustamente fare i saltimbanchi.

 

Chiara Vulduraro

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