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#106 1962 French Grand Prix

2021-09-04 01:00

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#106 1962 French Grand Prix

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Sabato 23 Giugno 1962 alle ore 4:00 pm avrà inizio la 24 Ore di Le Mans, la grandiosa gara automobilistica che resiste imperterrita dal 1923, nonostante la crisi che parve essere sul punto di farla scomparire dal calendario dopo la terrificante sciagura del 1955, in cui persero la vita, nel più spaventoso incidente che la storia di questo sport ricordi, oltre cento persone. La popolarità della corsa francese è dunque riuscita a rimanere immutata, sia presso i costruttori e i piloti di macchine sportive, sia nelle simpatie del pubblico, che si riversa ogni anno lungo i quasi quattordici chilometri del famoso circuito.

 

È difficile credere che si tratti esclusivamente di appassionati dello sport del volante: si è più vicini al vero dicendo che la gente va a Le Mans come ad una scampagnata, magari un po' scomoda ma dove trova ogni sorta di svaghi per trascorrere una notte e un giorno senza annoiarsi. In realtà, attorno e all'interno del circuito è sorta in questi giorni un'immensa fiera dove non c'è che l’imbarazzo della scelta tra le decine di ristoranti, bar, balli pubblici, chioschi per la vendita di souvenir.

 

Questa è la 24 Ore di Le Mans, mezzo fiera e mezzo cosa seria. Serissima anzi, per le tre o quattrocento persone più direttamente interessate alle vicende della gara: i piloti, anzitutto, poi i tecnici delle Case e delle scuderie, i meccanici, i commissari di corsa. Il regolamento della 24 Ore è severissimo, e viene fatto rispettare senza pietà. Altrettanta severità vige per la condotta di gara: ogni più piccola scorrettezza comporta l'immediata esclusione dalla corso.

 

Fino all'anno scorso, la 24 Ore di Le Mans era valevole quale prova di campionato mondiale marche in senso assoluto; da questa stagione, com'è noto, il campionato è riservato alle sole macchine da gran turismo, ed è spezzettato in tre titoli: rispettivamente per le vetture fino a 1000, 1600 e oltre 1600 centimetri cubici. La corsa conterà quindi per questi tre titoli, ma sotto tale aspetto desta ben poco interesse, poiché sono ben altri gli elementi tecnici e agonistici proposti dalla 24 Ore, a cominciare dalla presenza in gara di nuove macchine sport di grossa cilindrata, che si disputeranno la vittoria assoluta.

 

Mentre nel settore della Formula 1, fino a questo momento, le macchine italiane hanno dovuto subire la superiorità inglese, molto diversa è la situazione nella categoria sport, dove la Ferrari ha dominato in tutte le prove finora disputate. Anche a Le Mans i bolidi rossi della Casa modenese partono favoriti, ma temibili avversarie troveranno nelle nuove quattro litri (con potenze di 350 e più cavalli) dell'Aston Martin e soprattutto della Maserati.

 

Comunque, nelle prove ufficiali svoltesi giovedì 21 Giugno 1962, la Ferrari della coppia Phil Hill-Gendebien (la coppia vincitrice della 24 Ore dell'anno scorso) ha battuto largamente il primato assoluto sul giro, stabilito nel 1957 dallo scomparso Mike Hawthorn, pure su Ferrari. Il tempo realizzato sui 13.461 metri del circuito è di 3’55”1, seguite da altre due Ferrari: quelle di Parkes-Bandini in 4'00"9, e dei fratelli Pedro e Ricardo Rodriguez in 4'03"2, e al quarto posto in questa graduatoria di importanza sia pur relativa, la Maserati di McLaren e Hansgen in 4’05"5.

 

Dopo le severissime verifiche tecniche, che hanno portato all'esclusione delle Lotus a causa di due dettagli costruttivi non conformi al rigido regolamento della corsa, le prove dei cinquantacinque equipaggi ammessi continueranno venerdì, con un supplemento nelle ore notturne, sia per abituare i piloti alla marcia con i fari, sia per un ulteriore collaudo agli impianti di illuminazione delle macchine.

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Alla partenza, data alle 6:00 pm di sabato, davanti a non meno di 230.000 spettatori, le cinquantasei macchine si lanciano in un indescrivibile tumulto, ed è Graham Hill (Aston Martin) a prendere la testa della lunga fila, per altro subito superato dalla Ferrari inizialmente pilotata da Gendebien. La macchina inglese resiste in seconda posizione per una ventina di giri. I Rodrlguez, approfittando del primo rifornimento di Phil Hill e Gendeblen (la cui macchina deve fermarsi all'incirca ogni 20-22 giri) all'inizio della terza ora sono al comando. Ma la situazione si ristabilisce sull'imbrunire in cui si registra la media generale più elevata della corsa; con 194.651 km/h a opera dell'equipaggio numero 1 della Ferrari.

 

Durante la notte, scompare definitivamente la minaccia dell'Aston Martin e delle Maserati; la media cala leggermente (190 km/h) ed sono soprattutto Pedro e Ricardo Rodriguez a brillare per combattività, passando sovente a condurre la gara. A mezzanotte i ritirati sono già sedici e beh ventidue alle quattro del mattino, dopo dodici ore di corsa. Subito dopo abbandonano i Rodriguez, pertanto in seconda posizione sale la coppia Baghetti-Scarfiotti. Ma anche l'equipaggio Italiano sarà costretto al ritiro. A questo punto alla coppia Hill-Gendebien non rimane che rallentare, avendo un vantaggio minimo di cinque girl su tutti.

 

Nel corso della gara si verificano due soli incidenti, per fortuna più spettacolari che gravi nelle loro conseguenze: dopo quattro ore, la Ferrari del belga Darville esce di strada: il pilota riporta leggere ferita al mento. Poi, verso mezzanotte, nella curva susseguente al rettilineo delle tribune, si rovescia e prende fuoco la Panhard del francese Lelong, che riesce però ad abbandonare il posto di guida prima di essere raggiunto dalle fiamma.

 

La Ferrari, dunque, vince di nuovo - e in modo perentorio - la 24 Ore di Le Mans. Vincitrice assoluta una coppia di piloti che davvero si può considerare la regina delle 24 Ore: il campione del monda Phil Hill e il belga Olivier Gendebien. Insieme, sono alla loro terza affermazione in questa corsa (e Gendebien l'ha vinta addirittura quattro volte). I due, al volante di una Ferrari sperimentale con motore dodici cilindri di quattromila centimetri cubici, hanno percorso, tra le 4 pm di sabato e le 4 pm di domenica, oltre 451 chilometri alia media di 185.468 km/h.

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E Phil Hill ha migliorato il record del giro che resisteva da cinque anni, percorrendo 13.161 metri del circuito ad una media di 204.213 km/h. Sono cifre altamente indicative, specialmente se si considera l'implacabile selezione che, aiutata da un caldo torrido, ha messo fuori combattimento quasi il sessantotto per cento delle macchine partite: una ecatombe simile non s'era mai vista a Le Mans. Belle tre Ferrari trionfatrici, soltanto quella di Phil Hill-Gendebien appartiene alla squadra ufficiale della Casa modenese, che ha avuto tre equipaggi eliminati, due dei quali - i fratelli Rodriguez (perfino al comando per qualche ora) e Baghetti-Scarfiotti - che sono sempre rimasti nelle primissime posizioni.

 

Quanto a Bandini-Parkes, la loro gara era praticamente finita al primo giro, quando la loro dodici cilindri (al cui volante è l'americano) manca una curva finendo in mezzo a un riparo di sabbia: dopo sforzi inauditi Parkes riesce a rimettere la vettura in linea di marcia, ma il radiatore è danneggiato, e dopo qualche ora la macchina non ce la fece più a proseguire.

 

Sotto il profilo tecnico, comunque, è forse il secondo posto dei francesi Noblet-Guichet (terzi lo scorso anno) il risultato più interessante, perché ottenuto con la Ferrari tre litri gran turismo di normale produzione che deve alle sue ben note doti di resistenza un così brillante piazzamento, con il quale la marca italiana si laurea definitivamente Campione del Mondo per la classe oltre duemila gran turismo. Sulle macchine avversarie delle Ferrari il discorso si esaurisce in fretta, poiché soltanto nel primo quarto della corsa hanno messo in luce qualche velleità. La Aston Martin della coppia Graham Hill-Ginther ha tenuto la seconda posizione per meno di due ore, poi è calata fino al ritiro causato da bruciatura della guarnizione della testa; promettente anche l'Inizio delle nuove Maserati quattromila, che tuttavia hanno lamentato complessive deficienze di preparazione e abbastanza inesplicabili inconvenienti di gomme (distacchi di battistrada).

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Domenica 1º Luglio 1962 la giornata automobilistica di Reims è drammatizzata da un gravissimo incidente verificatosi nella gara di apertura, disputata nella mattina e riservata alle vetture della categoria Junior. Durante lo svolgimento della prima eliminatoria, al quinto giro, le macchine pilotate dal canadese Peter Ryan e dall'inglese Bill Moss (che non è parente dell'omonimo asso Stirling Moss, attualmente in convalescenza dopo la tremenda avventura di due mesi fa sulla pista di Silverstone) entrano in collisione e si rovesciano, sbalzando dai posti di guida i rispettivi guidatori.

 

Immediatamente soccorsi e trasportati all'ospedale di Reims, mentre a Bill Moss vengono riscontrate soltanto escoriazioni ed abrasioni superficiali, molto gravi appaiono le condizioni di Peter Ryan, che oltre alla frattura di una gamba accusa lesioni interne accertate dalle prime radiografie. Lo sfortunato pilota viene subito sottoposto a un intervento operatorio. Nel pomeriggio si apprende che una prima esplorazione chirurgica di emergenza avrebbe permesso di accertare che il canadese è rimasto seriamente ferito alla regione pelvica. La prognosi dei medici rimane riservatissima. La prova finale delle Junior è nel frattempo vinta da Michael Spence su Lola alla media di 184.130 km/h, davanti ad Attwood su Cooper e a Rosinski su Cooper.

 

Nel pomeriggio si disputa il Gran Premio di Reims, che quest'anno non è valevole per il Campionato Mondiale piloti, ma soltanto per la Coppa dei costruttori. L'interesse per la gara, a parte questo, è notevolmente diminuito per l'assenza delle Ferrari, che sembra non debbano neppure partecipare domenica 8 Luglio 1962 al Gran Premio di Francia sul circuito di Rouen-les-Essarts.

 

La velocissima gara, a cui presenziano oltre 40.000 spettatori, vede ripetutamente demolire il record sul giro per macchine di 1500 centimetri cubici, stabilito nel 1961 da Stirling Moss su Lotus alla media di 198.712 km/h. Comincia l’ex Campione del Mondo Jack Brabham, che nei primi giri realizza un tempo di 2'25" (206.112 km/h); poi McLaren (al quarantaquattresimo giro) scende a 2'24"8 (206.371 km/h) e infine Graham Hill al quarantottesimo giro porta definitivamente il limite a 2'24" netti, corrispondenti alla velocità di 207.543 km/h.

 

Alla partenza avevano preso il comando Jim Clark (Lotus) e subito dopo Surtees su Lola, che riesce a guadagnare circa un secondo al giro su Clark, Brabham, McLaren e Graham Hill, impegnati in una lotta senza quartiere. Il favorito Jim Clark, che nelle prove è stato il più veloce, si deve fermare al quinto passaggio per guasti meccanici. Al decimo, Surtees conduce con dodici secondi di vantaggio su Brabham, tredici su McLaren, quattordici su Graham Hill, e sedici su Ireland (Lotus). Ma la furibonda battaglia per il secondo posto ha come conseguenza un accorciamento della distanza con Surtees, il quale, peraltro, al ventisettesimo giro è costretto ad arrestarsi ai box per noie all'accensione.

 

Subito dopo, anche l'italiano Carlo Mario Abate su Lotus quattro cilindri, che staziona nelle posizioni di centro, abbandona. Dopo la fermata di Surtees (che più tardi, dopo un tentativo di ripresa, si ritira definitivamente), passa al comando McLaren, sostituito (al trentaduesimo giro) da Graham Hill e poi (al trentaquattresimo giro) da Brabham. Al trentottesimo giro il neozelandese torna però in testa, mentre la lotta fra i tre prosegue serratissima ed emozionante. A due giri dalla fine, la Lotus di Brabham cede di colpo.

 

Il Gran Premio automobilistico di Reims, vinto dal pilota neozelandese Bruce McLaren su Cooper-Climax, è risultato la gara più avvincente tra quelle disputate quest'anno dalle macchine di Formula 1. Ed è un peccato che la corsa non fosse valevole per il Campionato Mondiale conduttori perché a un così sensibile equilibrio di valori - soprattutto meccanici - raramente si è assistito in passato. Alle ormai note qualità delle Lotus, delle Cooper e delle B.R.M., si è aggiunta la rivelazione della Lola-Climax, che finora non aveva particolarmente brillato. In Francia questa Interessante macchina inglese, magistralmente condotta da John Surtees, è stata costretta al ritiro poco oltre la metà gara, ma fino a quel momento aveva dimostrato di poter tenere a bada con una certa facilità le macchine avversarie, di ben più Illustre casato.

 

Com'è noto, la Ferrari non ha partecipato alla prova, e sembra che nemmeno a Rouen domenica prossima possa presentare le sue monoposto, a causa degli scioperi che hanno rallentato il lavoro di preparazione delle macchine. Questo fatto ha tolto parecchio interesse al Gran Premio dell'Automobile Club dello Champagne, cosi come lo toglierà - se la rinuncia sarà confermata - a quello di domenica, pregiudicando in tal modo, forse irreparabilmente, le possibilità di Phll Hill in difesa del titolo mondiale.

 

Il secondo fatto abbastanza importante della corsa è costituito dal grosso passo in avanti compiuto dal record sul percorso totale e sul giro. Il riferimento è però circoscritto alle macchine dell'attuale Formula 1, con motori di 1500 centimetri cubici, poiché i vecchi primati delle monoposto di 2500 centimetri cubici sono ovviamente rimasti imbattuti. Sta di fatto che tra la media realizzata l'anno scorso dal vincitore Giancarlo Baghetti su Ferrari, e quella di McLaren, c'è una differenza in più di circa undici chilometri e mezzo; e di quasi nove chilometri tra la velocità sul giro del 1961 (Moss su Lotus) e il limite di questa edizione, in cui iI bravo Graham Hill su B.R.M.

 

Cifre danno un'idea precisa del progressi compiuti dallo macchine di Formula 1, che con meno di 200 cavalli raggiungono velocità medie nettamente superiori al bolidi di dieci anni prima, che avevano la stessa cilindrata ma, grazie all'adozione del compressore - oggi proibito - sviluppano potenze quasi doppie. Il mancato confronto con le Ferrari a Reims ha impedito di poter constatare se le vetture Italiane sono migliorate rispetto alla loro ultima esibizione; ma è d'altra parte sicuro che i costruttori d'oltre Manica possono contare oggi su mezzi meccanici formidabili, contro i quali sarà arduo affermarsi, a meno che i nuovi motori in preparazione a Mannello non rivelino doti d'eccezione.

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Dopo una pausa lunga tre settimane dal Gran Premio del Belgio e una settimana dopo il Gran Premio di Reims, la stagione di Formula 1 riprende in Francia, sul circuito di Rouen-Essarts, l'8 Luglio 1962. È dal 1957 che Rouen non partecipa al campionato di Formula 1, in quanto gli accordi stipulati con il circuito di Reims gli permette di ospitare un Gran Premio valevole per il campionato ogni cinque anni. Il tracciato non ha subito grandi variazioni, eccetto per un breve tratto in cui il fondo della pista è stato ricoperto da lastre di cemento che potrebbero causare danni alle sospensioni. 

 

Se le squadre inglesi si preoccupano della possibile rottura delle sospensioni, la Ferrari deve far fronte a una problematica ben più complessa: lo sciopero dei propri metalmeccanici. Dopo aver dominato nella 24 Ore di Le Mans, i lavoratori della Scuderia di Maranello sono entrati in sciopero, bloccando gran parte dell'industria.

 

Torna invece in pista la Porsche, assente al Gran Premio del Belgio per problemi di affidabilità delle proprie vetture, portando un nuovo cambio a sei velocità, delle nuove sospensioni, un nuovo serbatoio, un sedile più basso e più reclinato e una carreggiata più spessa di cinque centimetri; le barre antirollio sono state montate sulla sospensione posteriore e il motore utilizza ancora carburatori Weber. La B.R.M. sostituisce la scatola del cambio Colotti  danneggiata sulla vettura di Ginther con una nuova targata B.R.M., mentre sulla monoposto di Graham Hill non vengono apportate modifiche.

 

Il Team Lotus porta in pista due monoscocche, una anche per Taylor, accantonando così il progetto della Lotus 24. La Cooper iscrive la monoposto con cui ha vinto il Gran Premio di Monaco per McLaren. Anche questa volta le monoposto inglesi non hanno subito alcun aggiornamento e con l'assenza della Ferrari, non sembrano avere rivali. Giovedì mattina la sessione di prove ha inizio alle 8:30, subito dopo quella della categoria Junior. Nei box della Lotus sono presenti quattro vetture: due Lotus 25, una Climax 24 e una B.R.M. 24, portate al circuito affinché Clark possa provarle tutte e capire quale sia la scelta migliore per il Gran Premio. Intanto, Ireland scende in pista con la sua nuova Lotus, ma dopo pochi giri torna ai box per lamentarsi del fatto che il volante non giri a destra.

 

 

Il record della pista, stabilito da Luigi Musso nel 1957 con un tempo di 2’22”4, viene subito abbattuto, in quanto le nuove vetture sono in grado di percorrere il tracciato in meno di 2’20”. Clark e Surtees sono i primi a scendere sotto la soglia dei 2’20”, completando un giro di pista rispettivamente in 2’16”7 e 2’16”3. Anche Gurney riesce ad ottenere un'ottima prestazione con un tempo di 2’17”, mostrando i miglioramenti del team Porsche; tuttavia il suo compagno di squadra, Bonnier, si lamenta dell'assetto della propria monoposto e non riesce ad eguagliare i risultati di Gurney.

 

Se la Porsche sembra avere reali possibilità di conquistare buone prestazioni questo fine settimana, il team B.R.M. risulta essere in difficoltà e Graham Hill ammette di ritenersi quasi sicuro del fatto che il motore dia meno potenza ad ogni gara, ma sceso in pista ottiene un tempo di 2’15”9, che diventa il nuovo record della pista durante le sessioni di prova.

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Venerdì mattina le prove hanno inizio alle 8:50, con la totale assenza della Lotus, che si presenterà solo un'ora più tardi. Uno tra i primi a scendere in pista è Surtees, che però non riesce a completare neppure un giro siccome il motore V8 Climax della sua Lola esplode dopo poche curve. La sessione prosegue senza particolari colpi di scena e alle ore 9:15 Clark si presenta in pista a bordo della nuova monoscocca, con alcune modifiche apportate sulla vettura.

 

I team sembrano aver finalmente trovato il giusto rapporto con la pista, tranne B.R.M. che si trova ancora in grossa difficoltà: Graham Hill si lamenta della scatola del cambio malfunzionante e alla vettura di Ginther si rompe il cavo dell'acceleratore, problema che richiede lo smantellamento di una grande porzione della vettura. A conquistare la pole position è registrare il miglior tempo è Jim Clark, con 2’14”8, seguito da Graham Hill e McLaren.

 

Conclusa la sessione di prove, la stessa compagnia cinematografica che già diverse volte aveva seguito i piloti in pista appare al circuito francese per registrare un frammento di una corsa, con una telecamera montata sul retro di una Cooper a quattro cilindri. La videocamera però esplode a metà del giro e la compagnia abbandona il circuito in fretta, per la gioia di piloti e meccanici. Alle 10:15 tutti i piloti rientrano ai box, concedendo alle squadre due giorni di tempo per apportare modifiche e migliorare le proprie monoposto, in quanto la gara avrà luogo solo alle ore 3:00 pm di domenica.

 

Dopo una giornata di riposo, alle ore 15.00 di domenica 8 Luglio 1962 i piloti completano il giro di ricognizione e si posizionano sulla griglia di partenza; Clark, però, ancora prima che la gara abbia inizio è già in difficoltà, poiché il motore della sua Lotus non si accende. I meccanici del team inglese si precipitano in pista e senza spostare la vettura la riparano il più velocemente possibile, permettendo miracolosamente a Clark di partecipare alla corsa. Chi invece non è così fortunato è Ginther, anche lui con dei problemi al motore, che è costretto a ritirarsi prima della partenza.

 

Il via del Gran Premio di Francia è caotico e al contempo comico: alcuni gendarmi, che si trovano sulla linea di partenza per una parata celebrativa, non si rendono conto che la bandiera che segna l'inizio della gara è stata alzata e si trovano a zigzagare tra le monoposto, appena scattate in avanti. Questo contrattempo rende la partenza di Clark, Hill e McLaren deludente, in quanto i piloti vengono distratti dai gendarmi.

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Il resto dei piloti si unisce in un gruppo compatto, che vede Ireland come capo, in quarta posizione; questa classifica dura solo poche curve, in quanto alla fine del primo giro Ireland va in testacoda, colpendo anche la vettura di Bonnier e danneggiandola. La pista è più fredda di quanto i piloti si aspettassero e molti, dopo appena due giri, sono costretti a sostare ai box per sostituire gli pneumatici consumati. Graham Hill, Surtees, Clark, McLaren, Brabham, Gurney e Gregory entrano nella corsia dei box, e tornando in pista mantengono le stesse posizioni.

 

Durante il terzo giro è Graham Hill a guidare la classifica, registrando inoltre il nuovo record della pista in 2’21”3, ma Surtees gli è molto vicino, tanto da affiancarlo al passaggio del giro successivo. Quella per la prima posizione è l'unica lotta interessante, in quanto il resto dei piloti sono tutti distanziati di parecchi secondi uno dall'altro e anche Clark, in terza posizione, non sembra poter raggiungere i primi due classificati, avendo 8.5 secondi di ritardo su Surtees.

 

McLaren, quarto classificato, rientra ai box con il telaio danneggiato, ma non potendo ripararlo prima della fine del Gran Premio, torna in pista in ultima posizione. Anche Brabham sosta ai box ed è costretto al ritiro a causa della sospensione destra danneggiata. Durante il dodicesimo giro la corsa prende le sembianze di una gara di Formula Junior, con i piloti che graticolano in ogni direzione: Surtees agita le mani verso i box, Clark indica la parte anteriore della propria monoposto. 

 

La pista migliora giro dopo giro e i tempi vengono continuamente abbassati, con Graham Hill che registra un nuovo record in 2’19”8, senza però che le posizioni subiscano variazioni fino al tredicesimo giro, durante il quale Surtees si ferma ai box per un problema non identificato alla propria vettura. Graham Hill mantiene la prima posizione, con Clark secondo, Gurney terzo, Bonnier quarto e, uscito dai box, Surtees quinto. Nelle retrovie avvengono i ritiri di Gregory e Salvadori, entrambi causati da problemi di natura meccanica, ma fino al trentesimo giro non accade nulla di eclatante.

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Clark nel frattempo recupera velocemente il breve vantaggio che Graham Hill vantava sugli avversari e al trentesimo giro conquista il primo posto, mentre Hill, cercando di doppiare Lewis, si aggancia alla sua monoposto ed esce. Quando rientra in pista, Clark sta già guadagnando secondi preziosi su di lui, mentre Lewis è costretto ad abbandonare la gara. Al trentunesimo giro Clark ha sei secondi di vantaggio su Hill, ma al passaggio successivo la B.R.M. registra un tempo di 2’16”9 e presto si avvicina alla Lotus. Clark intanto è in difficoltà con lo sterzo della propria vettura e decide di tornare ai box per risolvere il problema.

 

La classifica vede quindi ora Graham Hill in prima posizione, seguito da Gurney - che partito sesto, si trova in seconda posizione senza aver mai effettuato un sorpasso - a trenta secondi di distanza e Surtees terzo, con però un giro di ritardo. Dopo qualche giro, la classifica però subisce un'ulteriore modifica quando al giro quarantadue la vettura di Graham Hill si ferma al tornante inferiore con il controllore della miscela inceppato, ed è costretto al ritiro.

 

Mentre Gurney eredita la leadership, Surtees rientra ai box con problemi al cambio e Maggs, un giro dietro a Gurney, si trova in seconda posizione. Ginther, salito in terza posizione davanti a Surtees, rompe il cavo dell'acceleratore e decide di scoprire il filo e stringerlo attorno al polso, proseguendo la corsa con una sorta di acceleratore a mano.

 

Dan Gurney vince il XLVIII Gran Premio dell'Automobile Club di Francia, portando la Porsche a vincere una gara di Formula 1 per la prima volta nella storia, seguito da Maggs e da Ginther. L'ultimo, spettacolare, incidente del Gran Premio avviene appena superata la linea del traguardo, quando, ancora lanciato, Maurice Trintignant è costretto ad una brusca frenata per evitare un incauto entusiasta che sta attraversando di corsa la pista. Trevor Taylor, che lo segue da vicino, lo investe con violenza lanciando la vettura del francese su un gruppo di meccanici addetti ad un box. Solo il caso evita una catastrofe e sia Trintignat che i meccanici se la cavano con qualche contusione e molto spavento.

 

Al termine del Gran Premio Phil Hill, che ha assistito alla gara come spettatore in quanto la Ferrari non aveva preso parte alla corsa, si avvicina a Gurney per complimentarsi, seguito da molti altri piloti. Hill però è consapevole che la velocità è l'affidabilità acquisite dalla Porsche metterà in difficoltà il suo team, che già fatica a raggiungere i team inglesi.

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Al XLVIII Gran Premio dell'Automobile Club di Francia è tuttavia mancato, nonostante un grande ed inatteso successo di pubblico, qualche cosa: la presenza delle celebrate macchine della Ferrari. Agonisticamente la corsa, la quale è valevole per il Campionato del Mondo piloti, è risultata interessante, ma l'assenza della grande Casa italiana ha lasciato un vuoto impossibile da colmare.

 

Per quanto riguarda la lotta per il titolo di Campione del Mondo, nulla è perso per Phil Hill e la Ferrari, dato che il pilota britannico si è ritirato nel corso del quarantaquattresimo giro, e il vertice della classifica è rimasto immutato. Tuttavia, si avvicina pericolosamente Bruce McLaren, che con il quarto posto si avvicina ai primi due, distanziandosi di soli quattro punti da Graham Hill.

 

Pare invece compromessa la corsa al titolo costruttori per la Ferrari, che dista sei punti dalla vetta, dove la B.R.M. comanda la classifica con venti punti, seguita dalle britanniche Cooper e Lotus, rispettivamente a diciassette e quindici punti. Ed ora, con il sopraggiungere della Porsche, vittoriosa in Francia e con dodici punti in classifica, la rincorsa ad un posizionamento d’onore pare diventare difficile. Al netto, soprattutto, degli scioperi metalmeccanici che stanno bloccando l’intera nazione italiana.

 

Olivia Carbone

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