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#103 1962 Netherlands Grand Prix

2021-09-07 21:47

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#103 1962 Netherlands Grand Prix

Domenica 20 Maggio 1962 comincia a Zandvoort, con il Gran Premio automobilistico d'Olanda, il tredicesimo campionato mondiale conduttori per macchine

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Domenica 20 Maggio 1962 comincia a Zandvoort, con il Gran Premio automobilistico d'Olanda, il tredicesimo campionato mondiale conduttori per macchine della Formula 1. Nei mesi scorsi, le gare di Formula 1, non valevoli per il titolo mondiale, sono servite a dare un'idea approssimativa delle rispettive possibilità in vista dei più impegnativi confronti della stagione. E si è constatato che gli inglesi hanno compiuto, durante la stasi invernale, sensibili progressi. Meriti, essenziale di questa rimonta d'oltre Manica spetta ai nuovi motori 8 cilindri della ricordata Coventry-Climax e della B.R.M., perché in fatto di telai è da parecchi anni che i tecnici inglesi sono all'avanguardia.

 

Alla corsa sono iscritti venti piloti, tra cui Phil Hill, Baghetti e Rodriguez su Ferrari; Bonnier, Gurney, De Beaufort e Ben Pon (un olandese sconosciuto, quest'ultimo) su Porsche: McLaren e Maggs su Cooper: Clark, Taylor, Brabham, Trintignant, Ireland, Gregory e Seidel su Lotus: Graham Hill e Ginther su B.R.M.

 

Il circuito di Zandvoort, ricalcato tra le dune del Mare del Nord, ha lo sviluppo di 4193 metri. Il record sul giro appartiene a Clark su Lotus a 138.060 km/h di media. Nel 1961 la gara fu vinta dal compianto Wolfgang Von Trips. Sempre domenica, ma soverchiato dall'interesse per la gara mondiale, si disputerà sul circuito di Posillipo il Gran Premio di Napoli, sempre per macchine della Formula 1. Anche nella corsa partenopea, venti saranno i piloti alla partenza, tra cui i due ufficiali della Ferrari: Lorenzo Bandini (opportunamente non messo di fronte a Baghetti) e Willy Mairesse, che partono con il favore del pronostico; contro una muta di piloti di un certo valore, come gli inglesi Burgess (Cooper), Parnell (Lotus), Campbell (Emerson), lo svizzero Siffert (Lotus) e gli italiani Vaccarella (Porsche), Gavoni (Emerson), Walever (Cooper) e Carlo Mario Abate, finalmente al volante di una Formula 1: la Lotus-Climax della Scuderia. Serenissima.

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In questo primo Gran Premio la Ferrari presenterà una vettura pressoché identica a quella della stagione precedente con un motore da 220 cavalli, nonostante avesse annunciato la creazione di un propulsore a quattro valvole, invenzione che però non viene presentata dal team di Maranello in quanto non ancora completata. La prima grande sorpresa di questa stagione viene dalla Lotus che correrà con la rivoluzionaria 25, caratterizzata dal nuovo telaio in lamiera di alluminio con rinforzi in acciaio, con il fine di rendere la vettura più leggera, e un propulsore V8 da 180 cavalli.

 

Questa vettura, guidata da Clark, fa sembrare obsoleta la Lotus 24 presentata a Bruxelles. Più stretta rispetto alla monoposto precedente, con la sospensione anteriore imbullonata sulla parte anteriore, così come quella posteriore fissata al retro della vettura, e il motore V8 targato Coventry-Climax che si trova dietro il sedile del pilota ed è facilmente raggiungibile dai meccanici, la Lotus appare come il principale rivale del team di Maranello. Il motore V8 della casa inglese ha inoltre un aggiornato sistema di carburazione a quattro valvole montate trasversalmente secondo la configurazione di Weber. 

 

Grandi novità vengono apportate dalla Cooper alla vettura di McLaren: anch'essa fornita di un motore V8 Coventry-Climax e della configurazione di Weber, si distingue dalle altre vetture per i tubi di scarico del motore rivolti verso il basso, anziché verso l'alto. Braham risulta iscritto privatamente a questo Gran Premio, a bordo di una Lotus 24 motorizzata V8 Climax, ovvero la monoposto più moderna in pista, prima che Chapman presentasse la propria monoscocca. La vettura di Braham risulta simile alla UDT-Laystall di Ireland, una nuova Lotus 24 Climax.

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La B.R.M. presenta due modelli differenti. La vettura di Graham Hill dispone di un nuovo propulsore a otto cilindri da 190 cavalli, mentre Ginther guiderà la monoposto del 1961 riadattata per poter usufruire del motore V8 . A sfidare la Lotus nel campo delle innovazioni tecniche c'è la Porsche di Bonnier e Gurney; essa presenta le tanto attese monoposto piatte a otto cilindri raffreddate ad aria e, nonostante il motore non risulti modificato, offre un telaio completamente rivisitato, la cui ristrettezza è dettata dalla larghezza del motore orizzontalmente contrapposto. Anche le sospensioni risultano sviluppate, grazie alle innovative barre di torsione: nella zona anteriore una forcella impernia sul telaio e permette la torsione di una barra longitudinale montata accanto al tubo del telaio superiore. La forcella si estende verso l'interno a formare un bilanciere simile a quello della Lotus che comprime un armonizzatore ed è inoltre appaiata ad una piccola barra antirollio. Sul retro si scorgono quattro tubi di scarico dal largo diametro e la carrozzeria argentata ha subito piccoli aggiornamenti verso un design più moderno.

 

C'è inoltre un noto marchio debuttante: la Lola motorizzata V8 Coventry-Climax, guidata da Salvadori e Surtees. Tra le venti vetture che parteciperanno alla competizione doveva essere presente Trintignant, ma la sua nuova vettura, una Lotus 24 con motore V8 Climax, non era ancora pronta, mentre la Lotus 21 non avrebbe fatto in tempo a raggiungere il circuito per la gara e la vettura a quattro cilindri presa in prestito per il Gran Premio di Pau era stata riconsegnata alla UDT. Avendo negato l'accesso al Gran Premio a Jack Lewis e alla sua V8 B.R.M. e dovendo contattare un pilota che completasse la griglia di partenza, giovedì sera gli organizzatori chiedono a Lewis di presentarsi al Gran Premio. Ovviamente la vettura B.R.M. non è pronta per correre, perciò Lewis giunge al circuito con una Cooper-Climax a quattro cilindri. 

 

Il Gran Premio d’Olanda, nominato Gran Premio d’Europa, apre per la prima volta una stagione di Formula 1. La B.R.M. è avvantaggiata rispetto agli altri team, avendo completato alcuni test privati proprio sul circuito di Zandvoort, solo due settimane prima. La superiorità del team britannico si nota già da venerdì, in cui dominano la sessione di prove, mentre Lotus e Ferrari si trovano in difficoltà per colpa del forte vento. Il team di Maranello, inoltre, riscontra qualche problema con i suoi piloti, in quanto Baghetti e Rodriguez non avevano mai corso a Zandvoort prima di allora e non conoscono il tracciato.

 

Conclusa la prima sessione di allenamenti, Graham Hill registra il tempo più veloce, percorrendo un giro di pista in un 1’33”. Dopo una mattinata di prove, i team iniziano ad apportare le prime modifiche alle proprie monoposto: nei box della Cooper vengono adattati i carburatori alla nuova vettura, in Ferrari si lavora sulla scatola del cambio, mentre i meccanici della Lola tentano di finire la monoposto di Salvadori in tempo per il Gran Premio. La squadra che pare più in difficoltà è la Porsche, che cerca di capire come modificare il proprio assetto dopo le numerose lamentele da parte dei piloti. Il motore rivoluzionario del team Porsche pare funzionare efficientemente, ma i due piloti non sono a loro agio con la gestione della vettura, che deve ancora essere aggiornata.

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L'atmosfera di fremente eccitazione tipica del primo weekend di gara non è condivisa da tutti: Taylor, durante la sessione pomeridiana, riesce a completare un solo giro a bordo della propria monoposto, prima che il motore V8 Climax inizi ad avere problemi con una delle valvole e Gregory rientra ai box dopo pochi minuti, con un pistone rotto. Migliorato l'assetto della propria monoposto, Gurney torna in pista e segna un tempo di 1’34”7, due secondi più veloce di quanto fosse lo scorso anno con la sua vettura a quattro cilindri; il suo tempo viene battuto da Jim Clark, che a bordo della propria Lotus, registra un tempo di 1’33”6. La gioia di Clark dura pochi secondi, ovvero fino a quando Graham Hill taglia il traguardo con un giro di pista percorso in 1’32”6. Nel frattempo, Phil Hill si dimostra un secondo più veloce dei compagni di squadra, ma la Ferrari arranca nelle retrovie con un tempo di 1’35”.

 

La Lola invece riscontra alcuni problemi ed entrambe le vetture rientrano ai box, nel tentativo di riuscire a migliorare le proprie prestazioni più tardi, nonostante il tempo di Surtees, 1’35”, equivalga al miglior tempo della Ferrari. Alle ore 5:30 pm si conclude la prima e interessantissima giornata di prove di questa stagione, con sette piloti che sono riusciti a battere il record della pista stabilito nel 1961 da Jim Clark, in 1’35”5.

 

Sabato pomeriggio, la pioggia e un vento che si fa sempre più disturbante impediscono di disputare le prove ufficiali: solo qualche pilota tenta di percorrere la pista, tornando però ai box poco dopo. Clark scende in pista per provare a migliorare i propri tempi, ma torna ai pit in seguito a un preoccupante rumore della scatola del cambio. La Porsche e la Ferrari non riescono a abbassare i tempi registrati venerdì, al contrario della Lola e di Brabham, con Surtees che inizia ad avvicinarsi al tempo di Graham Hill. La B.R.M. è però ai box per alcune modifiche e quando è finalmente pronta a scendere in pista, Surtees registra un tempo di 1’32”5.

 

McLaren tenta di raggiungere Surtees, ma durante il suo giro lanciato il cambio si rompe e finisce col colpire la zona posteriore della vettura di Maggs. A fine sessione è la Lola di Surtees a conquistare la pole position, seguita da Graham Hill a un decimo di distanza e da Clark; delude invece il risultato della Ferrari, che si trova in quarta e in quinta fila.

 

Domenica 20 Maggio 1962, all'ora di pranzo il team Lotus è in apprensione, poiché dal motore della vettura di Taylor fuoriesce del fumo, anche a causa della mancanza di pressione dell'olio. Durante il giro di ricognizione poi, alla B.R.M. di Graham Hill si rompe un collettore di scarico, e non potendo sostituirlo in alcun modo il pilota è costretto a schierarsi ugualmente in griglia. 

 

Alle ore 3:15 pm tutte e venti le monoposto si trovano sulla griglia di partenza, e con cinque minuti di ritardo il Gran Premio d'Olanda è pronto ad iniziare. Al via, Clark conquista la prima posizione, inseguito da Graham Hill, mentre Surtees fatica a procedere, a causa di alcuni problemi alla propria monoposto e viene superato dalla Porsche di Gurney. Al terzo giro Clark ha già un vantaggio di 2.5 secondi su Graham Hill e  la lotta per il terzo posto comprendeva ben sette macchine.

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Un giro più tardi Pon e Rodriguez vanno in testacoda, con il ritiro del primo, mentre il pilota Ferrari impiega due giri prima di riuscire a liberarsi dalla sabbia. Durante questa manovra Brabham entra in contatto con la vettura di Rodriguez e danneggia in modo pesante la propria Lotus. L’impatto lo costringe al ritiro. A decimo giro McLaren riesce a conquistare la quarta posizione, prendendo un margine importante da Surtees, inseguito da Taylor. Il pilota della Lola non deve però preoccuparsi troppo di questo rivale, che poco dopo va in testacoda e rientra in pista alle spalle di Phil Hill. La gioia di Surtees dura poco, perché a causa della rottura della forcella anteriore perde il controllo della propria monoposto e impatta ad alta velocità contro le barriere protettive, ma senza riportare ferite. 

 

Le prime quattro posizioni sono occupate da quattro team differenti: Lotus, B.R.M., Porsche e Cooper, tutte monoposto aventi un motore a otto cilindri. Un nuovo colpo di scena di questo Gran Premio viene registrato durante l’undicesimo giro, dopo i pit stop, con Clark che è costretto a rientrare ai box per un guasto al cambio che lo costringe a perdere dieci giri prima di poter ripartire. Altri piloti risentono di problemi al cambio, come Gurney e McLaren. Nel frattempo Surtees ha fatto ritorno ai box e ha raccontato a Parnell, il team principal, dell'incidente. La squadra decide così di chiamare Salvadori ai box e di ritirare la macchina, in modo da evitare un eventuale incidente.

 

Con Clark ancora fermo ai box e Gurney che è rientrato ai box per il problema alla scatola del cambio, Graham Hill si trova in prima posizione e corre una gara solitaria, mentre dietro di lui, Phil Hill conquista la terza posizione su Ireland e si avvicina a McLaren, che continua ad avere difficoltà con l’utilizzo del cambio. Al giro diciassette, Gurney torna in pista e tre giri più tardi anche Clark esce dai box.

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Sono solo sette le vetture che percorrono lo stesso giro del leader della corsa: McLaren, con dodici secondi di distacco, Phil Hill, con ventitré secondi, Ireland, a trentuno secondi da Graham Hill, Taylor, a quarantadue secondi, seguito da Baghetti, Gregory e Maggs, con il resto dei piloti doppiati. Bonnier, esasperato dalla situazione, rientra ai box lamentandosi di un problema al posteriore della macchina, ma i meccanici, non riuscendo a trovare niente di mal funzionante, lo rimandano in pista. Prima che Phil Hill riesca ad avvicinarsi all’avversario, al ventesimo giro McLaren è costretto a ritirarsi.

 

La situazione si stabilizza per circa dieci giri, finché al trentesimo passaggio Taylor si avvicina ad Ireland e lo sorpassa, mettendosi all’inseguimento di Phil Hill. Il pilota americano riesce a ridurre la distanza con Graham Hill e al cinquantaquattresimo giro lo sorpassa, ma dopo un solo giro deve cedere nuovamente la prima posizione al pilota della B.R.M. Al sessantunesimo giro Taylor raggiunge la Ferrari di Hill, e dopo pochi giri si porta in seconda posizione. A venti giri dalla fine Ireland esce di pista dopo un bloccaggio alla gomma anteriore sinistra e supera in volo il muro di protezione, finendo nella terra che circonda il circuito.

 

Nonostante la monoposto sia in gran parte distrutta, il pilota ne esce incolume. Non è però l’ultimo incidente del Gran Premio: durante il settantaduesimo giro, Taylor accompagna Ginther fuori dal tracciato durante un tentativo di sorpasso, e due giri dopo, nel corso del settantasettesimo giro, Rodriguez vola contro la rete di protezione, sfondandola ad una velocità di 200 km/h, in un punto in cui vi sono numerosi spettatori, ma fortunatamente il bolide si ferma contro gli sbarramenti protettivi senza tuttavia procurarsi alcuna lesione. La Ferrari del messicano esce in piena velocità dalla carreggiata e dopo una sbandata sulla sabbia finisce contro il ciglio dove si allineano centinaia di spettatori. Dal luogo dell'incidente si alza una colonna di fumo e si teme il peggio, ma il servizio sanitario fa ben presto sapere che non si sono avute vittime.

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Le posizioni non variano fino alla fine della corsa e Graham Hill vince il Gran Premio d’Olanda. Tagliato il traguardo, i meccanici della Ferrari raggiungono rapidamente la vettura di Phil Hill, che sta perdendo olio da quasi dieci giri. Le vetture inglesi si sono dimostrate migliori di quelle italiane, soprattutto della Ferrari, che in questo circuito lento ha risentito della mancanza di un buon telaio.

 

Il Gran Premio automobilistico d'Olanda, prima prova della stagione valevole per il campionato mondiale Formula 1, è dunque vinto dall'inglese Graham Hill, al volante di una B.R.M. Il successo inglese è sottolineato e confermato dal secondo posto della Lotus-Climax di Trevor Taylor, che precede l'americano Phll Hill, Campione del Mondo e numero uno della squadra ufficiale della Ferrari.

 

Dopo le risultanze delle prove ufficiali del Gran Premio automobilistico d'Olanda, non era possibile accordare alle Ferrari che un assai piccolo margine di possibilità vittoriose, nella prima prova valevole per il campionato mondiale 1962. Questo margine era rappresentato dal fattore relativo alla tenuta meccanica, che sulle monoposto italiane, collaudate da una stagione trionfale, non lasciava dubbi, mentre era lecito avanzarne per le nuove macchine inglesi di Formula 1. Nel corso delle prove, dunque, ben sette piloti delle vetture britanniche, oltre a Gurney su Porsche, erano riusciti a fare meglio dei tre piloti della Ferrari, PhiI Hill, Rodriguez e Baghetti. Ora, ci sarebbe voluta una bella dose di ottimismo per credere che le vetture italiane sarebbero riuscite a fare in corsa quello che non erano riuscite a fare nelle prove. Si ha un bel dire che gli allenamenti contano poco, che la gara è sempre un'altra cosa: le situazioni tecniche si delineano in base alle cifre, e le cifre - come in questo caso - possono non ammettere equivoci.

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Difatti, il Gran Premio d'Olanda ha confermato le indicazioni generali della vigilia, ed ha anche confermato che le Ferrari potevano in realtà far conto essenzialmente sulle loro doti di resistenza. Perché molte vetture inglesi hanno mostrato problemi tecnici, e si deve a questo se alla resa del conti Phil Hill e Baghetti sono riusciti a conquistare il terzo e quarto posto nella classifica.

 

Il circuito di Zandvoort è quasi sempre stato stranamente ostico alle Ferrari, ma questo rilievo ha scarso valore. I temuti progressi degli inglesi, già delineatisi nelle prove pre-campionato, sono stati di proporzioni vistose: questa la realtà da affrontare. I nuovi motori otto cilindri della B.R.M. e della Coventry-Climax sembrano molto prossimi, in fatto di potenza, al sei cilindri italiani, e quasi tutti i costruttori d'oltre Manica hanno anche impostato nuovi telai ancora più efficienti di quelli dell'anno scorso. In queste condizioni, non è tanto il caso di trarre severi giudizi sulle Ferrari (lo sport del motore è una continua alternativa di risultati), che continua a battersi con indomito coraggio su tutti i fronti dell'automobilismo agonistico (Formula 1, sport, gran turismo), mentre i costruttori britannici hanno concentrato le loro energie unicamente nel settore della Formula 1.

 

C'è piuttosto da riconoscere onestamente il valore degli avversari e pensare all'avvenire. La Casa di Modena sta preparando nuove armi: non rimane che augurarsi possa utilizzarle al più presto, per' che non è il caso di farci illusioni sulle prossime gare mondiali, salvo forse per quelle che si disputeranno su tracciati molto veloci, nei quali i motori italiani possono avere qualche vantaggio dalla maggior potenza disponibile (non molta, in verità) rispetto agli inglesi. La vittoria della B.R.M. - e del bravissimo Graham Hill - in Olanda, riporta in primo piano questa Casa che da tanti anni si sta impegnando per conquistare un posto tra i primi.

 

In verità, fin ora aveva collezionato una serie lunghissima di delusioni, pur realizzando macchine tecnicamente degne di ammirazione. Con tenacia tutta britannica, la BRM è adesso arrivata a preparare un mezzo meccanico di prim'ordine, dotato di un motore a 8 cilindri a V e alimentato per iniezione, che in otto giorni ha collezionato due vittorie: a Silverstone e a Zandvoort.

 

Ma i progressi non riguardano soltanto la B.R.M.: anche la Lotus e la Cooper (cui si è aggiuntai adesso la promettente Lola) hanno migliorato i loro telai, come accennato; e dal canto suo la Coventry-Climax è riuscita a mettere a punto il motore 8V iniziato l'anno scorso e che viene appunto montato dal costruttori inglesi (eccetto B.R.M.) sulle loro vetture di Formula 1.

 

Rimane la questione del piloti, che al di là della Manica continuano a crescere: a parte Graham Hill, che non è l'ultimo arrivato, ecco affacciarsi alla ribalta sulla difficile scena delle corse un Clark, un Trevor Taylor, un Maggs. Mentre l’Italia può offrire soltanto un Baghetti e un Bandini, ma sarà bene attendere ancora prima di illustrarli con la qualifica di assi. E a proposito di piloti, Rodrlguez comincia a far paura sul serio, con la sua incontrollata irruenza che finisce con il danneggiare l'equipe di cui fa parte, e che potrebbe danneggiare soprattutto sé stesso.

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Contemporaneamente, in Italia le Ferrari, confermando le previsioni della vigilia, dominano il XX Gran Premio Napoli, riservato alle vetture di Formula 1, valevole per il campionato italiano di velocità per conduttori. Vince il belga Willy Mairesse il quale, sfruttando la maggior potenza del suo mezzo, specialmente nei tratti in salita dei tortuoso circuito di Posillipcy riesce a strappare al compagno di squadra Lorenzo Bandini pochi secondi e la vittoria nel Gran Premio Napoli.

 

Tutta la gara è animata dal duello dei due portacolori della Ferrari, Bandini e Mairesse, che già nelle prove ufficiali avevano mostrato di essere nettamente i migliori in gara. È un duello entusiasmante, condotto a ritmo elevatissimo che opera subito una netta selezione. I due bolidi rossi non hanno avversari; questi dominato la corsa dal primo all'ultimo giro in una elettrizzante galoppata. Resistono solo l'inglese Keith e l'italiano Abate, doppiati rispettivamente al quarantaquattresimo ed al trentacinquesimo giro.

 

Al terzo posto si classifica l'inglese Keith su Cilby-Climax, seguito dal pilota italiano Abate su Porsche che esordisce su di una vettura di Formula 1, disputando una bella gara. Bandini e Mairesse si dividono il primato del giro più veloce percorrendo i 2500 metri del circuito di Posilllpo in 1'18"1 alla media 115.486 km/h.

 

Olivia Carbone

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