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#675 2001 Germanian Grand Prix

2021-04-02 01:00

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#675 2001 Germanian Grand Prix

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Nei giorni di avvicinamento al Gran Premio di Germania, in programma il 29 Luglio 2001 sul circuito di Hockenheim, proprio in Germania gira voce di un’offerta da parte della Jaguar a Mika Hakkinen per la stagione 2002. Ma anche in Italia si agita il mercato piloti, tanto che si ha la notizia della promozione del ventenne Felipe Massa nella squadra Alfa Romeo per il Superturismo, la N Technology. Il 18 Luglio 2001 Massa prova a Varano, sotto la supervisione di Giovanardi. Il brasiliano sembra avviato a grandi traguardi, al punto che viene dato quale sicuro collaudatore della Ferrari nel 2002, con Badoer destinato alla Minardi, che secondo alcune indiscrezioni potrebbe essere motorizzata Ferrari. Ancora mistero, invece, per quanto riguarda il secondo pilota della Toyota, che nel 2002 dovrà affiancare Mika Salo nella stagione del debutto del team giapponese. A sperare è il collaudatore Allan McNish.

 

A Monza, invece, la sessione di test a cui prendono parte i team di Formula 1 viene caratterizzata da un pauroso incidente che vede protagonista Michael Schumacher. Chi lo osserva da vicino di ritorno dal centro medico dell'autodromo, lo descrive bianco, pallido come uno straccio. Sicuramente scioccato, ma illeso. Senza nemmeno un graffio dopo una botta terribile, alla Variante della Roggia, mentre con la sua Ferrari viaggiava a 310 km/h. Un impatto forte, forse ancora più cruento di quello dell'11 Luglio 1999 alla curva Stowe di Silverstone, quando Schumacher si ruppe tibia e perone della gamba destra.

 

Allora furono i freni a tradirlo ma stavolta, secondo una nota diffusa dalla scuderia di Maranello, sarebbe stata un'improvvisa perdita di aderenza delle ruote posteriori, che, come risultato, ha fatto sbattere il tedesco prima contro il guard-rail e poi, dopo aver strisciato per tutta la via di fuga e aver perso la ruota anteriore destra, contro la barriera di gomme. Un urto spaventoso, al punto che la Ferrari prima di terminare la sua corsa ha piegato anche un palo che sorregge le reti di protezione, che immediatamente ha seminato il panico sia fra i meccanici ai box che fra i tifosi in tribuna.

 

Dopo, nella ricerca dei motivi dell'incidente, si viene a sapere che Maranello preferisce che le immagino dello schianto non vengano diffuse ed esclude qualsiasi cedimento meccanico della vettura (a caldo qualcuno parlava di sospensione), ma ovviamente la principale preoccupazione di tutti è accertarsi delle condizioni di salute del pilota, portato al centro medico in ambulanza e visitato per una mezz'ora dal professor Emilio Rovelli. Dopodiché, Schumacher rilascia la sua prima dichiarazione:

 

"Sto bene, è tutto okay".

 

E con una macchina di servizio ritorna fra gli applausi ai box. Parole rassicuranti, confermate poi da un bollettino diffuso dal centro sanitario che parla di buone condizioni. Resta però lo spavento, confermato dal fatto che Schumacher, dopo aver visto le immagini dell'incidente, la telemetria, consumato un rapido pasto e salutato suo fratello Ralf, preferisce interrompere i test e tornare a casa, in Svizzera, dalla moglie Corinna e dai due figli. Avrebbe dovuto girare a Monza altri due giorni, ma meglio stare a riposo e lasciare l’incombenza a Barrichello. Gianfranco Giletti, uno degli uomini della Croce Rossa che presidiavano la zona al momento dell’incidente, dichiara:

 

"Gli è andata davvero bene: la dinamica è stata davvero violenta, ma ci siamo rassicurati subito quando lo abbiamo visto uscire da solo dalla vettura".

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Micheal era appena salito sull'ambulanza quando è stato raggiunto da suo fratello: Ralf, osservando com'era conciata la vettura, non ha avuto un attimo di esitazione, ha rallentato ed è sceso per sincerarsi delle sue condizioni di salute. Riccardo Tombini, della Croce Rossa di Lecco, intervenuto a prestare i primi soccorsi al pilota della Ferrari, racconta:

 

"Si sono ritrovati qui, a bordo dell'ambulanza. Da come muoveva le mani gli spiegava la dinamica dell'incidente. Michael? Non sembrava particolarmente spaventato, gli abbiamo subito provato la pressione e i valori erano nella norma. Ha chiesto solo di poter riposare cinque minuti prima di tornare ai box, poi sono arrivati i dottori e gli hanno suggerito di seguirli al centro medico".

 

Che non fosse una giornata fortunata per chi portasse il cognome Schumacher lo provano anche le due improvvise fermate di Ralf, la prima per un guaio al motore e l'altra per il dechappamento della gomma posteriore sinistra. Sull’incidente di suo fratello Michael, aveva dichiarato a caldo:

 

"Beh, è chiaro che mi sono un po' spaventato e così sono sceso dalla macchina per sapere come stesse. Penso che ora avrà mal di testa e non credo che tornerà a provare domani, ma non escludo che si ripresenti qui nei prossimi giorni".

 

Il pilota della Williams coglie poi l'occasione per sottolineare come il punto dove è capitato l'incidente a suo fratello fosse stato messo sotto osservazione:

 

"Avevamo avanzato delle critiche sulla seconda chicane. Prevedo che dopo l'ispezione di Charlie Withing ci sarà qualche modifica".

 

Giancarlo Fisichella non ha visto l'incidente, ma è passato dalla Variante della Roggia qualche secondo dopo:

 

"E ho temuto il peggio, perché la macchina di Schumacher era incastrata sotto le barriere di gomma. Mi sono spaventato molto. Pensavo si fosse fatto davvero molto male. Dev'essere stata una botta terribile, perché la sua Ferrari era completamente distrutta. Mi è venuto in mente il mio incidente dell'anno scorso, sempre qui a Monza, più o meno nello stesso punto. Il mio fu pazzesco. Ma anche lui non deve avere scherzato".

 

Tanto è vero che Giancarlo è corso subito ai box Ferrari:

 

"Ero angosciato. Davvero mi sono venuti strani pensieri in testa. Avevo visto una macchina contro il muro, preoccuparsi è inevitabile. Così, appena ho completato il giro, ho chiesto notizie. Qualcuno mi ha detto che camminava e allora mi sono tranquillizzato anch'io".

 

È riuscito a vedere Schumacher?

 

"Dopo che è tornato dal centro medico. Mi sembrava zoppicasse. E penso che fosse sotto choc, visto che ha deciso di non girare più, di tornare a casa. Non gli ho parlato, ma quando sbatti ad una certa velocità, qualcosa dentro ti rimane. Monza è una pista molto veloce, ovunque tu esca, è sempre brutto. Perché viaggi a trecento all'ora".

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Il giorno dopo l’incidente, Michael Schumacher si sottopone a nuovi esami, che escludono qualsiasi danno fisico. Il pilota lamenta solo alcune contusioni ed indolenzimenti vari che lo hanno costretto a ricorrere alle cure del suo fisioterapista indiano Balbir. Dolori e nulla più, ma sufficienti per chiedere alla Ferrari di essere dispensato del tutto dai test di questa settimana. Pertanto, la sua prossima apparizione pubblica è prevista per mercoledì 25 a Mannheim, in Germania, dove è in programma una partita di calcio di beneficienza, mentre il ritorno in macchina sarà due giorni dopo, di venerdì, con l’inizio delle prove libere del suo Gran Premio di casa.

 

Ma la trasferta lombarda della Ferrari si complica ogni giorno di più: dopo aver messo momentaneamente fuori gioco Schumacher, il destino si diverte il giorno seguente a farsi beffa di Barrichello, che riesce a percorrere solo quattro o cinque giri sull'asciutto prima che un violento acquazzone si abbatta sul circuito. Dopodiché, Rubens è costretto a girare con l'asfalto bagnato, cosa che avrebbe potuto rappresentare anche una fortuna (nel caso in cui dovesse piovere in Germania o a Monza nella gara di Settembre) se la Ferrari non avesse già perso un giorno e mezzo dei quattro previsti, e se le previsioni del tempo non parlassero di maltempo anche per i giorni successivi. Durante la seconda giornata di test si sfiora un altro drammatico incidente, quando in mattinata sulla Jordan di Jarno Trulli va letteralmente a sbriciolarsi l’ala posteriore costruita appositamente per queste prove. Il pilota abruzzese commenta così l’incidente:

 

"Me la sono vista davvero brutta: a cinquanta metri dalla curva Ascari ho sentito la macchina accelerare improvvisamente. Ho frenato e si è messa a scodinzolare, così ho di nuovo lasciato il pedale senza però riuscire a perdere il controllo della vettura malgrado continuasse a zigzagare. Mi sono infilato in pieno sulla via di fuga, tagliando la chicane e la macchina si è alzata, ricadendo in pista. A quel punto ho guardato gli specchietti e mi sono reso conto che non c’era più l'ala dietro".

 

L'incidente di Trulli rinfocola le critiche dei piloti sulla pericolosità di Monza. Ralf Schumacher ribadisce:

 

"La via di fuga alla seconda variante non è sufficientemente lunga, anche se so che modificarla sarebbe un problema poiché bisognerebbe tagliare degli alberi e gli ambientalisti si opporrebbero. Ma la FIA sa che il problema esiste e spetterà ad essa avanzare delle proposte".

 

Eddie Irvine è sulla stessa lunghezza d'onda, con una premessa:

 

"Monza non mi piace, perché è un circuito noioso con lunghi rettifili dove superare è impossibile. Questa, con Hockenheim, è una delle piste pericolose per via delle alte velocità".

 

Proprio il nordirlandese ottiene quella più elevata, transitando davanti ai box a 336 km/h. Assai più blando il parere di Trulli:

 

"Quello di Michael e il mio sono incidenti che possono capitare quando, dopo aver corso su piste dove è necessario tanto carico aerodinamico, bisogna alleggerire le macchine per andare più forte in rettifilo".

 

Lo stesso dicasi di Barrichello:

 

"La pista è forse diventata un po' stretta ma Monza è sempre Monza, qui ci sono i tifosi e correrci con la Ferrari è qualcosa di speciale".

 

Tra i protagonisti manca David Coulthard, lontano dalla pista per un’infezione intestinale a causa della quale si vede costretto a dare forfait. A sostituirlo ci pensa il collaudatore Alexander Wurz, che affianca il fresco vincitore del Gran Premio di Gran Bretagna, Mika Hakkinen. Lo scozzese, ad ogni modo, aveva già avuto modo di chiarirsi con Trulli domenica sera a Silverstone, dopo il Gran Premio che li ha visti entrambi ritirati per via di un contatto alla prima curva. A tal proposito, Jarno dice:

 

"Mi ha fatto piacere perché è stata una conversazione piacevole e serena".

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Mentre a Monza proseguono i test, con Eddie Irvine che gira più veloce di tutti al volante della sua Jaguar in 1'24"530, a precedere Montoya, Hakkinen e Rubens Barrichello, quinto in classifica ma fermato da un guasto al motore dopo aver percorso ottantuno giri, Luca Badoer esegue prove supplementari per la Ferrari sul circuito di Fiorano, dove il pilota trevigiano completa settantatré giri e sedici simulazioni di partenza, con il miglior tempo in 1'00"412. Ma intorno all’incidente di Schumacher continua ad aleggiare un alone di mistero. La Ferrari, dopo avere posto l'embargo ai filmati delle telecamere del circuito interno, smentisce le voci secondo cui ci sarebbero stati contrasti con il pilota sulla prosecuzione delle prove:

 

"Se fosse per Schumacher, tornerebbe subito. Ma l'urto è stato serio ed è giusto che Michael si riprenda con l'assistenza del suo trainer personale per prepararsi al meglio al Gran Premio di Germania. Dove sarà sicuramente".

 

Questo comunicato non mette fine ai sospetti che i giornali tedeschi, Bild in testa, mettono in risalto con il titolo:

 

"Cosa nasconde la Ferrari?"

 

E poi:

 

"La versione ufficiale parla di un sasso che ha rotto il fondo piatto della monoposto, non un errore del pilota, ma gli esperti dubitano della spiegazione. Schumacher tace e la Ferrari fa di tutto per nascondere questo orrendo incidente".

 

Ad ogni modo, pochi giorni prima di partire per la Germania, Badoer conclude i suoi cinque giorni di test a Fiorano, percorrendo settanta giri, caratterizzati da quattro simulazioni di partenza. Partenza per la Germania che non riguarderà Heinz-Harald Frentzen, licenziato in prossimità del suo Gran Premio di casa. La Jordan, per sostituirlo, si affida al collaudatore Ricardo Zonta. Una scelta che viene diramata attraverso un comunicato ufficiale della scuderia irlandese:

 

"Questa stagione è stata disastrosa e dopo il Gran Premio di Gran Bretagna abbiamo avuto uno scambio di vedute con Heinz Harald che ha portato a questa decisione. Il contratto tra scuderia e pilota è stato per questo cancellato, con effetto immediato".

 

Per Frentzen non si è trattato di un anno particolarmente felice. Il pilota tedesco è solo decimo in classifica generale, con 6 punti raccolti dopo undici gare. Il suo compagno di squadra, Jarno Trulli, ne ha soltanto tre di più ma ha sempre dimostrato una certa superiorità sia nelle prove che in gara. Tutto il team, però, sta attraversando un momento difficile: indicata alla vigilia della stagione come terza forza del campionato, dopo Ferrari e McLaren, la Jordan, con evidenti problemi di affidabilità, non ha saputo mantenere le promesse, tanto che in classifica generale si ritrova dietro Williams e Sauber. E ora il team di Eddie Jordan cerca di correre ai ripari. Il primo, concreto provvedimento è il licenziamento di Frentzen, sostituito per scarso rendimento. Ma quest’ultimo non accetta le accuse, e attacca:

 

"Contesto tutte le ragioni che hanno portato al mio licenziamento; ho messo la questione nelle mani dei miei avvocati".

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Giunti in Germania, i due Schumacher sono attorno al tavolo della conferenza stampa FIA con Mika Hakkinen ad affiancarli. Michael esordisce dicendo:

 

"Fa piacere essere qui. Mi sono rilassato giocando a calcio, Polster mi ha dato dei palloni perfetti e ho perfino segnato, e questo mi ha tolto di dosso quello che restava dello stress per l'incidente di Monza. Non ho quasi più nessun fastidio ma il colpo è stato forte. Non ho avuto paura, quando mi sono fermato la prima preoccupazione è stata vedere se avevo qualcosa di rotto. Non ho pensato a niente altro, al campionato, ai punti, niente, soltanto a me. Non credo che il fatto di trovarmi qui in un circuito veloce simile a Monza mi condizionerà. Lo so perché l'incidente è successo e questo è importante. So anche che non è stato un mio errore. Qualcosa si è danneggiato sul fondo della macchina e non è stato possibile contare sulla stabilità generata dalla pressione aerodinamica. Stavolta i freni non c'entrano niente. È finita bene grazie alla grande sicurezza passiva della macchina. Di una cosa sono certo: se avessi avuto quella del 1999 (quella dell'incidente di Silverstone; n.d.r.) non me la sarei cavata tanto bene, penso che adesso mi troverei in una vacanza forzata. Ora, invece, devo soltanto dimenticare".

 

Per Michael, questo di Hockenheim potrebbe essere uno dei fine settimana più importanti della stagione, ma è scontato che lui non si lasci andare fino ad ammetterlo:

 

"Questo è un posto speciale, non dico il contrario. Qui ho un gran ricordo della vittoria del 1995, il primo tedesco che ci è riuscito sono stato io. Dopo aver tagliato il traguardo la mia Benetton si fermò e venni trainato per il resto del giro: che quindi fu un giro lentissimo e per questo molto bello. Da allora non ho più vinto qui. Farlo domenica avrebbe una serie di significati importanti, ma soprattutto sarebbe la mia cinquantunesima vittoria".

 

In questa gioiosa atmosfera da festa germanica, la vicenda di Frentzen rappresenta una nota sgradevole. Non capita tutti i giorni di essere licenziati da un Gran Premio all'altro e proprio sotto gli occhi del pubblico di casa. A tal proposito, Schumacher afferma:

 

"Non è carino quello che gli sta capitando, ma chi conosce Jordan non credo che si stupirà più di tanto. Frentzen ora dovrà fare i conti con questa situazione non gradevole, mi dispiace per lui. Però potrebbe trovare una soluzione migliore di quella che aveva prima. Con Jordan fatti del genere erano già accaduti un paio di volte. Lui ha due facce, una è quella piacevole del personaggio brillante e spiritoso, l'altra è quella dell'uomo d'affari che fa i suoi interessi e quelli degli sponsor. Quando Ralf correva nella sua squadra io ho vissuto da vicino vicende del genere. Si discuteva e Jordan cercava soltanto il suo vantaggio personale. Comunque ognuno è libero di vederla come gli pare".

 

Todt sostiene che, d'ora in poi, non sarà obbligatorio vincere a tutti i costi, è d'accordo?

 

"Io cercherò sempre di arrivare davanti a tutti, se poi mi trovassi ad essere mezzo secondo più lento, siccome non sono un mago, dovrei gestire la situazione. Quello che è certo è che io cerco di andare sempre al limite. Qui ad Hockenheim potrebbe vincere Schumacher, almeno uno dei due".

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Per la prima volta in questa stagione, i motorhome gialli della Jordan sono presi d'assalto da un nutrito gruppo di persone, che cercano di capire cosa mai abbia spinto la scuderia irlandese a lasciare a piedi Frentzen proprio alla vigilia del Gran Premio di casa. E in mezzo a questa folla, facilmente individuabile grazie all'appariscente camicia arancione, si aggira Jarno Trulli. Perplesso e spaesato quanto Ricardo Zonta, promosso titolare nonostante Eddie prenda accordi con Jean Alesi per il prosieguo della stagione. La ragione ufficiale del licenziamento deriva dal rifiuto da parte del pilota tedesco di effettuare una visita medica prima dell'inizio della stagione. Il pilota italiano ammette:

 

"Non mi fa piacere questa situazione, ma io cerco di concentrarmi sul mio lavoro e di finire bene il campionato, contribuendo con i miei punti a conquistare il quarto posto nella classifica costruttori che sarebbe un piazzamento di tutto prestigio".

 

Fallito l'obiettivo di entrare nei primi sei a Silverstone sul circuito che dista poche centinaia di metri dalla sede della scuderia, Jarno ci riprova su un circuito che conosce molto bene:

 

"Questa, e non Monza o Imola, è la mia vera pista di casa".

 

Ed è difficile dargli torto, dall’alto delle sei gare vinte ai tempi della Formula 3. Era il 1996 e il pescarese indossava la tuta del junior team della Benetton:

 

"C'erano centomila persone a vedere quelle corse, sembrava di essere ai Gran Premi".

 

Poi con la Formula 1 è stato diverso: solo una volta su quattro partecipazioni Jarno è finito in zona punti, la prima nel 1997 quando guidava la Prost-Mugen dell'infortunato Panis. Poi guasti, ritiri, delusioni (nel 2000 venne penalizzato senza motivo). Questa sarà la volta buona?

 

"I test di Monza sono andati bene, ma è anche vero che io ho una macchina un po' scorbutica. Quando ti aspetti che le cose vadano male, ti sorprende positivamente e quando credi di fare un ottimo risultato, delude".

 

Un balzo avanti nelle ultime corse c'è stato, ammette Jarno, ed il merito è della Bridgestone. Uno dei grossi guai della EJ 11 era quello di consumare eccessivamente le gomme ma le ultime, preparate per Magny-Cours e Silverstone, sembrano aver eliminato il problema.

 

"Sappiamo che Ferrari, McLaren e Williams sono ancora davanti, ma qui speriamo di avvicinarle".

 

Novità sulla macchina? Una sola ma piuttosto preoccupante:

 

"Avrò l'ala dietro uguale a quella che si è staccata a Monza. Paura? No, se l'hanno portata qui è perché hanno trovato la causa del guasto".

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Sui lunghi rettilinei di Hockenheim, potrebbe esaltarsi il gran motore preparato d BMW per la Williams. Ne sono orgogliosi i tecnici di Monaco, lo elogiano Patrick Head e Frank Williams. Dicono sia il più potente della Formula 1, se ne favoleggiano i cavalli, pare abbia superato la mitica soglia degli 850. Su questo propulsore scommettono sia Ralf Schumacher che Juan Pablo Montoya. Il colombiano dichiara:

 

"I test di Monza hanno confermato che sulle piste veloci il motore è il nostro asso nella manica, e qui siamo certi di essere tra i favoriti".

 

Dopo il quarto posto a Silverstone ed il rimpianto per non esser riuscito a salire sul podio, Montoya pensa alla rivincita, proprio nella terra del suo compagno-rivale Ralf Schumacher:

 

"Sia chiaro: la nostra è sana competizione. L'episodio di Silverstone, quando Ralf ha preferito non darmi strada, in accordo con la squadra, è archiviato senza problemi. Ha deciso la scuderia, mi basta così. Posso dire: ci stimoliamo a vicenda e questa pressione l'uno sull'altro è un bene per la squadra. Chiaro che ognuno di noi vuole vincere".

 

Dopo averci gareggiato in F.3000, Montoya torna per la terza volta ad Hockenheim:

 

"Penso d'avere capito abbastanza la Formula 1 e di poter dire che voglio vincere. Anche se c'è poco da discutere: Michael Schumacher è sempre l'uomo da battere. È il pilota più saggio e più veloce, ha una gran macchina e una squadra fortissima".

 

Questa però, è di nuovo, per eccellenza, la sfida tra i fratelli Schumacher. Anche Ralf non fa mistero di considerarsi tra i favoriti:

 

"Mi sta bene questo ruolo su questa pista, che fa proprio per noi. Qui è il motore che conta. L'aerodinamica non è predominante e anche le gomme, sull'asciutto e con temperature molto alte, non dovrebbero riservare sorprese".

 

Archiviati i polemici rimpianti per il quarto posto al Nürburgring, con la penalizzazione dopo lo sbaglio in uscita dai box e le manovre tutt'altro che fraterne del fratello Michael per tenerlo dietro, Ralf è determinato a ricambiare ad Hockenheim la passione dei suoi molti tifosi:

 

"Qui, quando si sfreccia nel Motodrom, l'atmosfera che ci circonda è unica. Hockenheim non è un circuito particolarmente eccitante, dal punto di vista delle capacità di guida, ma dà buone possibilità di sorpasso. La cosa più difficile, in questi due giorni prima della gara, sarà quella di trovare un assetto giusto, che permetta di possedere la giusta aderenza sul Motodrom e sviluppare la massima velocità sui lunghissimi rettilinei. Ma proprio questa caratteristica del circuito dovrebbe fare al caso nostro".

 

Certamente, Ralf non dimentica una realtà meno brillante, nella pur positiva stagione sua e della Williams-BMW: la notevole incidenza di uscite per guasti meccanici. Lui stesso, pur avendo vinto due gare, è arrivato sinora soltanto cinque volte al traguardo, Montoya appena tre. Ma Ralf considera la circostanza, tutto sommato, normale:

 

"Dopo il primo anno in Formula 1 volevamo capire a quale punto siamo arrivati. Per questo è necessario correre qualche rischio in più e può capitare talvolta di sbagliare la mira e fare un passo indietro. Ma meglio un passo indietro e due in avanti che soltanto uno indietro".

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Nelle prove libere di venerdì 27 luglio 2001 è Eddie Irvine a registrare la miglior prestazione di giornata. Il nordirlandese gira in 1'41"424, 63 millesimi meglio di Montoya, secondo. Quarto e quinto, rispettivamente, Barrichello e Michael Schumacher. Solo decima, invece, l’altra Williams di Ralf Schumacher, il quale perde tutta la seconda sessione di prove a causa di un errore alla chicane che lo costringe a parcheggiare nella via di fuga. Terzo tempo per Mika Hakkinen, che conferma il buon momento di forma suo e della McLaren, tornati alla vittoria a Silverstone due settimane prima. Barrichello e Schumacher pagano oltre mezzo secondo da Irvine; tuttavia, in casa Ferrari si lavora maggiormente sul miglior assetto in vista della gara, quindi tanta benzina a bordo senza cercare il giro veloce. Il direttore tecnico Ross Brawn, a fine giornata dichiara:

 

"Il problema da risolvere a Hockenheim è quello di trovare il giusto equilibrio. Questo è un circuito in cui al settantacinque percento serve un basso carico aerodinamico e per il venticinque percento un alto carico. Oggi abbiamo provato entrambi i tipi di gomme a disposizione e c'è una chiara differenza: credo che le nostre idee per domani e domenica siano abbastanza chiare. Con più grip dalle gomme si può avere meno carico aerodinamico e quindi una maggior velocità in rettilineo".

 

Nessuna preoccupazione tra gli uomini della Ferrari per il guasto all'impianto idraulico di alta pressione che rallenta Barrichello negli ultimi otto minuti della seconda sessione di libere. Il pilota brasiliano commenta così le sue prove:

 

"Oggi non sono riuscito a girare a lungo, soprattutto nel pomeriggio. Questa mattina le cose sono andate molto bene. La macchina era decisamente buona. Qualche problema l'ho avuto nella seconda ora, quando a causa di un problema idraulico ho perso gli ultimi dieci minuti a disposizione. Abbiamo ancora qualcosa da definire per quanto riguarda le regolazioni dell'assetto ma sono fiducioso per le qualifiche di domani".

 

Ma se le gomme Bridgestone non sono perfettamente competitive, Michelin sembra essere in netto vantaggio grazie ad una scelta radicale che prevede gomme molto morbide. I giapponesi sono stati più conservatori, portando praticamente le stesse gomme della gara corsa al Nurburgring. Poca innovazione per una ragione molto semplice: non voler rischiare. Schumacher largamente in testa al mondiale non deve correre rischi. Deve andare tranquillo fino al traguardo.

 

Secondo o terzo sul podio? Potrebbe andare benissimo. Questo lascia presagire che i veri protagonisti potrebbero essere Ralf e Montoya. Forse con Hakkinen che non ha niente da perdere. Situazioni che andrebbero tutte a meraviglia per la Ferrari e per Schumacher, visto che l'obiettivo è uno solo: tenere dietro Coulthard. Potrebbe dunque anche saltare lo storico appuntamento che perseguita Michael: vincere il cinquantunesimo Gran Premio e uguagliare il record di Alain Prost.

 

Tutte le scuderie portano in pista alettoni studiati appositamente per i tracciati di Hockenheim e di Monza, caratterizzati da lunghi rettilinei e poche curve guidate. La Ferrari utilizza per la prima volta in gara la versione più potente del proprio motore, fino a questo momento riservato solo alle qualifiche. La scuderia italiana presenta inoltre un nuovo profilo estrattore posteriore, mentre Panis collauda un innovativo pedale del freno azionabile utilizzando entrambi i piedi.

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Sabato 28 Luglio 2001 i pronostici per la sessione di qualifiche vengono rispettati: Juan Pablo Montoya conquista la prima pole position della carriera, girando in 1'38"117, più veloce di soli 19 millesimi rispetto al compagno di squadra Ralf Schumacher, secondo, a completare una prima fila tutta Williams-BMW. Terzo si piazza Mika Hakkinen, davanti alla Ferrari di Schumacher, che si consola con il quinto posto ottenuto dal suo diretto inseguitore in classifica, Coulthard. Sesto piazzamento per l'altro pilota della Ferrari, Rubens Barrichello, seguito da Räikkönen e Heidfeld. In nona e decima posizione si schiereranno de la Rosa e Trulli, quest'ultimo rallentato dalla rottura del motore durante la sessione. A fine sessione, Michael commenta così la sua qualifica:

 

"Sono sette decimi più veloce di Coulthard e questo mi sembra la cosa migliore. Noi abbiamo fatto una prestazione normale. Mi sembra che oggi di straordinario ci sia la performance delle Williams. Questo è quello che scompagina un po' le cose. Certo mi piacerebbe vincere qui ad Hockenheim, non l'ho mai fatto con la Ferrari, però dobbiamo anche guardare al Mondiale: considerato che la McLaren è dietro di noi, va abbastanza bene".

 

Forse ci si aspettava di più dal novo motore portato in Germania dalla Ferrari, ma in ogni caso, a preoccupare la scuderia di Maranello è altro: piccoli guai ai freni e pacchetto aerodinamico che non rende, Jean Todt ammette:

 

"Certo che ci piacerebbe vincere anche qui, ma perché rischiare?"

 

D’altronde, l'unico pericolo per Schumacher è Coulthard, che gli parte alle spalle. Tutto quello che è chiamato a fare Michael è non farsi superare. Ma potrebbe succedere e allora la Ferrari ragioniera potrebbe soffrire un po'. Sempre dall'alto dei suoi 37 punti di vantaggio. Potrebbe essere proprio questa la tattica segreta per far durare la suspense del mondiale fino all'ultima gara? Jean Todt taglia corto:

 

"Vogliamo vincere questo mondiale più presto possibile, e se Bernie Ecclestone mi chiedesse di tirarlo per le lunghe gli direi no. Anche se me lo chiedesse sua moglie".

 

È grande la soddisfazione di Juan Pablo Montoya per la sua prima pole position in Formula 1:

 

"Ho lavorato molto duramente tutto l'anno, e in questo week end è andato tutto veramente bene. La macchina andava molto forte, le gomme ci hanno aiutato e siamo riusciti a mettere assieme il giro migliore. È eccitante avere ottenuto la mia prima pole proprio qui, in Germania, a casa di Ralf. Tutti aspettavano lui o suo fratello e invece sono spuntato io, l'intruso scomodo. È un risultato eccezionale, che aspettavo da tanto tempo. Ma non è finita, perché ora voglio vincere. Rompere il ghiaccio qui, a Hockenheim, sarebbe fantastico. È il circuito della BMW".

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Sul rapporto tra lui e il compagno di box, Montoya spiega:

 

"Ci rispettiamo reciprocamente, ma il team non ci ordina di mangiare insieme. Né di parlare di qualcos'altro che non siano assetti o motori. Fuori dalle piste non c'è dialogo, ma penso che tra compagni di squadra spesso sia così. Cerchiamo di batterci. E se i rapporti sono duri, chi se ne frega".

 

A patto di non fare danni. Dalla Williams - che esulta per un'intera prima fila ritrovata, non accadeva dal 13 Luglio 1997, Villeneuve e Frentzen a Silverstone - parte un ordine perentorio: guai a fare gli stupidi alla prima curva o la punizione sarà tremenda. Non concede margini Patrick Head, il direttore tecnico. Non convoca dopo le qualifiche i piloti per fare festa, ma per impartire istruzioni precise: se esagerate non faremo prigionieri. Messaggio anche della BMW, che per ricordarsi un'intera prima fila deve andare indietro fino al 1986, con Teo Fabi in pole e Berger subito dietro, a Zeltweg, in Austria. Montoya annuisce:

 

"Rovinare tutto in partenza non avrebbe senso. Io ho bisogno di punti, Ralf anche, il team ce li chiede per superare in classifica la McLaren. Ho una grande chance per vincere, non voglio sprecarla".

 

Resta da capire se pure Ralf la pensa allo stesso modo.

 

"Volevo essere il primo tedesco a centrare la pole a Hockenheim, purtroppo non sono riuscito a dare il massimo, un errore nel terzo tentativo, il traffico che mi ha penalizzato nell'ultimo".

 

Ma rimanda alla gara la sua rivincita:

 

"Di solito qui chi ha il miglior tempo nei primi due settori, ottiene la pole. Questa volta non è bastato. Ma non mi arrendo, la gara è lunga".

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Dopo aver ribadito la propria competitività anche nel warm up disputato nel corso della mattina di domenica 29 Luglio 2001, alle ore 14:00, nonostante gli spalti gremiti quasi interamente di rosso per supportare Michael Schumacher verso lo storico traguardo delle cinquantuno vittorie in Formula 1, le Williams di Ralf Schumacher e Juan Pablo Montoya si apprestano a disputa il Gran Premio di Germania sullo storico circuito di Hockenheim. Trattasi dell’ultima volta per questo lay-out, poiché dal 2002 verrà utilizzata una nuova conformazione che non prevederà più il suggestivo passaggio tra i boschi tedeschi.

 

Allo spegnimento dei semafori le due Williams-BMW hanno un ottimo scatto, a differenza di Michael Schumacher che a causa di un problema al cambio si muove lentamente dalla sua piazzola. Da dietro Luciano Burti non riesce ad evitarlo, e con la sua Prost sale sul retrotreno della Ferrari, involandosi e ricadendo sulla Arrows di Bernoldi.

 

Le vetture rimangono seriamente danneggiate, e se inizialmente la direzione gara opta per l'ingresso in gara della Safety Car, alla fine del primo giro decide di esporre la bandiera rossa ed interrompere la corsa. Così facendo, i piloti coinvolti nell'incidente possono prendere parte alla gara con la vettura di riserva, con gran sollievo per le decine di migliaia di tifosi tedeschi. I vari detriti schizzati in mille direzioni per l’incidente, tuttavia, colpiscono ad una gamba Andy Davis, impiegato della Jaguar, portato via da un’autoambulanza.

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Dopo che il rettilineo principale viene ripulito dai detriti sparsi, si riparte azzerando del tutto quello che era accaduto nel primo giro. Le Williams partono ancora bene e conservano le posizioni di testa con Montoya davanti a Ralf Schumacher. Subito dietro le vetture bianco-blu, si innesca un’intensa battaglia tra Ferrari e McLaren: Hakkinen viene superato da Michael Schumacher, Coulthard cerca di difendersi dagli attacchi di Barrichello, ma finisce per tagliare la chicane, e quando torna in pista si ritrova appaiato con il pilota brasiliano; i due proseguono così fino all’ingresso del Motodrom, dove Rubens effettua una spettacolare manovra di sorpasso all’esterno della McLaren, guadagnando il tal modo la quinta posizione.

 

A centro gruppo, intanto avviene un altro brutto incidente che vede coinvolti Pedro de la Rosa e Nick Heidfeld: il pilota spagnolo della Jaguar calcola male la frenata alla Clark e tampona la Sauber davanti a lui, costringendo entrambi al ritiro. Alla fine del primo giro la classifica vede in testa le due Williams, seguite da Schumacher, Hakkinen, Barrichello e Coulthard. Ma Barrichello non vuole fermarsi dopo il sorpasso su Coulthard e sfruttando un minor carico di benzina, scavalca anche Mika Hakkinen ed un arrendevole Michael Schumacher, il quale non ostacola il compagno di squadra essendo quest’ultimo su una strategia differente.

 

Non si fermano nemmeno gli incidenti, poiché al settimo giro Zonta e Bernoldi vanno al contatto, col pilota della BAR che perde l’ala anteriore e lascia svariati detriti lungo la pista. La sua gara finisce così. Montoya gestisce con tranquillità la prima posizione davanti a Ralf Schumacher, forte di sei secondi di vantaggio sul compagno di squadra. Poi, al tredicesimo giro, Mika Hakkinen dà inizio ad una serie di ritiri nelle zone alte della classifica. Del fumo bianco esce dalla fiancata sinistra della sua McLaren: trattasi di un guasto al radiatore, e Hakkinen può solo parcheggiare in un posto sicuro.

 

Avendo imbarcato meno benzina, Barrichello effettua la prima delle due soste in programma al sedicesimo giro, lo stesso in cui Montoya fa registrare l’ennesimo giro veloce in 1'42"089, e in cui Kimi Raikkonen e Eddie Irvine devono ritirarsi per problemi tecnici sulle rispettive vetture. Tornato in pista dietro Coulthard, Barrichello raggiunge nuovamente lo scozzese e lo supera nello stesso modo in cui lo aveva fatto al primo giro, ovvero all’ingresso del Motodrom, sfruttando la traiettoria esterna.

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Alla ventiduesima tornata il leader della gara Montoya si reca ai box per effettuare il pit-stop, ma un problema di inserimento del bocchettone fa sì che la sosta duri quasi trenta secondi. Un giro dopo, appena uscito dai box con gomme nuove e benzina imbarcata, Michael Schumacher deve fare i conti con il secondo ritiro stagionale dopo quello di Imola, a causa di un problema manifestatosi alla pompa di benzina della sua F2001.

 

Ma i colpi di scena non finiscono in questa fase della corsa: dopo i ritiri di Hakkinen e Schumacher, arriva il turno dello stesso Montoya, tradito dal motore BMW. Altri due passaggi sul traguardo ed ecco che anche David Coulthard, che già assaporava l’idea di recuperare qualche punto in classifica a Schumacher, si ritira per un problema al motore Mercedes. Con questa spaventosa serie di ritiri Ralf Schumacher si ritrova saldamente in testa al comando con un buon vantaggio su Rubens Barrichello, le cui speranze di vittoria svaniscono in seguito ad un secondo pit-stop durato venti secondi per le difficoltà incontrare con il bocchettone della benzina, un po' come successo a Montoya in precedenza. Il brasiliano conserva comunque il secondo posto, poiché Jacques Villeneuve, terzo, è piuttosto distanziato.

 

Il pilota della BAR è braccato fino alla fine dalle Benetton di Fisichella e Button e la Prost di Jean Alesi. Ma Jacques riesce comunque a difendersi, e fa suo il secondo podio della stagione e nella storia della BAR dopo quello conquistato in Catalunya, nel Gran Premio di Spagna. La Benetton festeggia un inaspettato doppio arrivo a punti, con Jenson Button che smuove la sua classifica con i primi due punti dell’anno. Per Alesi, invece, è il terzo piazzamento a punti dell’anno, nonostante una modesta Prost.

 

Ma il protagonista assoluto è senza dubbio Ralf Schumacher, uscito indenne da una gara ad eliminazione che rappresenta anche la terza vittoria stagionale (ed in carriera) del pilota tedesco. Durante il giro di rientro ai box, a bordopista c’è suo fratello Michael (rimasto a con due commissari ad ascoltare la gara tramite una radiolina poiché impossibilitato tornare ai box attraversando i boschi) che lo saluta con un applauso; dopodiché, il ferrarista ottiene un passaggio e si reca nel parco chiuso per un abbraccio e delle sincere congratulazioni.

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Ralf sale a quota 41 punti in classifica, a soli sette punti dal secondo posto occupato da Coulthard. Superato, nonostante sia arrivato secondo, Rubens Barrichello, adesso quarto con 40 punti. Michael Schumacher resta fermo a 84 punti, ma per come sono andate le cose, un successo nel Gran Premio di Ungheria, prossima tappa del Mondiale 2001, sarebbe sufficiente ad incoronarlo Campione del Mondo. Non a caso, per una volta i due rivali sono d'accordo: il titolo Mondiale è oramai già assegnato e andrà, anzi, resterà, nelle mani di Schumacher. La matematica non lo ufficializza ancora, ma la logica basta a Coulthard e al pilota tedesco della Ferrari per andare d'accordo. Lo scozzese ha perso le ultime speranze per restare aggrappato al sogno iridato dentro uno sbuffo di fumo, quello uscito dal motore della sua monoposto. Uno stop e addio possibilità di lottare sino alla fine:

 

"Non sono arrabbiato ma deluso. Avremmo dovuto avere molta più affidabilità e invece tutti i ritiri che abbiamo dovuto subire condizionano pesantemente la nostra stagione. Come squadra non abbiamo fatto quello che avremmo dovuto e ora dobbiamo chiederci il perché".

 

L'analisi di Coulthard è impietosa, e la conclusione è quasi obbligata:

 

"Il Mondiale? A volere contare i punti non è finito, ma in realtà è già chiuso".

 

È comunque arrabbiato con il direttore di corsa:

 

"La bandiera rossa è stata esposta perché questo è il Gran Premio di casa Schumacher. La gara non andava sospesa. Il momento più pericoloso è la partenza, ed era già passato. Con la safety car in pista e un giro così lungo c'era tutto il tempo per ripulire l'asfalto dai detriti".

 

Poi torna a parlare del suo ritiro e di un weekend difficile per lui:

 

"Mi giocavo le ultime chance e ho vissuto un weekend terribile. Sono deluso, per tre giorni sono stato tormentato dal sovrasterzo. Barrichello mi ha sorpassato due volte, in questo momento la Ferrari è più forte di noi. E in una situazione del genere come si fa a sperare in un miracolo?"

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Non si può, e l'atmosfera in casa McLaren è in perfetta sintonia con questa rassegnazione. La rabbia per la bandiera rossa che ha rimesso in corsa Schumacher è un comodo alibi per non fare i conti con i due motori Mercedes rotti, cedimenti imbarazzanti nel giorno in cui il concorrente BMW ottiene l'ennesimo trionfo. Ron Dennis, l'anima McLaren, si sforza di coinvolgere tutti nel naufragio. Manda avanti la storia della bandiera rossa (..."rispetto la decisione del direttore di gara, ma altre volte era bastata la Safety car..."), alla voce disastro inserisce l'intero mosaico:

 

"Perché è tutto il team ad avere perso, non solo chi costruisce i motori. È una gara da dimenticare, ci deve far riflettere".

 

Anche Jacques Villeneuve ha dubbi sulle scelte dei giudici:

 

"Sono rimasto sorpreso di aver visto prima la Safety car e poi la gara sospesa. Di solito o c'è una cosa o l'altra".

 

Quell'indecisione non è piaciuta nemmeno a Barrichello, ma per un motivo opposto:

 

"La bandiera rossa doveva arrivare prima. Ci hanno fatto passare per un giro sui detriti, poteva essere molto pericoloso".

 

Dal canto suo, Michael Schumacher non può nascondersi e si consola dalla sconfitta più dolce della sua carriera con una promessa:

 

"Ora mancano quattro punti alla certezza matematica. Cercherò di chiudere il mondiale al più presto".

 

Per il pilota è stata una giornata di forti emozioni. Ma ora che tutto è finito non è preoccupato per quel doppio stop della sua Ferrari tra i test di Monza e la gara in Germania:

 

"Non particolarmente, almeno perché finora è stata talmente tanto affidabile che statisticamente ci stava che prima o poi succedesse qualcosa. Gli incidenti fanno parte dello sport dei motori, e comunque sono state cose completamente diverse. A Monza sono finito molto forte contro le barriere, qui sono stato tamponato: la botta è stata molto più leggera. È stata sicuramente più dura per Burti. Di preciso non so cosa sia successo. Prima del via ho segnalato a Ross Brawn che il cambio aveva problemi, lui mi ha detto di resettare il programma e di mettere la prima. Ho risposto okay, pregando però di avvisare Barrichello. Se fossi rimasto fermo, doveva cercare di evitarmi. Sono partito, ma poi la macchina si è come bloccata, non andava. Ho guardato negli specchietti, mi passavano sia a destra che a sinistra, poi all'improvviso sono spuntate altre due macchine. Ho sperato che mi vedessero in tempo, invece Burti mi è venuto addosso. Ho cercato di spostarmi, ma non c'era nulla da fare".

 

Coulthard accusa il direttore di gara per la bandiera rossa, ma il pilota tedesco replica dicendo:

 

"Io faccio i complimenti ai responsabili della FIA, c'erano troppi detriti in pista. Sarebbe stato irresponsabile continuare la gara. Questo è un circuito ad alta velocità, se qualche pezzo si infila nelle gomme può succedere un macello. Coulthard afferma queste cose perché era disperato".

 

Schumacher non è uno che normalmente si accontenta, ma oggi non riesce ad essere deluso. Anche perché uno Schumacher ha vinto comunque. Fa i complimenti a Ralf:

 

"E' una bella sensazione. Grazie alla sua vittoria e al secondo posto di Barrichello anche chi perde può sorridere. I nostri tifosi possono tornare a casa soddisfatti. Tuttavia, mi sarebbe piaciuto arrivare al traguardo, per essere sul podio con Ralf. Gli spettatori sarebbero stati più contenti".

 

Michael sembra aver fretta di chiudere il campionato a suo favore, e domenica notte comincia già i preparativi per la festa mondiale in un party che si è protrae fino quasi all'alba. Partecipanti rigorosamente tedeschi, a prescindere dalle scuderia d'appartenenza, ingresso esclusivo, in un hotel di Walldorf reclutato per l'occasione. Michael a tirare il gruppo, ma anche il fratello Ralf, l'uomo Bmw Theissen con una maglietta Ferrari e uno scatenato Haug, anima Mercedes, più preoccupato a non stonare al microfono, voce solista di un gruppo rock composto da suoi amici, che dei suoi due motori andati in fumo qualche ora prima davanti all'incredulo pubblico tedesco. Un happening gigantesco, in cui Schumacher non si tira certo indietro.

 

Non esagera con l'alcool, la classica bevuta se la concede solo a Mondiale finito, ma in scherzi e battute è più aggressivo che mai, al punto da subire anche una tremenda vendetta da parte di qualche sua vittima, un volo in piscina, con spinta sconosciuta, non preventivato. Questa festa, per chi conosce bene il pilota della Ferrari, è un buon segno. Non si sarebbe mai lasciato andare così tanto, se non pensasse di avere già in tasca il titolo. E l’ufficialità potrebbe arrivare a Budapest, tra tre settimane, al termine del Gran Premio d’Ungheria, prima occasione da sfruttare per essere incoronato Campione del Mondo per la quarta volta in carriera.

 

Davide Scotto di Vetta

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