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#674 2001 British Grand Prix

2021-04-03 01:00

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#674 2001 British Grand Prix

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Con nove podi e sei vittorie all’attivo dopo dieci gare, Michael Schumacher vanta un vantaggio abissale sul suo diretto inseguitore, David Coulthard, nella classifica piloti. Il pilota della Ferrari ha ben trentuno punti di vantaggio, e a sette gare dal termine della stagione qualcuno inizia già a fare i calcoli, cercando di capire quando potrebbe essere il Gran Premio che consegnerà a Schumacher il quarto titolo in carriera. Se il ferrarista vincesse i due prossimi Gran Premi, con Coulthard a secco di punti, allora il Mondiale potrebbe arrivare proprio ad Hockenheim, a casa sua. Previsione eccessivamente ottimistica, mentre più realistico potrebbe essere vedere la Ferrari festeggiare il titolo a Spa, il 2 Settembre 2001, oppure a Monza, il 16 Settembre 2001.

 

Jean Todt, come al solito, frena l’entusiasmo ma si augura di non dover aspettare l’ultima gara dell’anno per festeggiare il titolo. Da Maranello, intanto, in seguito al consueto briefing con Montezemolo successivo al Gran Premio di Francia, arrivano anche gli elogi dal presidente, con l’invito a non abbassare la guardia per continuare a performare al meglio, soprattutto sul campo dell’affidabilità. Todt ricorda:

 

"Abbiamo ottenuto sette pole su dieci, e per trentotto centimetri non abbiamo ottenuto l'ottava in Francia. Michael si è ritirato una sola volta, Barrichello tre. I nostri avversari molto di più".

 

Aver vinto il duello delle gomme proprio sul circuito dove la Michelin doveva essere più forte ha dato a tutti la convinzione che la vittoria Mondiale non può sfuggire, ma forse non basterà alla Bridgestone per ottenere il rinnovo del contratto:

 

"Non diamo mai giudizi definitivi in base all' ultima gara, la Michelin sta facendo cose eccezionali".

 

Il 4 Luglio 2001 Luca Badoer completa a Fiorano una intensa giornata di test, chiusa con ottantaquattro giri e miglior tempo in 59"891. Il pilota trevigiano si concentra in particolare su elettronica e partenze. Intanto, a Monza, la terza giornata di test in preparazione dei Gran Premi di Gran Bretagna (a Silverstone) e Germania (ad Hockenheim), è segnata da un brutto incidente che vede protagonista Ricardo Zonta. Dieci minuti prima delle ore 15:00, mentre il brasiliano inizia la frenata della variante Ascari, cede la sospensione anteriore sinistra della sua BAR. La macchina devia nettamente verso le barriere di protezione contro le quali striscia e lascia tutta la parte anteriore, sospensione destra compresa; poi si alza da terra, senza però scavalcare la rete. Zonta è illeso, ma la vettura è da ricostruire.

 

Il tempo migliore è di David Coulthard, che ad ogni modo, rallentato dalle molte novità, non scende sotto l'1'24"024, lontano dal record di 1'23"770. È una giornata difficile per la McLaren, con lunghe soste ai box per sistemare le innovazioni d'elettronica, sospensioni e aerodinamica. Appena approdato in pista, a dimostrazione di una stagione disgraziata, Mika Hakkinen percorre l’intera corsia box con la macchina che procede a strappi.

 

Un giro lento e poi una lunga sosta ai box per la riparazione. Va ancora peggio il giorno dopo, quando il finlandese perde il controllo della vettura a 300 km/h, abbatte i panelli di segnalazione e sbatte contro il guard-rail. Incidente causato, secondo indiscrezioni, da un guasto ai freni o alla trasmissione. Le complessità dei collaudi pesano sull'umore di Coulthard che, scuro in volto, accetta di rispondere lasciando però qualche dubbio. Lo scozzese, per esempio, nega di provare gomme anteriori più larghe, evitando un parere in merito, mentre la Bridgestone comunica di non avere altro che quelle coperture. David è ancora deluso per l'andamento della sua gara in Francia:

 

"La situazione in classifica è più difficile per me. D'altronde ho sbagliato io uscendo dalla corsia box (per questo è stato punito con una penalizzazione di dieci secondi, n.d.r.) quando la gara era aperta. Mi sono giocato il secondo posto. Devo accettare la posizione e cercare di fare meglio".

 

Il distacco di trentuno punti è un bel peso?

 

"No, perché ho la possibilità di vincere ad ogni Gran Premio. Il mio impegno resta massimo. Ci sono tanti piloti che fanno lo stesso anche se guidano macchine come le Sauber o le Minardi. E a maggior ragione lo farò io. Chiaro che adesso la McLaren ha prestazioni inferiori a Ferrari o Williams. Dobbiamo crescere per arrivare. Per vincere mi serve una macchina più veloce. Ma non di molto: un paio di decimi meglio, e avremmo eguagliato l'ultima pole. Per questo stiamo lavorando sulle sospensioni posteriori, sull'aerodinamica, sull'elettronica, sulle gomme, anche sul pilota. Tutto va migliorato".

 

Errori, macchina poco affidabile. Che cosa è costato di più?

 

"Quando si perdono punti non fa differenza l'errore o il guasto. C'è il rimpianto di non aver finito in Canada e di essere partito a fondo schieramento in Spagna o a Monte Carlo. Non so se vincerò il Mondiale, ma una stagione non si perde sbagliando una corsa".

 

Ora le serve l'aiuto di Mika?

 

"Se lui partirà davanti a me lo potrà fare".

 

Come vede le sue possibilità per Silverstone?

 

"Sono ottimista: possiamo vincere perché negli ultimi test svolti lì, Mika e Wurz hanno trovato novità interessanti".

 

Firmato il rinnovo del contratto?

 

"Aspettate il comunicato. Ho letto di tutto, non ho nulla da dire".

 

Che cos’è quel contenitore nero visto sopra il suo roll bar?

 

"È un esperimento che la Mercedes sta conducendo per conto della FIA, un sistema per rilevare la presenza di macchine davanti. È un progetto per il futuro, non è detto che lo rivedrete".

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Mentre i team si preparano per Silverstone, Bernie Ecclestone lavora dietro le quinte per organizzare un suggestivo Gran Premio in notturna, che potrebbe tenersi in Malesia nel 2002. Il tutto dipende da un incontro tra Ecclestone e l’organizzatore Philippe Gurdjian nei giorni successivi. Una corsa di notte sarebbe un evento storico, che suscita immediatamente commenti entusiastici, come quello di Rahal, direttore tecnico della Jaguar:

 

"Sarebbe uno spettacolo affascinante vedere nel buio i freni incandescenti, le scintille che escono dai tubi di scarico".

 

Prima di dare inizio all’undicesimo round del Mondiale, Badoer effettua il solito collaudo delle tre vetture sul circuito di Fiorano. Oltre alle già note prove riguardanti alcune soluzioni elettroniche e le prove di partenza, Badoer gira anche su un asfalto bagnato artificialmente, poiché la pioggia è un’evenienza da non escludere per la gara a Silverstone. Un circuito, quello britannico, con cui Michael Schumacher ha una storia travagliata, tra penalità, incidenti e polemiche di vario tipo. Per il ferrarista è inevitabile ripensare all’11 Luglio 1999, quando fu vittima del grave incidente che lo tenne lontano dalle piste per quasi tutta la stagione. L'impatto frontale contro le barriere alla Stowe, a 96 km/h, fu devastante: macchina distrutta e pilota immobilizzato al volante per la rottura di tibia e perone della gamba destra.

 

"Se quell'incidente mi ha cambiato? No, non credo. Una volta che mi sono rimesso a posto fisicamente sono andato forte come e più di prima. Per cui non ci ho più pensato. Preferisco non tornare su quei momenti terribili, sulle operazioni e la convalescenza".

 

Ma se quello del 1999 è stato il Gran Premio di Gran Bretagna più drammatico, non si può certo tralasciare l’unica vittoria sinora conquistata su questa pista, nel 1998. Un successo contorniato dalle polemiche, poiché negli ultimi scampoli di gara a Michael venne contestato un sorpasso (fantasma) in regime di bandiere gialle con conseguente penalizzazione di dieci secondi ai box. Un ostacolo che gli sarebbe potuto costare il primato a vantaggio di Hakkinen. Ma, sfruttando la regola che permette al pilota di fermarsi entro tre giri dalla comunicazione, complice anche il malfunzionamento della radio, Schumacher rientrò in occasione dell'ultimo giro. Per un attimo non si capì chi avesse vinto, poi il computer diede Michael primo. Mai prima di allora un pilota aveva vinto un Gran Premio tagliando il traguardo in corsia box.

 

Una penalità con conseguenze ben più gravi, Schumacher l’aveva rimediata invece quattro anni prima, quando guidava la Benetton: colpevole di aver superato Hill, che partiva dalla pole, nel giro di ricognizione, il tedesco, su suggerimento del team, aveva dapprima ignorato l'obbligo di fermarsi per scontare i cinque secondi di stop, e successivamente la bandiera nera che gli era stata esposta per ben sette giri. La tardiva sosta e l'ammissione dei commissari che c'era stato un difetto di comunicazione scritta alla Benetton non salverà però Michael dagli strali federali. Multato in un primo momento di 25.000 dollari, il tedesco venne tolto dall'ordine d'arrivo e squalificato per due Gran Premi (saltò Italia e Portogallo). Ma il comportamento di Michael finì sotto i riflettori dei commissari britannici anche dodici mesi più tardi, quando terminò la propria corsa nella sabbia a venti giri dal termine, mentre cercava di contenere gli attacchi di Hill: lui e l'inglese rimediarono in quell'occasione un semplice avvertimento. Cosa era successo?

 

Che il tedesco, allargando la traiettoria presso la curva Priory, aveva aperto un varco nel quale l'inglese aveva cercato di infilarsi. Malgrado una disperata frenata la Williams di Damon aveva finito per centrare la Benetton del rivale, causando il ritiro di entrambi. Zero punti anche nelle due successive edizioni: nel 1996 il primo Gran Premio inglese con la Ferrari durò per Michael tre soli giri per colpa di un raccordo del circuito idraulico che, staccandosi, bloccò il cambio in sesta; mentre nel 1997 era stato un cuscinetto a privare il tedesco di un possibile successo. Insomma, la tradizione non è favorevole, anche se in una stagione brillante come questa i numeri sono l'ultima cosa a preoccupare il leader iridato:

 

"Questa è la pista dove provano sempre le scuderie inglesi, e questo potrebbe avvantaggiarle. Le McLaren non potranno continuare a fare passi falsi, e credo che Hakkinen dopo tanta sfortuna tornerà ad essere pericoloso. Io però mi sento tranquillo. La Ferrari va benissimo e quest'anno non ha mancato una sola occasione. Vedrete, sarà protagonista anche domenica. Anche per quanto riguarda le gomme non sono preoccupato: la Bridgestone ci sta assistendo benissimo, come ha dimostrato in Francia".

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Alla vigilia del Gran Premio di Gran Bretagna, Eddie Irvine esterna qualche considerazione sui due fratelli Schumacher e bacchetta la Williams. Il nordirlandese vivacizza in questo modo una conferenza stampa della Jaguar, tenutasi a Londra per annunciare il rinnovo dell'accordo con lo sponsor HSBC. Primo bersaglio è il più giovane degli Schumacher:

 

"Michael ha vita facile con suo fratello Ralf perché ha un carattere più forte. Basta vedere come si comportano. Il maggiore ha più grinta: lo si nota in corsia box, durante le conferenze stampa e sul tracciato".

 

La seconda stoccata del pilota Jaguar è invece riservata alla Williams:

 

"Credo che Ralf stia facendo un gran lavoro, ma il suo team avrebbe dovuto centrare più successi di quanti ne abbia sinora colti. Commette errori di strategia".

 

Ma Irvine riserva le accuse più pesanti all'ex compagno di scuderia. A lui, come a tanti altri nel mondo della Formula 1, certe manovre di Schumacher non piacciono affatto:

 

"Credo che non si dovrebbe mai costringere un rivale ad alzare il piede dall'acceleratore. Soprattutto se l'alternativa è un incidente. Ciò che fa Michael è corretto, almeno secondo quanto è scritto nei regolamenti. Ma se la conseguenza fosse una collisione, passerebbe subito dalla parte del torto. La cosa assurda è chi decide se l'incidente debba accadere oppure no, e quindi se Schumacher sia colpevole oppure no, è la vittima stessa di queste manovre".

 

Eddie, quindi, rivela di aver chiesto a Charlie Whiting, direttore di gara della FIA, chiarimenti sulle partenze di Michael:

 

"Se io non sollevo il piede dall'acceleratore e Michael mi urta, lui sarebbe responsabile di una collisione evitabile? La risposta è stata sì. E io lo considero ridicolo. È come se uno sparasse per strada alla gente e potesse continuare a farlo sinché non colpisce nessuno".

 

A questo punto, Irvine ricorda anche che l'unica volta che gli è capitata una situazione simile, chi l'aveva generata - Hakkinen - si è ritrovato fuori pista. Polemiche di Eddie a parte, i riflettori della stampa inglese sono puntati su Coulthard, l'unico pilota di casa che domenica potrebbe regalare qualche soddisfazione agli appassionati locali. David in particolare è reduce da due successi di fila a Silverstone e domenica si augura di fare un tris dal sapore storico perché soltanto Jim Clark, scozzese come lui, è riuscito a fare meglio, collezionando quattro edizioni consecutive dal 1962 al 1965. Il pilota della McLaren dichiara a tal proposito:

 

"Io sono determinato a tornare sulla via del successo, e non ci sarebbe niente di meglio che ripartire proprio nel Gran Premio di casa, realizzando un bel tris".

 

A patto che la McLaren sappia crescere:

 

"È desolante veder crescere il divario da Schumacher, ma io non posso fare altro che guidare bene. Spetta al team darmi una macchina competitiva. Altrimenti è impossibile lottare per il titolo".

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Venerdì 13 Luglio 2001 le due McLaren di Hakkinen e Coulthard brillano nelle due sessioni di prove libere, seguiti dalle Ferrari di Barrichello e Schumacher. Fatica, invece, Ralf Schumacher, in una giornata dedicata alla scoperta delle nuove gomme portate da Bridgestone e Michelin. Se quelle giapponesi vanno molto bene, come dimostrano le prestazioni di Ferrari e McLaren, lo stesso non si può dire delle francesi, con entrambe le Williams vittime di uscite di pista.

 

La Ferrari si riserva di utilizzare una nuova evoluzione del motore 050 soltanto al sabato, rimanendo più conservativa sia nelle prove libere che in gara. Soltanto nei test successivi al week-end di gara il motore verrà sottoposto a prove di durata, e se queste daranno esito positivo potrà essere utilizzato anche sui lunghi rettilinei di Hockenheim.

 

La prima giornata di prove viene graziata sino a un minuto e mezzo dalla fine dalla pioggia, una notizia buona per le squadre che non hanno visto interrompere i rispettivi programmi di lavoro, assai più di quanto lo sia stato registrare la McLaren davanti a tutti nella lista dei tempi del venerdì, come succede dal Gran Premio di Spagna. La spiegazione l'aveva peraltro fornita, ventiquattr’ore prima, Coulthard, che ha appunto colto, per la quarta volta in questa stagione, il miglior tempo del venerdì: il punto debole della McLaren sono le qualifiche, ed è in questa direzione che da tempo la scuderia lavora nel primo giorno di collaudi.

 

Senz'altro più interessante è invece il confronto pubblico tra Mika Hakkinen e Ron Dennis, sul noto tema di un eventuale prolungamento del contratto che lega il finlandese alla McLaren. Ma, chiamati dalla FIA a partecipare alla consueta conferenza stampa, i due, invece di chiarire le idee, hanno finito ancor più per confonderle. Mika, per esempio, risponde a chi gli chiede se abbia pensato di ritirarsi a fine stagione:

 

"Io non ho intenzione di fermarmi e la scuderia ha un'opzione per la prossima stagione. Sto discutendo con Dennis e insieme cerchiamo una soluzione soddisfacente".

 

Non c'è certezza neppure su un altro argomento, che tiene banco da diversi mesi in McLaren: quello relativo al possibile aiuto che Hakkinen potrebbe dare a Coulthard nella rincorsa a Schumacher. La situazione della classifica iridata parla chiaro: Hakkinen ha nove punti dopo ben undici prove, contro i quarantasette del compagno di squadra. Eppure né il finlandese, né il responsabile della scuderia hanno voluto sbilanciarsi. Hakkinen ammette:

 

"Ovviamente c'è stata una discussione all'interno della squadra in base anche ai pochi punti che ho. Le mie speranze iridate sono ridotte. Così lavoreremo compatti e uniti come una squadra sino alla fine della stagione e, in base alla piega che prenderanno le singole corse, prenderemo le decisioni più appropriate".

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Dennis, invece, ripete ancora una volta che nei contratti dei due piloti c'è scritto che devono seguire le istruzioni della squadra e che, comunque, tali ordini sotto la sua direzione saranno stati dati un paio di volte perché devono esistere le circostanze favorevoli per applicarli. Insomma, da entrambe le parti non è venuta una risposta chiara, attesa, probabilmente con impazienza, dallo stesso Coulthard: Hakkinen avrebbe espresso il desiderio di vincere almeno un Gran Premio prima di mettersi al servizio del compagno di scuderia. Questa potrebbe essere la volta buona?

 

"Indubbiamente, l'approfondito collaudo che io e Wurz abbiamo sostenuto su questa pista un mese fa mi rende ottimista più dei tempi stessi. È l'affiatamento con la macchina che mi rende soddisfatto. Però tante volte quest'anno siamo stati veloci il venerdì e poi ci siamo persi al sabato, quindi meglio restare prudenti".

 

Lo stesso vale per Coulthard:

 

"L’inizio è stato incoraggiante, ma aspettiamo le qualifiche per dire esattamente dove siamo. Ora posso solo riconoscere che tutto ha funzionato. Io ce la metterò tutta per vincere davanti alla mia gente. Se poi questo basterà lo scopriremo dopo il Gran Premio".

 

Nella sessione di qualifiche del sabato la McLaren non naufraga come accaduto già di frequente nelle occasioni precedenti, ma anche questa volta deve lasciare ad altri la pole position, che per l’ottava volta in stagione (la quarantesima in carriera) è conquistata da Michael Schumacher. Il numero uno della Ferrari batte per appena 82 millesimi Hakkinen, mentre l’altra McLaren di Coulthard apre la seconda fila davanti ad un sorprendente Jarno Trulli. Solo sesto Barrichello, battuto anche dall’altra Jordan di Frentzen.

 

Dopo un inizio di prove senza grandi lampi, sotto un cielo nuvoloso, ma almeno senza la pioggia che aveva funestato le prove libere della mattinata, la prima pole provvisoria è per Schumacher, ma al quarantacinquesimo minuto accade di tutto per via del miglioramento rapido e costante della pista. Coulthard gira in 1'21"119 e segna la pole, ma dura poco perché subito dopo Hakkinen fa ancora meglio: 1'20"897. La Ferrari si ferma ma al rientro, a sei minuti dalla conclusione, Schumacher, dopo che Hakkinen si è ancora migliorato e Trulli si è fatto vedere in terza posizione, riprende il comando della fila e abbatte ancora il record della pista, piazzando la pole provvisoria con il tempo di 1'20"447.

 

In un finale ricco di emozioni deludono le Williams, con Ralf Schumacher solo ottavo e Montoya addirittura undicesimo. Nell'ultimo assalto Michael conserva la pole, mentre Hakkinen arriva a soli 82 millesimi di secondo. Curiosamente, tra le sue quaranta pole in carriera, questa è la prima conquistata in Inghilterra. E se dopo un ottimo periodo di forma la William sembra avere un passaggio a vuoto, chi ha ritrovato lo spirito battagliero per tornare a lottare per la vittoria è Mika Hakkinen. Schumacher lo sa, e quasi avverte sé stesso dicendo:

 

"Non sottovaluto per niente la McLaren, sta facendo grandi progressi, la gara non si annuncia per niente facile".

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I protagonisti tornano ad essere loro due e tutti i tifosi della Ferrari possono tirare un sospiro di sollievo, poiché Schumacher è molto avanti nella classifica rispetto al finlandese. Un grande spettacolo in qualifica che si spera possa ripetersi in gara, ma che non riguarderà la lotta per il titolo. Con il quarto posto in griglia conquistato, Jarno Trulli non può che essere soddisfatto della propria prestazione. L’obbiettivo è concretizzare questa performance con un podio, sul quale manca da un anno, ma soprattutto farsi notare per ottenere una vettura che gli consenta di lottare con costanza per le prime posizioni.

 

Non a caso, la domanda che viene fatta più spesso a Montezemolo è quando si rivedrà un pilota italiano a Maranello, ma le risposte evasive lasciano intendere che il sogno di Trulli è destinato a rimanere tale. Jarno, chiamato così in onore del campione finlandese delle moto Jarno Saarinen, spentosi a Monza sotto gli occhi di papà Trulli, aspetta allora una chiamata dalla McLaren, ma anche in questo caso le possibilità sono minime. Entro un mese saprà il suo futuro, più realisticamente diviso tra Jordan e Renault, che ha un'opzione. Riguardo la sessione di qualifica, Jarno dichiara:

 

"Il quarto posto mi fa male perché avevo ancora tre o quattro decimi in tasca da tirare fuori, e potevo arrivare almeno terzo se non mi si fosse rotta la sospensione all'ultimo tentativo, quando già avevo recuperato due decimi su Coulthard dopo le prime curve. Sono sconcertato, è dura da mandare giù. Con questa Jordan ne capita sempre una".

 

Par di capire che non si faccia illusioni per la gara:

 

"Nelle qualifiche andiamo sempre meglio che in corsa. Dall'inizio del campionato la macchina non è progredita in nulla. Chiedete a Jordan dove li mette tutti questi soldi invece di investirli nello sviluppo. L'avevo detto sin dal primo Gran Premio: sarebbe uno sbaglio non migliorare l'auto durante la stagione. Ma il mezzo secondo di distacco dalle prime ora è raddoppiato. E questo mi fa incazzare. Sono stufo di fare test inutili, sarà colpa mia che ho una mentalità vincente, ma vi assicuro che è frustrante. È avvilente per uno come me che ha sempre vinto in tutte le categorie dover accettare che in Formula 1 la differenza la fa il mezzo e non l'uomo. Sì, mi piacerebbe guidare un'auto migliore: non vorrei finire la carriera senza aver avuto una chance in un grosso team. Tutti si chiedono, me compreso, cosa farei contro Schumacher o Hakkinen se avessi una monoposto come la loro e mi dispiacerebbe non avere mai una risposta. Chiedo solo una possibilità: nella mia vita le ho sempre sapute sfruttare. Io mi sento molto migliorato: sono più costante, vado forte in qualifica e faccio gare eccezionali. Le macchine per vincere però sono solo quelle due più, a volte, la Williams. A parità di auto il pilota fa ancora la differenza. In queste ultime gare attaccherò sempre come al mio solito sperando di convincere qualcuno. È difficile ma sono testardo, io".

 

Che effetto fa leggere che la Ferrari nel 2003 potrebbe prendere Raikkonen?

 

"Nessuno. Non so perché non prendano un italiano, chiedetelo a loro. Io la Ferrari la prenderei eccome".

 

Anche Räikkönen si mette in luce nel corso delle qualifiche, marcando il settimo tempo e precedendo Montoya, il compagno di squadra Heidfeld e Ralf Schumacher. Mentre la Minardi si dimostra molto poco competitiva sul difficile circuito britannico, tanto che Alonso e Marques ottengono le peggiori prestazioni della sessione: il pilota brasiliano segna perfino un tempo che è oltre il 107% del tempo della pole, non qualificandosi per la gara.

 

Domenica mattina, nel warm-up, Schumacher e Hakkinen si nascondono e lasciano la scena ad altri: il miglior tempo va a Coulthard, seguito proprio da Trulli, distante meno di due decimi. Hakkinen è terzo, mentre Schumacher è quinto. Continua a faticare Barrichello, appena nono, preceduto da Panis, Raikkonen e Ralf Schumacher. La differenza di tempi sul giro (circa un secondo e mezzo tra Coulthard e Schumacher) fa pensare che la Ferrari abbia scelto di provare la possibilità di una strategia di gara diversa da quella delle McLaren. Alle ore 14:00 di domenica 15 Luglio 2001 tutto è pronto per dare il via al Gran Premio di Gran Bretagna, sullo storico circuito di Silverstone. Il rischio di pioggia viene per il momento scongiurato, poiché le poche nuvole in cielo non sembrano minacciose, e la pista è completamente asciutta. Si parte.

 

Dalla prima fila scattano bene sia Schumacher che Hakkinen, mentre dietro lottano per la terza posizione Coulthard e Trulli: lo scozzese arriva alla Copse leggermente davanti, ma Trulli cerca di superare quando ormai non c’è più margine per farlo, e finisce per speronare la McLaren. Il pilota della Jordan termina mestamente la sua gara nella ghiaia, sciupando un’ottima occasione di lottare per il podio; Coulthard va lungo, riesce a proseguire ma si ritrova ultimo. Nel centro gruppo anche le due BAR vanno al contatto, con Jacques Villeneuve che finisce addosso a Olivier Panis, causando l’uscita di pista di quest’ultimo.

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Dopo due giri, è costretto al ritiro anche Coulthard, la cui vettura aveva subìto qualche danno dall’incidente con Trulli: il pilota della McLaren è autore di un testacoda che lo estromette dalla corsa. Quando la situazione si è stabilizzata, le prime posizioni sono le seguenti: Michael Schumacher e Mika Hakkinen fanno l’andatura, ma il finlandese, partito con meno benzina a bordo, è nettamente più veloce del pilota della Ferrari, che fa fatica a tenerlo dietro. La terza posizione è occupata da Montoya, distante tre secondi dal duo di testa. A seguire, Barrichello, Ralf Schumacher e Kimi Raikkonen.

 

All’inizio del quinto giro Hakkinen ha una migliore uscita di curva dalla Copse, affianca Schumacher e lo sorpassa senza dar possibilità di replica al campione in carica. Mika passa in testa, impone un ritmo di gara forsennato e fa il vuoto dietro di sé. Schumacher, invece, deve continuare a guardarsi negli specchietti, perché si avvicina con fare minaccioso anche Juan Pablo Montoya, che senza troppi patemi imita Hakkinen e scavalca il tedesco al diciassettesimo giro. A questo punto della gara il leader della corsa ha già venticinque secondi di vantaggio sul colombiano.

 

Quando Hakkinen effettua la prima delle due soste in programma consegna la prima posizione a Montoya, ma quel che conta è essere rientrati davanti a Schumacher, che a differenza sua deve effettuare un’unica sosta. Quando Montoya, anch’egli su una strategia a due soste, va ai box, Hakkinen torna al comando, forte di undici secondi di vantaggio su Schumacher. Montoya, invece, rientra in gara quinto, alle spalle di Barrichello e Ralf Schumacher, che intanto viaggiano in coppia lottando per il quarto posto, ma senza dare vita ad una vera e propria battaglia. Battaglia che non ci sarà nemmeno in seguito, poiché al trentaseiesimo giro il pilota della Williams si ritira a causa di un problema al motore BMW.

 

Al quarantacinquesimo dei sessanta giri previsti tutti i piloti di testa hanno effettuato tutte le soste in programma, e Hakkinen rimane in prima posizione ampiamente davanti a Schumacher, seguito dal compagno di squadra Barrichello, che riesce a tenere dietro di sé Montoya, quarto, e le due sorprendenti Sauber di Raikkonen e Heidfeld.

 

Si giunge al sessantesimo ed ultimo giro senza colpi di scena: Hakkinen si concede il lusso di salutare il pubblico in festa ancor prima di tagliare il traguardo. Poi, quando passa sotto la bandiera a scacchi, può ufficialmente festeggiare il suo ritorno alla vittoria in una stagione a dir poco travagliata, caratterizzata da dosi di sfortuna incredibili.

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La sua ultima gioia in Formula 1 risaliva al Gran Premio del Belgio della stagione precedente. Michael Schumacher è secondo e guadagna altri sei punti in classifica generale su Coulthard, ritirato dopo pochi giri. Sale sul podio anche Barrichello, molto competitivo nonostante una qualifica deludente. Seguono Montoya, Raikkonen e Heidfeld. Un doppio arrivo a punti che permette alla scuderia elvetica di consolidare il quarto posto nel campionato costruttori, dove è quarta a quota 19 punti, con quattro punti di vantaggio sulla Jordan. In testa c’è la Ferrari, ormai lontanissima a 118; la McLaren, seconda, di punti ne ha 66.

 

Nella classifica piloti Schumacher è nettamente in testa con 84 punti, mentre Coulthard rimane fermo a 47 punti. Con il primo successo stagionale Hakkinen sale in quinta posizione con 19 punti. Ma poco importa, poiché già da tempo, per lui, guardare la classifica è inutile. Mika si limita a rispondere come sa a chi lo dava per pilota finito e pronto alla pensione. I problemi tecnici ne avevano ritardato il decollo per dieci lunghe gare, un'agonia, ma finalmente il finlandese è tornato a volare e a firmarsi The flying finn sulle foto e i block notes che i tifosi gli allungano nel paddock. Rimettendo le ruote davanti a Schumacher, come ai bei tempi, toglie al vecchio rivale tedesco il match-ball decisivo che altrimenti avrebbe avuto già alla prossima gara di Hockenheim.

 

"Non potete capire al cento percento l'emozione che ho provato, quanto sia importante per me questo successo dopo tutto quello che ho passato quest'anno. Alla fine, ho rallentato perché volevo guardare la festa della gente. No, non ho pensato a Barcellona, quando si è rotta l'auto all'ultimo giro. Non del tutto, ecco. Prima ho spinto forte: volevo fare il vuoto per poter anche parcheggiare e prendere una tazza di thè, aspettando gli altri, prima di rientrare in pista. Così alla fine avevo un bel vantaggio e me la sono presa comoda. Sul podio ho fatto davvero fatica a trattenere le lacrime: non sapevo dove mettere gli occhi perché se guardavo in basso vedevo i meccanici in festa, se guardavo in alto c'era la bandiera finlandese che sventolava sul pennone più alto. Suppongo che chiunque abbia vinto un Gran Premio conosca quella paura di non riuscire più a vincerne un altro. Per questo ho spinto sempre più a fondo per vincere: sapevo che gusto avrebbe avuto. Dopo ogni sconfitta e ogni arrabbiatura cercavo di ricaricarmi pensando a quanto sarebbe stato bello riassaporare una vittoria e finalmente ce l'ho fatta. Ho ritrovato me stesso ma soprattutto ho ritrovato la macchina, adattata meglio al mio stile di guida. La strategia è stata perfetta, la squadra anche: i ragazzi mi hanno onestamente sorpreso. Nelle prossime gare sono sicuro che la McLaren vincerà ancora".

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La favola del campione ritrovato si arricchisce di un ulteriore dettaglio strappalacrime:

 

"Sono felicissimo anche perché è la prima volta che vinco da quando sono diventato padre".

 

Schumacher gli ha subito allungato la mano per dargli il cinque appena sceso dalla vettura, e secondo alcuni, non ha opposto la dovuta resistenza al sorpasso di Hakkinen, il quale confessa:

 

"Sono rimasto sorpreso: non so se sia stato un errore suo o un problema all'auto ma sta di fatto che mi ha dato la possibilità di sorpassarlo. Così gli ho lasciato anche io un po' di spazio per un paio di curve nel caso volesse contrattaccare ma ha mollato, penso non avendo motivo di duellare con me".

 

L'annuncio del rinnovo di contratto era già nell'aria, e a questo punto potrebbe sembrare risolta, anche a sentire il direttore sportivo Jo Ramirez:

 

"Non solo ha vinto, ma lo ha fatto con stile. Eravamo sicuri che non appena avesse avuto la macchina giusta sarebbe di nuovo arrivato davanti a tutti, e il rammarico è che l'abbia avuta troppo tardi, ma Mika tornerà sicuramente grande l'anno prossimo. Alla McLaren, certo: la sua è stata la migliore risposta a tutte le chiacchiere di questi giorni sul suo ritiro. Questo sport ha la memoria corta, la gente dimentica in fretta quel che ha fatto Mika".

 

Ma sul tema del rinnovo il pilota finlandese non si sbilancia:

 

"Come sapete il team ha un'opzione su di me: vedremo".

 

Ron Dennis, invece, commenta così la gara della Ferrari e la situazione nel Mondiale:

 

"La Ferrari ha completamente sbagliato strategia di gara ma se, nonostante la loro scelta che non riesco a capire, sono arrivati ugualmente secondo e terzo, beh, buon per loro. Al mondiale crediamo ancora, anche se è la cosa si fa sempre più difficile. Con qualche colpo a vuoto di Schumacher nelle prossime gare, il discorso si potrebbe riaprire. Se non altro per il titolo costruttori".

 

Lo stesso Coulthard, nonostante il ritiro, dichiara di non voler arrendersi, sebbene la situazione si faccia sempre più complicata. Riguardo alla sua breve gara, lo scozzese dice:

 

"Ovviamente sono dispiaciuto. Come hanno visto tutti, Trulli mi ha toccato danneggiandomi irreparabilmente la sospensione posteriore destra. Jarno aveva fatto una buona partenza ma alla staccata ero ancora davanti e non potevo certo consegnargli le chiavi di casa. È evidente che le gare non si vincano alla prima curva ma che si possano solo perdere, Trulli dovrebbe saperlo. Era normale che fosse obbligato a partire meglio di me, ma così facendo è riuscito a rovinare la corsa a tutti e due. Non sono furioso con lui perché tanto non cambierebbe niente: ci abbiamo rimesso entrambi. Grazie alla strategia della Ferrari avremmo potuto fare una doppietta. Senza Trulli avrei vinto io, perché Hakkinen si sarebbe fatto da parte, non c'è dubbio. Invece sono deluso perché credo che ormai il mio titolo sia quasi perso. Ma mi rifiuto di posare le armi: la vittoria di Mika dimostra che la Ferrari non è invincibile".

 

Più duro, nei confronti di Trulli, Dennis:

 

"Trulli ha continuato a combattere per la posizione quando avrebbe dovuto rendersi conto che tanto David stava davanti".

 

Ma Jarno si difende:

 

"Forse è anche colpa mia, ma guardare negli specchietti retrovisori ogni tanto non farebbe male. Io gli ho dato tutto lo spazio che potevo e ho cercato di spostarmi. Penso che Coulthard avrebbe dovuto restare più calmo perché così si è giocato il mondiale. Faremo due chiacchiere per chiarirci".

 

In casa Ferrari, l’unico sorriso di Schumacher è destinato ad Hakkinen, al quale rivolge sentite congratulazioni, sia direttamente, sia tramite la stampa:

 

"Sono contento per lui che ha passato tanti momenti negativi, ma anche per me".

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Perché era così lenta questa Ferrari?

 

"Per un insieme di cose. La macchina era piena di benzina, ne avevo almeno il doppio di Hakkinen, non aveva un buon assetto, era difficile da guidare, sovrasterzo e sottosterzo. Col senno del poi potrei dire che avrei preferito partire più leggero, ma non servirebbe a niente. Certe scelte si fanno prima. La verità è che avevamo fatto poche prove con le gomme e non avevamo un'idea chiara di come sarebbero andate le cose in gara. Domenica mattina, dopo il warm up, ci siamo resi conto che la McLaren doveva aver fatto la scelta di due pit stop. Noi ci abbiamo ragionato sopra, abbiamo fatto dei calcoli ma non siamo arrivati ad una conclusione netta, precisa. In questo caso la scelta sarebbe stata facile. La verità è che alla fine abbiamo scelto la soluzione meno rischiosa, più conservativa ma che ci ha permesso di portare a casa dei bei punti. Guardando la classifica, si vede che con Rubens abbiamo guadagnato dieci punti per il mondiale costruttori, e io sei nel mondiale piloti".

 

Però non sembra avere una faccia felice e contenta?

 

"A me piace vincere e dover disputare una gara per accontentarsi di un secondo posto non è che mi riempia di gioia. È stato comunque un risultato buono, ma... a me piace vincere. Corro per vincere anche adesso che ho un largo margine di punti nella classifica mondiale. Voglio dire che non mi piace correre così, che per il prossimo Gran Premio in Germania dovremo fare meglio, fare di più".

 

Schumacher si è accorto dopo il via che Coulthard era ormai fuori?

 

"No, perché in quel momento i miei occhi erano incollati allo specchietto per vedere cosa faceva Mika che mi stava alle costole. No, di Coulthard non ho visto niente. Me l'hanno detto per radio e ho capito subito che era una bella cosa per me. A quel punto con una macchina difficile da guidare, perché rischiare? Ho visto che Hakkinen era molto più veloce di me e non aveva senso lottare".

 

È rimasto sorpreso dalla McLaren?

 

"No. La situazione McLaren è chiara da tempo. È una macchina molto forte e in gara lo si è visto spesso, solo che tra mancanza di affidabilità e difficoltà in partenza non abbiamo dovuto lottare con loro, però vanno forte, lo sapevamo, e migliorano".

 

Campionato già vinto?

 

"Finché non c'è la certezza matematica, questo non si può dire. L'unica cosa certa dopo questa gara è che è diventato più difficile per Coulthard. Quanto a me voglio cercare di vincere ancora".

 

Titolo mondiale in Ungheria, tra due Gran Premi?

 

"Mah, chissà. Lasciamo perdere, pensiamo alla prossima gara".

 

E le cinquantuno vittorie come Prost?

 

"Ormai me ne manca una, verrà quando sarà il momento".

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Dall’altra parte del box, Rubens Barrichello è parzialmente soddisfatto del suo terzo posto. Il brasiliano ha ancora qualche lamentela sulla sua macchina da fare:

 

"Sin da venerdì non ho avuto il bilanciamento dell'auto che avrei voluto, così ho dovuto guidare con prudenza, pur cercando di essere sempre veloce. Per fortuna, dopo la sosta, con le gomme nuove le cose sono andate un po' meglio e ho avuto modo di rilassarmi un po'. Non sono straordinariamente felice di questo podio ma va bene. Se c'è stata una fase negativa posso dire che è passata. La strategia è stata giusta: non credo che con una diversa tattica il risultato sarebbe stato diverso. Sono stato a lungo in pista perché c'erano le Williams attaccate dietro, ma per fortuna la macchina era molto veloce all'uscita da Becketts e questo mi ha permesso di restare davanti a loro. Il mio problema però rimangono le qualifiche: ottavo a Magny-Cours e sesto qua. Non so perché ma la macchina non era la stessa dei test che avevamo effettuato qui. Su questo circuito, comunque, le McLaren hanno più esperienza di noi. Erano troppo veloci".

 

Forse Ron Dennis non aveva poi così torto quando ha detto che la Ferrari ha completamente sbagliato strategia di gara. È quanto i vertici di Maranello ammettono, in parte, dopo la consueta riunione di lunedì:

 

"La scelta della strategia su una sola sosta non si è dimostrata vincente nel caso si fosse voluto fare una gara d'attacco, ma ha pagato per Barrichello che partiva indietro e doveva recuperare su una pista dove i sorpassi sono molto difficili".

 

Jean Todt, poi, replica alle parole di Dennis:

 

"Dennis è responsabile delle sue parole. Le McLaren avevano una strategia che si è adattata meglio, mentre le nostre vetture non avevano un assetto così buono come avremmo voluto. Visto come sono andate le cose abbiamo cercato di concentrarci soprattutto sul campionato. Siamo stati conservativi: non valeva la pena di prendere rischi. Ora restiamo coi piedi per terra: trentasette punti di vantaggio si possono perdere in quattro Gran Premi".

 

Ed infatti, già da martedì 17 Luglio 2001, due giorni dopo il Gran Premio corso a Silverstone, Schumacher e in pista a Monza per effettuare tre giorni di test, per poi trasferirsi venerdì 20 Luglio 2001 a Fiorano. A sei gare dalla fine, Michael ha trentasette punti di vantaggio su Coulthard. In teoria gli potrebbero bastare tredici punti per vincere il quarto titolo. Sarebbe infatti sufficiente vincere un Gran Premio e arrivare quarto in un'altra gara, a patto che Coulthard non faccia punti.

 

Se invece il pilota tedesco si piazzasse sempre terzo da qui alla fine della stagione, vincerebbe comunque il suo quarto mondiale. Con ventiquattro punti in sei gare, Schumacher raggiungerebbe quota 108 punti e Coulthard, con sei successi consecutivi arriverebbe al massimo a 107. Il regolamento prevede inoltre che in caso di parità di punteggio tra due piloti vinca quello che ha ottenuto il maggior numero di successi. A parità di vittorie, si prenderebbero invece in considerazione i migliori piazzamenti ottenuti nella stagione. Insomma, la strada verso il quarto iride è tutta in discesa.

 

Davide Scotto di Vetta

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