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#63 1957 Pescara Grand Prix

2021-04-17 00:00

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#63 1957 Pescara Grand Prix

Il Gran Premio automobilistico di Pescara, che quest'anno è valevole per il titolo mondiale, non vedrà al via le macchine di Enzo Ferrari. Questa la d

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Il Gran Premio automobilistico di Pescara, che quest'anno è valevole per il titolo mondiale, non vedrà al via le macchine di Enzo Ferrari. Questa la decisione, che molto difficilmente potrà mutare, presa dal costruttore modenese nelle ultime ore di martedì 6 Agosto 1957. Enzo Ferrari è ancora amareggiato per una serie di fatti recenti, tra cui la sciagura alla Mille Miglia, il conseguente sequestro delle macchine e gli esiti sfortunati di recenti corse, e intende tener fede alla già annunciata decisione di non volere più correre in Italia.

 

I suoi tifosi, i suoi amici speravano di convincerlo a mutare parere, a riprendere la lotta anche sul terreno nazionale, e forse ci sarebbero riusciti se le cose fossero andate meglio al Gran Premio d'Europa di domenica scorsa. Sulla pista del Nurburgring la fortuna ha invece detto ancora una volta di no alle macchine e agli uomini di Enzo Ferrari. Pare che il pilota inglese Mike Hawthorn abbia ad un certo momento della gara ritenuto di vincere e pertanto, anche per non sforzare il suo mezzo meccanico, abbia rallentato un poco il ritmo. Come è noto Fangio invece si accodò all'inglese e nel finale poté spingere più a fondo perché aveva cambiato le gomme e la sua auto aveva pertanto stabilità maggiore.

 

Il costruttore ha però ritirato i mezzi propositi che si era lasciato sfuggire per Pescara; se infatti il suo pilota prediletto Musso avesse conquistato più punti sulla pista di Adenau, potendo così rimanere in lotta per il titolo mondiale, Ferrari avrebbe messo sicuramente da parte tutti i risentimenti e avrebbe posto a disposizione del suo pupillo ogni mezzo per combattere a Pescara (e anche gli altri suoi piloti sarebbero stati presenti per il gioco di squadra), ma ormai, dopo la bellissima vittoria di Fangio, il titolo mondiale è matematicamente passato per la prima volta nella storia delle competizioni automobilistiche alla Maserati ed è venuta perciò a mancare quella motivazione che avrebbe vinto le ultime resistenze del costruttore di Modena.

 

Pochi giorni più tardi, esattamente domenica 11 Agosto 1957, il Gran Premio di Svezia valevole per il campionato mondiale delle vetture sport vede un'altra netta affermazione dell'industria italiana. Basta scorrere l'ordine d'arrivo per rendersi conto che la Jaguar, apparsa minacciosa dopo le 24 Ore di Le Mans, è nettamente battuta. La gara, resa insidiosa da una pioggia insistente che ha flagellato la pista sin quasi dall'inizio, è dominata dalla Maserati e dalla Ferrari.

 

Tra Ferrari e Maserati prevale quella del tridente, la cui possente vettura da quattro litri e mezzo pare particolarmente idonea alle caratteristiche del circuito. Tuttavia, nonostante la splendida vittoria di Jean Behra che lotta con impeto impressionante, la Ferrari resta pur sempre in testa alla classifica mondiale. E se, come sembra, non sarà disputato in Novembre il Gran Premio del Venezuela, la Ferrari avrebbe praticamente vinto il titolo mondiale.

 

La competizione si snoda per sei ore lungo un circuito di 6.5 chilometri e complessivamente la macchina del vincitore percorre 145 giri corrispondenti a circa 1000 chilometri.

 

Nonostante il ritmo superiore alle previsioni non si debbono registrare incidenti con tragiche conseguenze: le emozioni, tuttavia, non mancano e la principale viene offerta dallo stesso vincitore, Jean Behra il quale, poco dopo la partenza, nell'abbordare una curva a velocità troppo sostenuta compie un pauroso testacoda. Il bolide, slittando sulla pista viscida, si affianca successivamente ad una barriera protettiva, e per poco non si rovescia su di un fianco. Per fortuna nel frattempo la velocità si riduce notevolmente e quindi il coraggioso pilota francese non riporta lesioni di sorta, tant'è vero che in grado di riprendere subito la corsa.

 

Di un'altra agghiacciante avventura è invece protagonista Luigi Musso: avuto comunicazione dall'Italia che la Ferrari per il prossimo Gran Premio di Pescara lo autorizza a partecipare alla competizione con una vettura d'una qualsiasi marca, ed essendo fieramente intenzionato a difendere il suo secondo posto in classifica dopo Fangio, Musso ha la volontà di dimostrare nel Gran Premio di Svezia la sua classe ed il suo felice stato di forma. Si impegna perciò a fondo, ed alternandosi alla guida con Hawthorn mantiene la sua Ferrari sempre a ridosso dei primi.

 

Purtroppo, mentre la gara già sta per concludersi, la sua macchina si incendia. Il pronto intervento dei meccanici accorsi dal box permette di domare prontamente le fiamme, e in appena sei minuti vengono riparati i guasti causati dal principio d'incendio. Musso riparte di slancio riuscendo ancora a classificarsi quarto.

 

Il terzo (e ultimo) incidente della giornata tocca all'argentino Alberto De Tomaso che è sceso in campo, per la classe sino a 2000, su un Osca 1500 in coppia con la moglie, l'americana Isabelle Haskell. L'avventurosa coppia di sposini ha una leggera collisione con la Jaguar di Alain de Zhangy. Quest'ultimo, la cui vettura rimane praticamente indenne, può continuare indisturbato; i coniugi De Tomaso, invece, sono costretti ad arrestarsi poco dopo al box non essendo la loro Osca in condizioni di proseguire.

 

Il via viene dato alle ore 12:00 precise, alla presenza d'un pubblico molto folto (oltre 30.000 persone) che poi va via via scemando in conseguenza della pioggia. I quattordici piloti della classe oltre 2000 sono schierati al margine esterno della pista, e al segnale del mossiere balzano di corsa verso le rispettive macchine schierate a pettine. Quattordici piloti contemporaneamente sono di riserva nei rispettivi stalli poiché, secondo le norme della gara, nessuno può guidare la propria macchina per più di due ore e mezzo.

 

La partenza è velocissima: quale la Ferrari di Hawthorn riesce a conquistare la posizione di testa, tallonati da Moss (Maserati), da Collins (Ferrari), da Behra (Maserati). Al settimo giro Moss riesce a superare Hawthorn ed al decimo Behra compie una prima prodezza stabilendo il record della pista in 2'22"3. Al diciottesimo giro Behra migliora il record della pista con un perentorio 2'21"9. Il francese è scatenato: la corsa si fa così veloce che dopo i primi venticinque giri Moss, Behra e Hawthorn hanno già doppiato tutti gli altri concorrenti.

 

Al quarantottesimo giro avviene il cambio tra Musso e Hawthorn: l'italiano in questa fase è particolarmente brillante. Anche Collins su Ferrari si inserisce nelle posizioni di testa. Piccolo colpo di scena allo scadere delle tre ore: Schell che aveva sostituito Moss al volante di una Maserati si avvicina al box dove i meccanici febbrilmente revisionano la scatola di cambio. Ma la riparazione è lunga, ed il pilota è infine costretto al ritiro.

 

Moss poco dopo riparte sulla Maserati dello svedese Bonnier. La corsa prende la fisonomia, che sarà poi definitiva, verso il centesimo giro e cioè a due terzi della gara: in testa è Behra; segue la Ferrari di Collins-Hill, tallonata dall'altra Ferrari di Hawthorn-Musso.

 

Nell'ultima parte della gara Moss, lanciato in un impetuoso finale, supera molti concorrenti e finalmente si riporta con i primi. Approfittando poi del principio d'incendio verificatosi a bordo dell'auto di Musso, l'inglese taglia il traguardo in terza posizione. Il vincitore Behra viene accolto alla tribuna da un caloroso applauso, e per il giro di onore reca attorno al collo la rituale corona di foglie di quercia. Una corona meritata.

 

La Maserati si avvicina di due punti alla rivale anch'essa di Modena, sicché la lotta per la conquista del titolo mondiale delle vetture sport (titolo che spetta alle marche e non ai piloti) è ancora teoricamente aperta poiché sarebbero in programma due ultime gare: la Targa Florio e il Gran Premio del Venezuela. Ma è già stato annunciato che per ragioni di sicurezza non verrà autorizzata la disputa della Targa Fiorio, mentre sorgono dubbi anche per il Gran Premio del Venezuela che sarebbe fissato al 3 Novembre 1957.

 

La stagione motoristica internazionale si avvia così alla conclusione dopo i sussulti e le non ancora sopite polemiche che l'hanno caratterizzata. Ma sarà un avvincente finale, che si svolgerà prevalentemente in Italia: il 18 Agosto 1957 con il Gran Premio di Pescara, assunto agli onori di prova per il Campionato Mondiale di Formula 1, seguito dal Gran Premio d'Italia.

 

Agli ultimi appuntamenti automobilistici è praticamente certo che mancherà Umberto Maglioli, cui le condizioni di salute rimangono stazionarie dopo il pauroso incidente occorsogli lunedì 12 Agosto 1957, mentre - insieme al compagno di scuderia Edgard Barth - scendeva dal Gaisberg a bordo di una vettura Porsche. Il pilota italiano dovrà rimanere in ospedale almeno una ventina di giorni e poi avrà bisogno di una lunga convalescenza; pertanto, in conseguenza di ciò la stagione automobilistica 1957 per lui si può considerare chiusa.

 

La moglie di Maglioli, partita immediatamente da Biella non appena avuta nota dell'incidente, giunge nel corso della sera a Salisburgo e si trova nei giorni successivi al capezzale del marito prestandogli le cure più affettuose. Durante la giornata di martedì egli riceve la visita del console italiano e di alcuni funzionari del Consolato. I medici non hanno emesso un divieto delle visite, ma hanno dato disposizioni per limitare il numero dei visitatori in modo da non affaticare il ferito.

 

Anche il compagno di scuderia, il tedesco Edgard Barth, è ricoverato all'ospedale e, per quanto ferito meno gravemente dell'italiano, non potrà partecipare al Gran Premio d'Austria che si disputerà nella giornata di Ferragosto. Per la Porsche le conseguenze dell'incidente sono piuttosto incresciose, in quanto i due piloti infortunati erano in testa alla classifica del campionato europeo della montagna entrambi con dodici punti e la Salisburgo-Gaisberg è appunto la terza prova dì tale competizione.

 

Gino Munaron, dopo il brillantissimo secondo posto di classe ottenuto domenica scorsa su Ferrari 2000 nel Gran Premio di Svezia, viene invitato telefonicamente dalla Porsche a prendere il posto dello sfortunato Maglioli nella squadra ufficiale. La moglie di Gino, da Torino cerca di raggiungere il marito spedendo vari telegrammi. Si spera che il pilota italiano possa allinearsi al via.

 

Mercoledì 14 Agosto 1957 Munaron rientra a Torino dalla Svezia: il corridore torinese rientra nel corso della mattinata, e trova a casa un invito unciale della Porsche per partecipare alla gara in salita del Gaisberg in programma giovedì 15 Agosto 1957 ma quest'ultimo, giunto stanco ed affaticato, preferisce rinunciare all'impegnativa trasferta.

 

Non si può davvero dire che il Gran Premio automobilistico di Pescara, in programma per domenica prossima, abbia avuto una gestazione facile: messo in calendario, come vuole la tradizione, per la settimana di Ferragosto, proprio quando gli organizzatori e la Csai erano riusciti in sede internazionale a far riconoscere la corsa abruzzese come sesta prova del Campionato Mondiale di Formula 1, grazie alla soppressione dei Gran Premi del Belgio e d'Olanda, venne fuori il famoso veto governativo sulla continuazione dell'attività motoristica in Italia.

 

La crisi di Suez, un conflitto innescato nel 1956 con l'occupazione militare dell'omonimo canale nord africano da parte di Francia, Regno Unito e Israele contro la volontà dell'Egitto - comporta grandi difficoltà nell'approvvigionamento di petrolio, e dunque gli organizzatori dei Gran Premi del Belgio e Olanda chiedono ai team partecipanti di accettare una remunerazione minore.

 

Questi forfait dell’ultimo minuto avevano ridotto a sette le gare presenti in calendario, pertanto era necessario per la Federazione Internazionale dell'Automobile aggiungere una tappa per dare una maggior credibilità al Campionato Mondiale di Formula 1.

 

Finalmente, riammesso il Gran Premio di Pescara tra le corse regolari ci fu da superare l'ostacolo del nulla osta dell'Anas circa l'idoneità del circuito che è di tipo stradale, dunque tra quelli più ingrati da far approvare. Intanto era maturata la posizione polemica di Enzo Ferrari, decisissimo a disertare le gare italiane alla conclusione dell'inchiesta sulla drammatica sciagura di Guidizzolo, il cui oggetto principale è costituito appunto dalle macchine della Ferrari che avevano partecipato alla Mille Miglia.

 

Enzo Ferrari fu scongiurato di recedere dalla posizione presa (e non mancarono violenti attacchi al suo indirizzo, collegati anche con la ormai complessa faccenda della 500 Miglia di Monza, ma rimase irremovibile sulle sue decisioni. Così, tra speranze e delusioni, nubi minacciose e squarci di sereno, il Gran Premio di Pescara è riuscito ad entrare nel calendario del Campionato del Mondo di Formula 1, e a tal proposito viene allestita un'organizzazione imponente, degna delle tradizioni; la gara è di valore mondiale, e offrirà finalmente agli appassionati italiani la possibilità di vedere all'opera le temibilissime Vanwall. Ma rimarrà la delusione dell'assenza delle macchine che hanno come emblema il cavallino rampante di Francesco Baracca.

 

La gara pescarese è tornata ai fasti di un passato ormai lontano, quando sul velocissimo rettifilo Montesilvano-Pescara sfrecciavano le Alfa Romeo, le Mercedes, le Maserati, le Auto Union di piloti leggendari: i Nuvolari, i Varzi, i Caracciola, Fagioli, Rosemeyer, Moll, Borzacchini, Stuck.

 

Il confronto Maserati-Vanwall sarebbe stato certamente più avvincente e combattuto e completo con la presenza delle Ferrari e dei suoi piloti Collins, Hawthorn e Trintignant. A parziale compenso di tanta delusione, la Ferrari ha autorizzato Luigi Musso a partecipare alla corsa con altra vettura di qualsiasi marca. Ora il problema è di trovare questa macchina, una monoposto che consenta al miglior pilota Italiano del momento di difendere il prestigio raggiunto e il secondo posto nella classifica del Campionato Mondiale di Formula 1. Non è cosa facile, anche se la Scuderia Centro-Sud di Roma (che com'è noto impiega soltanto materiale Maserati) pare abbia offerto a Musso un mezzo meccanico, che tuttavia non potrebbe essere all'altezza delle altre Maserati ufficiali in gara. E allora? In sostanza non si vorrebbe che il gesto sportivo di Ferrari rimanesse tale. Comunque, con o senza Luigi Musso, il Gran Premio di Pescara nasce all'insegna del duello italo-britannico, con tutti i suoi motivi appassionanti e tanta incertezza.

 

Vincitrice ad Aintree, nel Gran Premio di Gran Bretagna, la vettura londinese è stata battuta duramente al Nurburgring, su un circuito che ha qualche affinità con quello pescarese. A Pescara, tuttavia, le lunghe diritture tra Cappelle e Montesilvano e tra Montesilvano e Pescara, sulla litoranea, potrebbero consentire alla Vanwall - notoriamente potentissima e veloce - di compensare la sua inferiore maneggevolezza e stabilità sul tratto di montagna da Pescara a Cappelle. Comunque gli uomini della Maserati - Fangio, Behra, Schell e Scarlatti - avranno il loro da fare per tenere a bada Moss, Brooks e Lewis-Evans, le tre guide della Vanwall.

 

Al di fuori di questo senza dubbio attraente e incerto duello e tolta la vaga speranza di vedere in corsa Luigi Musso, il XXV Gran Premio di Pescara non offre motivo ad altre considerazioni. Né le Cooper né le B.R.M., iscritte a completare lo schieramento inglese, possono avere speranze di affermazione. E quanto alla lotta per il titolo mondiale conduttori tutto è praticamente deciso a favore di Fangio, vincitore di quattro delle cinque prove di campionato finora disputate.

 

La corsa si svolgerà su diciotto giri del circuito, che misura 25.579 chilometri, per complessivi 460.422 chilometri. Il circuito si caratterizza per l’alternanza di tratti ad altissima velocità da percorrere in piena accelerazione e un settore tortuoso con una serie di curve che si snodano tra i paesini limitrofi alla città.

 

Tracciato tecnico e pericoloso, quest'ultimo si rileva una prova ostica sia per i corridori che per i mezzi meccanici; inoltre, la grande calca di persone che segue storicamente gli eventi, dissipati in tutta la lunghezza della pista aumentano notevolmente i rischi in corsa.

 

Il percorso inizia nella zona nord di Pescara, all'altezza dell'attuale Piazza Duca degli Abruzzi sulla via Nazionale Adriatica in direzione sud per poi girare all'interno, in direzione ovest, e percorrere il rettilineo dell'attuale via del Circuito fino alle campagne circostanti ed ai paesi di Villa Raspa e Spoltore. Da qui prosegue con una serie di innumerevoli curve su per le colline dell’entroterra, fino a raggiungere Cappelle, il punto di maggior altitudine del percorso.

 

Di qui si svolta in direzione del mare e quindi si imbocca un lungo rettilineo, l’attuale via Vestina, che viene chiamato anche chilometro lanciato, dove nel 1950 Fangio raggiunse la incredibile velocità di circa 310 km/h, fino ad arrivare a Montesilvano, dove il circuito svolta a sud tornando nuovamente sulla via Nazionale Adriatica.

 

Le difficoltà intrinseche del triangolo magico, soprannome del tracciato, vengono accentuate dalla ormai elevatissima velocità raggiunta dai bolidi in relazione alla sede stradale, non sempre ideale, e alle curve esistenti.

 

Venerdì 16 Agosto 1957 il fatto nuovo e inatteso del XXV Gran Premio di Pescara è costituito dalla decisione presa in extremis dalla Ferrari di affidare una monoposto al suo pilota Luigi Musso. Partecipazione ufficiosa, dato che la decisione di Enzo Ferrari di non fare correre le sue auto in Italia fino a quando non sarà terminata l'inchiesta giudiziaria sulla Mille Miglia permane, ma comunque di notevole valore sportivo e anche morale. Musso è così in grado di difendere la seconda posizione nella graduatoria mondiale, e forse di imprimere una fisionomia nuova alle prospettive per la corsa.

 

Nel corso della notte antecedente le qualifiche una Ferrari raggiungerà Pescara e sabato mattina il pilota romano potrà iniziare gli allenamenti assieme agli avversari. Pertanto il duello Maserati-Vanwall potrà avere nel binomio Musso-Ferrari un fastidioso concorrente, pronto a inserirsi nella lotta, senza vincoli di scuderia.

 

Il piccolo colpo di scena ha il potere di galvanizzare l'ambiente di questa manifestazione di antiche tradizioni, dove viene sottolineata in modo particolare la sportività e la comprensione di Enzo Ferrari, al cui gesto non è forse estraneo il ricordo della vittoria ottenuta dall'allora pilota modenese della prima edizione del Gran Premio di Pescara.

 

Riepilogando, lo schieramento del Gran Premio di Pescara trova quattro Maserati, con Fangio, Behra, Schell e Scarlatti; tre Vanwall con Moss, Brooks e Lewis-Evans (il costruttore londinese aveva fatto un passo presso la Ferrari per ottenere in prestito Collins, o, in via subordinata, Hawthorn, ma con esito negativo); una Ferrari con Luigi Musso; due Cooper con Brabham e Salvadori; infine Gould, Halford, Piotti, Godia, Gregory e Bonnier, tutti al volante di Maserati.

 

Si vedrà sabato, nel corso delle prove ufficiali suddivise in due turni, dalle ore 7:30 alle ore 9:30 e e dalle ore 16:30 alle ore 18:30, come si delineano le forze, che a parere unanime dovrebbero avere in Fangio, Behra, Moss e Musso i quattro uomini più in vista (curiosità: negli intervalli del sabato verranno rimosse le balle di fieno e le strade saranno riaperte al traffico ordinario). E soprattutto mostreranno le reali possibilità della Vanwall, sempre stranamente legate alle caratteristiche dei percorsi.

 

Se c'è un uomo felice sabato mattina a Pescara, quello è Luigi Musso. Il pilota romano è riuscito a vincere due battaglie per una sola causa: correre a Pescara su un circuito che già lo vide vittorioso nel 1954 e correre con la Ferrari, proprio nel giorno in cui Enzo Ferrari aveva deciso di mettere in atto il proposito di non gareggiare in Italia finché l'ombra dell'inchiesta ancora in corso sulla Mille Miglia non fosse conclusa.

 

Ma tanto deve essere il desiderio di allinearsi al via, così vivo il potere di convincimento messo in opera da Musso nel confronti dell'inflessibile costruttore di Modena, che questi ha finito per il cedere e accontentare il ragazzo. Forse Enzo Ferrari non è quell'orco che vogliono fare credere e comunque quando gli si mette di fronte lo sport senza altri aggettivi, il sentimento prevale in lui su qualunque ragionamento. Del resto proprio Enzo Ferrari, pilota e non ancora costruttore, aveva vinto nel 1924 il primo Gran Premio di Pescara, al volante della famosa Alfa Romeo P2.

 

Anche se non in forma ufficiale e limitatamente a un solo mezzo meccanico, la Ferrari sarà dunque in corsa domani senza interrompere il classico motivo delle gare di Formula 1 di quest'anno: il confronto Maserati-Ferrari-Vanwall. Un confronto che, questo singolare, difficile circuito, ripropone in termini nuovi, se è vero che la Casa inglese, battuta quindici giorni or sono al Nurbugring, ha saputo mettere a profitto la dura esperienza con una serie di modifiche al telaio delle sue macchine, che ne avrebbero corretti i difetti di stabilità.

 

Venerdì quasi tutti i quindici piloti iscritti provano lungamente i circa ventisei chilometri del circuito su vetture da turismo e ad andatura naturalmente ridotta. Qualcuno - tra questi Fangio - non è troppo entusiasta del fondo stradale nei tratti rettilinei, dove si superano i 250 km/h, e non si può nascondere la sorpresa per il fatto che i tecnici preposti al collaudo del percorso abbiano fatto togliere le varianti che interrompevano circa a metà i due rettifili principali, non essendo una pista ma un autentico circuito stradale, con tutte le sue insidie e incognite. Ci si augura che si provveda con ogni mezzo a tener lontano il pubblico dalla strada: in questo gli organizzatori devono davvero offrire la misura delle loro capacità.

 

Sabato mattina il primo turno di prove ufficiali è caratterizzato da una interessante lotta contro il cronometro tra Fangio, Moss e Musso. Il Campione del Mondo realizza il miglior tempo sul giro, 9'47"7, alla spettacolare media di oltre 156 km/h, che frantuma ogni precedente primato, seguito da Moss, 9'54"7, Musso, 10'03"5, e Schell, 10'15"5.

 

Degli altri concorrenti i soli Behra, Brooks e Schell danno l'impressione di poter essere competitivi. Il francese inizialmente stenta a trovare il ritmo causa l'imperfetto funzionamento del suo motore, mentre Brooks mostra che potrà essere un'ottima spalla per Moss. Infine Schell paga la prodezza di un tempo eccellente, 10'04"06, mettendo fuori uso il motore della sua Maserati, che verrà sostituito durante la notte.

 

Questo gruppo di sei piloti si giocherà molto probabilmente vittoria e posti d'onore. In quale ordine di classifica e con quali varianti è impossibile pronosticare, dovendosi fare i conti con quei delicatissimi meccanismi che sono le vetture da competizione, e con le difficoltà del circuito che i corridori dovranno affrontare diciotto volte consecutive. Negli sport del motore questi sono fattori che si compendiano, giustificando ogni incertezza di risultato. La partenza al Gran Premio di Pescara verrà data alle ore 9:30 di domenica mattina.

 

Di prima mattina, circa due ore prima della partenza, Fangio accusa un dolore alla spalla destra; tuttavia non rinuncia alla partecipazione.

 

Dinnanzi a un pubblico di circa 200.000 spettatori dissipati negli oltre venticinque chilometri del percorso (a favorire questa grande affluenza di pubblico l’accesso gratuito all’evento, anche perché sarebbe stato impossibile controllare tutti gli ingressi dato la grandezza del circuito, inoltre, molti tifosi si godranno lo spettacolo direttamente dal terrazzo di casa) non appena il mossiere, l'on. Sedati, sottosegretario ai Lavori pubblici, abbassa la bandierina davanti ai sedici corridori schierati su sette file, prende il via la gara.

 

La partenza è regolare, con le vetture che sollevano un gran polverone, mentre il rombo dei motori sovrasta tutto l’ambiente circostante. Musso, grazie ad uno scatto fulmineo balza al comando, precedendo Moss e Fangio. A seguire il resto del gruppo, con Harry Schell - partito quinto - che nel corso del primo giro scivola al nono posto.

 

Piotti e Gould non riescono a completare nemmeno un giro: il pilota italiano viene tradito dal propulsore della sua Maserati, mentre il corridore britannico è vittima di un incidente, fortunatamente senza gravi conseguenze.

 

Lungo i quasi ventisei chilometri del tracciato la gran folla di spettatori - molto disciplinata e ben contenuta lontana dai bordi della strada - si accende di entusiasmo per i suoi beniamini.

 

Dopo il primo passaggio sulla linea del traguardo Musso comanda la classifica seguito da Moss, Fangio, Behra e Brooks su Vanwall. La gioia per l’alfiere inglese, che staziona in quinta posizione, dura pochissimo, dato che il motore cede poco dopo e quindi abbandona la corsa. Ad approfittarne e a scalare di una posizione è Stuart Lewis-Evans, pronto a battagliare per difendere il punto mondiale virtualmente conquistato.

 

Nel corso del secondo giro Stirling Moss sorpassa Musso e sale al primo posto, mentre Fangio resta terzo, essendo in fase di attesa. Moss sembra a suo agio tra le stradine di Pescara e periferia, la sua Vanwall VW 5 corre nei continui cambi di direzione, scivolando in maniera controllata, affrontando un fondo stradale non sempre ottimale, con la presenza di avvallamenti e strade polverose. Una prova di stabilità sorprendente, considerando le difficoltà mostrate nella tappa precedente in Germania.

 

Musso prova a tenere il passo del pilota inglese, mentre Fangio sembra subire in maniera più marcata il ritmo dei rivali. Il gruppo inizia a sfaldarsi e l’azione in pista è poca. Fangio e Behra sembrano in difficoltà di fronte a un ritmo di gara così sostenuto; particolarmente il francese, che nelle prove aveva avuto modo di innervosirsi per i problemi del motore della sua Maserati.

 

A smuovere la classifica ci pensano gli imprevisti: se l’incidente di Salvadori su Cooper al terzo giro è poco determinante per le posizioni di vertice, il ritiro di Jean Behra, al momento quarto su Maserati ufficiale, a causa della rottura del condotto dell’olio, desta clamore.

 

Al quarto posto ora troviamo un’altra Maserati 250F, quella di Schell, che in questi primi giri è riuscito a rimontare dopo una partenza infelice, seguito da Gregory. Anche la Scuderia Centro-Sud vede una delle proprie monoposto terminare anzitempo la corsa. Appena concluso il primo terzo di Gran Premio, nel corso del settimo giro il motore della vettura di Jo Bonnier è vittima di un surriscaldamento.

 

Il team Maserati ha già perso quasi metà del suo schieramento presente in pista. Le monoposto italiane soffrono le alte temperature, e di conseguenza le prestazioni sono in calo rispetto le qualifiche. Tra l'altro, il giorno precedente è stata utilizzata benzina al nitro, cosa che non avviene in gara data la lunga distanza da percorrere prima di tagliare la bandiera a scacchi.

 

Giunti a metà della distanza prevista Stirling Moss eguaglia il giro record segnato da Fangio durante le qualifiche del sabato: il crono di 9'44"6 vale il primato storico in gara, battendo il vecchio tempo fatto registrare da Tazio Nuvolari. Un record che durava da venticinque anni.

 

Il nono giro concede un altro colpo di scena, poiché Musso su Ferrari, fino a questo momento secondo e distante ben venti secondi dal leader della gara, perde il serbatoio ed è costretto al ritiro. Sulla chiazza d’olio lasciata in pista dal pilota romano arriva Fangio, che è distante due minuti da Stirling Moss, perdendo il controllo della vettura che, con il retrotreno, colpisce la protezione esterna della pista, danneggiando il ponte.

 

Il pilota argentino dovrà di conseguenza fermarsi ai box per cambiare una ruota. Anche Moss, ormai sicurissimo della vittoria, si permetterà il lusso di arrestarsi per un prudenziale rifornimento di olio nel corso del tredicesimo passaggio.

 

Gli ultimi due piloti che non vedranno la bandiera scacchi sono Halford e Godia-Sales, entrambi alfieri della Maserati ed entrambi ritirati al nono giro per problemi differenti: il primo per il malfunzionamento della trasmissione, il secondo per un'avaria al motore. Rimangono in gara solo sette corridori, con solo quattro piloti a pieni giri: Moss, Fangio, Schell e Gregory.

 

Dopo due ore e cinquantanove minuti, completato il diciottesimo giro, l'inno inglese saluta Stirling Moss, che taglia il traguardo da vincitore con ampio vantaggio su Juan Manuel Fangio, che non riesce a ridurre il distacco dal rivale giungendo all’arrivo con tre minuti di ritardo.

 

Terzo è Schell, sempre su Maserati, con quasi sette minuti di ritardo dal vincitore; quarta posizione per la Scuderia Centro-Sud, merito di Gregory. Proprio nel corso del diciassettesimo giro, l’ultima per questi piloti già doppiati, Lewis-Evans sorpassa Scarlatti guadagnando la quinta posizione che vale un punto iridato.

 

Settimo, ultimo, e con tre giri percorsi in meno rispetto alle prime posizioni, giunge al traguardo Jack Brabham, protagonista di un curioso episodio: il pilota australiano è rimasto senza benzina ma è riuscito a non ritirarsi dal Gran Premio perché è stato in grado di raggiungere una stazione di servizio, facendo così il pieno come un qualsiasi automobilista.

 

Juan Manuel Fangio confida dopo l'arrivo di non aver potuto mettere in opera il piano tattico predisposto, che consisteva in una gara di attesa fino al nono giro, quando l'alleggerimento della macchina, con il consumo di metà del carburante contenuto nei serbatoi (qualcosa come più di un quintale e mezzo) gli avrebbe dovuto considerare uno sfruttamento completo delle doti della sua Maserati. Ma quel nono giro doveva essere veramente fatale per le macchine italiane, e il piano di Fangio non avrà compimento.

 

Spiega il Campione del Mondo di aver avuto un complesso incidente, slittando sulla macchia d'olio lasciata dalla vettura di Musso: dopo aver divelto un paracarro con la parte posteriore sinistra della Maserati, si è trovato letteralmente dalla parte opposta della strada, riuscendo miracolosamente a mantenere il controllo del bolide.

 

"L'incidente, che ha compromesso anche l'efficienza del retrotreno, mi ha tolto la possibilità di mettere in atto il mio programma. Ma non è detto che si debbano vincere tutte le battaglie, e del resto la Vanwall, oggi, era una saetta".

 

E' inoltre doveroso segnalare l'efficiente organizzazione e il perfetto ordine pubblico mantenuto da un imponente schieramento di agenti, ma anche spontaneamente dal gran pubblico disseminato lungo il percorso. Tra le minuzie organizzative si è osservato con curiosità un elicottero che per tutta la durata della corsa ha incrociato da un punto all'altro del percorso, pronto ad intervenire in caso di necessità. Per fortuna tutto è andato bene, e l'apparecchio si è limitato a posarsi in prossimità dei piloti rimasti in panne lungo la strada, raccoglierli e trasportarli nei pressi dei box, a rassicurare gli amici; dell'inconsueto servizio hanno approfittato Musso e lo spagnolo Godia.

 

La vittoria della Vanwall nel Gran Premio di Pescara fuga ogni dubbio sulle concrete doti di questa macchina, che dopo un lungo periodo di delusioni sta adesso raggiungendo la sua migliore efficienza. Si tratta di un mezzo meccanico di concezione molto moderna (è sufficiente citare il motore alimentato a iniezione diretta e i freni a disco), con il quale gli inglesi si ripromettono di scalzare la superiorità tecnica dell'industria specializzata italiana, superiorità che dura da oltre trent'anni, salvo due parentesi - prima della guerra e due anni fa - di marca tedesca.

 

Per il momento non si può tuttavia parlare di un rovesciamento della situazione, non fosse altro che per la maggiore e più completa esperienza nel settore sportivo delle due Case italiane Ferrari e Maserati. Ma è indubbio che le prospettive per l'avvenire fanno pensare quanti hanno a cuore le sorti di un'attività che nel mondo è considerata tipicamente italiana.

 

Si vorrebbe, in altri termini, scongiurare una crisi tecnica ben più grave, per le sue conseguenze, di quella organizzativa di cui attualmente soffre l'automobilismo italiano.

 

Per tornare al Gran Premio di Pescara, sesta prova del Campionato Mondiale di Formula 1, il pilota della Vanwall vittoriosa, Stirling Moss, vinta l'iniziale generosa resistenza di Luigi Musso - conduttore dell'unica Ferrari in gara - prende l'iniziativa imponendo un ritmo di corsa vertiginoso e inanellando una serie di giri velocissimi, culminati nel nuovo record del difficile circuito adriatico a 157.507 Km/h di media.

 

Del resto le Maserati hanno dato l'impressione di non essere perfettamente preparate, e specie Jean Behra ne ha sopportato le conseguenze, abbandonando dopo appena tre giri la corsa che avrebbe dovuto portarlo al secondo posto nella graduatoria per il titolo mondiale. Invece, dietro a Fangio, ormai irraggiungibile con i suoi 40 punti, è balzato Moss (17), che ha superato Musso (16) ed Hawthorn (13). Può darsi che con l'Intera squadra Ferrari presente (la vettura di Maranello è sembrata in evidente ripresa) Moss potesse venire più duramente impegnato, così da impedirgli la forse soltanto precauzionale fermata al tredicesimo giro per rifornirsi di lubrificante, con conseguenze imprevedibili.

 

Ma, impressioni soggettive a parte, rimangono le cifre - tempi, medie, record, distacchi - a dare la misura inequivocabile di una superiorità che è stato il fatto più inatteso del XXV Gran Premio di Pescara.

 

Perché se è vero che Moss era alla vigilia incluso nella rosa dei favoriti, non si riteneva però il tracciato abruzzese particolarmente adatto alle doti della Vanwall, che fino a qualche giorno prima era opinione diffusa difettasse di maneggevolezza e stabilità, requisiti indispensabili, a Pescara, per il tratto montagnoso che costituisce un po' la chiave di questo circuito. Né è sufficiente a giustificare il risultato la grande classe di Stirling Moss, più che mai numero due nel mondo dopo Fangio.

 

In ultima analisi, la situazione è per il momento sul filo dell'incertezza. Il prossimo Gran Premio d'Italia a Monza, che si disputerà sul solo circuito stradale, con esclusione della pista a curve sopraelevate nella quale la misura di gomme montate sulle vetture di Formula 1 non offre sufficienti garanzie di tenuta, potrà dire una parola chiarificatrice, se non definitiva, su questo confronto italo-inglese.

 

In proposito circola la voce che Enzo Ferrari allineerebbe nella prova di Monza la sua squadra al gran completo, anche se la nota inchiesta sulla Mille Miglia non sarà per quell'epoca esaurita. In effetti, pochi giorni dopo il Gran Premio, Peter Collins parla con Enzo Ferrari, alla quale esclama:

 

"Ha già portato il lutto abbastanza. Deve smettere di vivere nel passato e ricominicare a pensare ai programmi sportivi della squadra".

 

Tornato nel suo appartamento, dopo questo sfogo Collins è convinto di aver perso il posto in squadra, ma Ferrari lo richiama nel suo ufficio con Luise, e gli propone di trasferirsi nella sua villa di Maranello, inabitata dai tempi della guerra, quasi in segno di ringraziamento per quella spronata che, probabilmente, darà la spinta a Ferrari per continuare a correre.

 

Luca Saitta

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