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Enzo Ferrari Origin

2021-04-29 21:13

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#Enzo Ferrari,

Enzo Ferrari Origin

Enzo Anselmo Giuseppe Maria Ferrari nasce a Modena presumibilmente il 18 Febbraio 1898 alle ore 3:00 del mattino, al civico n. 136 di Villa Santa Cate

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Enzo Anselmo Giuseppe Maria Ferrari nasce a Modena presumibilmente il 18 Febbraio 1898 alle ore 3:00 del mattino, al civico n. 136 di Villa Santa Caterina. La registrazione, tuttavia, avverrà solo sei giorni dopo per mano della sua levatrice, poiché nei primi giorni di vita le sue condizioni di salute sono precarie. Per giustificare il ritardo, è presumibile che nei documenti ufficiali sia stata scritta la data - ufficiale - 20 Febbraio 1998.

 

Enzo nasce dall'unione tra il padre Alfredo, possessore di un'officina a cui annessa è presente l'abitazione familiare, ed entro la quale costruisce ponti e tettoie per le Ferrovie dello Stato, e la madre Adalgisa Bisbini, una fervente cattolica.

 

L'ambiente entro la quale cresce Enzo Ferrari non è dei migliori, a causa dei frequenti litigi dei genitori, ma può trovare conforto nel fratello maggiore, Alfredo, conosciuto da tutti con il nome Dino, con la quale condivide la camera al primo piano dell'abitazione.

 

Di un anno e mezzo più giovane rispetto a Dino, Enzo non mostra interesse per le lezioni di catechismo impartire da Padre Morandi nella chiesa di Santa Caterina, pur essendo obbligato a frequentarle in preparazione alla prima comunione e alla cresima.

 

La cerimonia avrà luogo la Domenica delle Palme del 1903, officiata da Monsignor Natale Bruni, Vescovo di Modena, e successivamente Alfredo Ferrari accoglie gli ospiti in casa per un piccolo ricevimento al quale partecipano, oltre ai parenti, anche alcune delle personalità più in vista di Modena, tra cui Alberto Braglia e Alfonso Bussetti.

 

L'avversione allo studio non si rivela solo relativo alla religione, dato che anche a scuola Enzo semplicemente aspetta la fine delle lezioni, per uscire e dirigersi col fratello presso il vialetto di ingresso alla casa fiancheggiata da un fossato orlato di pioppi, dove con un metro preso in prestito dall'officina aveva piantato due pali ad indicare la partenza ed il traguardo, o nella palestra Panaro, in centro città, durante l'inverno.

 

Nonostante le ore passate ad adoperarsi in attività fisiche, Enzo dimostra di avere un talento spiccato nel tiro a segno, e a tal riguardo convince il padre a farsi comprare un fucile ad aria compressa, un Flobert. Alfredo lo acquista anche con la speranza che, dovendo acquistare le cartucce da sparare, questo potesse essere utilizzato come leva per invogliare il figlio ad ottenere migliori voti scolastici. Tuttavia, la vicinanza con Tony, un ragazzo di quattordici anni ingaggiato per seguire Alfredo ed Enzo, aiuterà quest'ultimo a recuperare le cartucce, senza dover ottemperare alla richiesta del padre. Parallelamente, fin da piccolo Enzo coltiva la passione per il teatro.

 

Nei primi anni del Novecento in Italia si diffonde la cultura dell'automobile, soprattutto in seguito ad un viaggio lungo la penisola di Margherita di Savoia, madre di re Vittorio Emanuele III, nel Gennaio del 1905. Margherita di Savoia inizia il suo viaggio a Roma, e tre giorni dopo è quasi giunta a Torino, la prima capitale del Regno d’Italia e la nuova capitale della neonata industria automobilistica italiana.

 

I giornalisti che la seguono scrivono che la Regina madre ha scelto l’automobile, anziché il treno, per cercare di passare inosservata, e per la libertà di fermarsi ovunque avesse voluto, o di cambiare itinerario all’ultimo minuto.

 

Lo stesso Alfredo Ferrari, il padre di Enzo, ne possiede una fin dal 1903, un mono-cilindro prodotto dal costruttore francese De Dion-Bouton, in un paese dove non circolano più di duemila automobili.

 

Luigi Solmi, possessore di una bottega - all’angolo delle vie Sant’Agostino e Marescotti - nella quale costruisce e vende biciclette, è il primo ad intuire che presto anche le automobili avrebbero avuto bisogno di manutenzione; pertanto, nel 1900, insieme al fratello Massimo, converte il negozio di cicli in un’officina per la riparazione di automobili, nella quale vende anche pneumatici.

 

Bisognerà aspettare, tuttavia, il 1906 per vedere nascere la prima vera officina, il garage Gatti, in una palazzina in stile liberty a due piani sulla via Emilia, appena fuori Porta Bologna.

 

In contemporanea con lo sviluppo dell'utilizzo dell'automobile, Enzo dapprima rimane indifferente a questa novità, nonostante il padre avesse comprato una due cilindri prodotta dal costruttore francese Marchand, ma quando il 6 Settembre 1908 assiste per la prima volta ad una gara di automobili rimane estasiato. Il giovane assiste alla Coppa Florio, una gara che si disputa su strade di campagna sterrate raccordate alla via Emilia, una corsa rilevante nel panorama motoristico nei primi anni del Novecento, che però non ha nulla a che vedere con la più nota e impegnativa Targa Florio, che da un paio di anni si disputa in Sicilia.

 

In un periodo in cui gli autodromi quasi non esistono, e le corse sono svolte lungo le strade sterrate, con traguardi registrati in chilometri percorsi, alla vista delle vetture coperte di polvere, pilotati da Felice Nazzaro e Vincenzo Lancia, Enzo inizia a sognare di poter diventare anch'egli un pilota di auto.

 

È curioso, a tal riguardo, la misura di sicurezza adottata dagli organizzatori delle gare, che annaffiano i campi ai lati del circuito poiché ritengono che il fango possa fermare le vetture fuori controllo, prima che queste raggiungano gli spettatori che si trovano verosimilmente ad una distanza di cinquanta metri.

 

Il vincitore della Coppa Florio è Felice Nazzaro, ad una velocità media di quasi 120 km/h, completando i cinquecentotrenta chilometri della gara in otto ore, ma il giro più veloce viene segnato da Vincenzo Lancia, che da poco ha fondato l'omonima azienda a Torino.

 

Un anno dopo, nel mattino del 9 Giugno del 1909, in compagnia del fratello Dino, Enzo attraversa i binari ferroviari che rasentano la sua casa, e percorre - in mezzo ai campi - la distanza che lo separa dal rettilineo del Navicello, sulla strada che porta al vicino paese di Nonantola, nonostante il clima uggioso condizionato dalla pioggia. Sul rettilineo lungo poco più di un chilometro e mezzo, è stato organizzato dall'Associazione Modenese Automobilistica il Record del Miglio, a cui partecipano trenta iscritti.

 

La gara, seppur non richiami l'attenzione dei migliori corridori, è comunque molto sentita a Modena, al punto che venerdì 7 Giugno operai specializzati giungono da Milano per stendere l’asfalto su quel tratto di rettilineo sulla quale si sarebbe disputata la gara, in una città che gode fino a questo momento solo ed unicamente di strade sterrate, mentre gli operai del Comune montano un tabellone di legno sul quale, nel corso della gara, sarebbero stati esposti i tempi ottenuti dai vari concorrenti.

 

Sabato 8 Giugno Modena si ferma per assistere alle verifiche tecniche delle vetture, che si svolgono all'interno nell’officina di Corni nel quartiere Sacca, appena fuori Porta Emanuele, mentre nella sede dell'Associazione Modenese Automobilistica vengono esposti i premi che sarebbero stati assegnati ai vincitori, tra cui una medaglia d’oro che il Re aveva mandato da Roma, così come aveva fatto anche il ministro della guerra del Regno d’Italia. Varie associazioni sportive modenesi, e la camera di commercio, avevano tutte messo in palio altre targhe e coppe.

 

Domenica, nonostante nelle prime ore della mattina il meteo è inclemente, migliaia di modenesi - usufruendo anche mezzi di trasporto al modico costo di una lira messi a disposizione dal Comune e dagli organizzatori - raggiungono il luogo in cui si sarebbe disputata la gara, che alle ore 13:00 del pomeriggio viene chiuso alla normale circolazione.

 

Poco prima dell'inizio della gara, nel tentativo di eliminare la polvere depositata sul manto stradale, gli organizzatori decidono di bagnare il fondo con secchi e botti. Da Zara risulterà il più veloce, percorrendo la distanza di un miglio in soli quarantuno secondi, a 140 km/h di media.

 

Questa esperienza rende l’automobile estremamente popolare a Modena, tanto che in città, durante l'inverno del 1909, la gente passeggia il sabato e la domenica sotto ai Portici del Collegio indossando indumenti sportivi, anche se in pochi hanno utilizzato realmente l’automobile per raggiungere il centro.

 

Dato l'enorme successo, anno successivo il secondo Record del Miglio gode della partecipazione di Felice Nazzaro e Vincenzo Lancia, oltre che della partecipazione di vari inviati speciali di quasi tutti i quotidiani d'Italia. Tuttavia, quello che avrebbe dovuto rappresentare l'inizio di una bellissima storia diviene in realtà la fine dell'esperienza del Record del Miglio a Modena, poiché durante la gara un incidente coinvolge due vetture, due piloti e altrettanti meccanici, portando alla chiusura precoce di un evento che aveva fatto velocemente breccia, seppur nessuno è realmente ferito; infatti, i due meccanici ed uno dei due piloti, Ferruccio Cercignani, se la cavano con qualche lieve contusione. Il giorno dopo i giornali di tutta Italia commentano più la situazione di pericolo, anziché dare spazio alla cronaca del vincitore della gara, Felice Nazzaro.

 

L’anno seguente a Modena verrà organizzata una gara di regolarità composta da cinque tappe, tutte con partenza e arrivo in città, di cui la prima è prevista per il 23 Aprile 1911, e quella conclusiva il 29 Aprile 1911. Una gara a cui, con molta probabilità, il giovane Enzo è nuovamente spettatore, dato che le vetture partono alle ore 7:00 dal parco ricavato di lato a Barriera Garibaldi, a qualche centinaio di metri da casa Ferrari.

 

Parallelamente alla passione per le automobili da corsa, Enzo coltiva quella per la scrittura, tant'è vero che nel 1914 si iscrive all’ Istituto Tecnico, ma trascorre gran parte del proprio tempo nella redazione della Provincia di Modena, il quotidiano di ispirazione conservatrice del capoluogo. In questo ultimo anno di pace per l'Italia, Enzo divide il suo tempo tra la redazione del giornale e la città, che gira in cerca di notizie e per fare qualsiasi commissione richiesta.

 

Seppur Enzo non firmerà mai nessun articolo per la Provincia di Modena, lunedì 2 Novembre 1914 ha però la soddisfazione di vedersi pubblicato un suo commento presso La Gazzetta dello Sport, giornale di stampo sportivo-nazionale per cui scrive addirittura tre articoli (lunedì 16 Novembre, ed ancora lunedì 23 Novembre) sulle varie partite di calcio che disputano a Modena dalla squadra locale, in cui adotta uno stile incisivo e polemico.

 

Terminati gli studi nel 1915, dopo aver raggiunto la terza classe nonostante una bocciatura, forte dell'esperienza fatta in bottega dal padre, il giovane diciassettenne trova lavoro come dipendente comunale alla scuola tornitori dell’ officina dei pompieri di Modena, in qualità di istruttore.

 

L’impiego nella formazione di personale utile allo sforzo bellico garantisce ad Enzo l’esenzione dal militare, altrimenti obbligatorio, e gli concede la possibilità di coltivare le sue passioni: il giornalismo, le ragazze e le corse in automobile, che coltiva leggendo riviste sportive.

 

In una notte afosa infestata dalle zanzare dell’estate del 1915, alla barriera daziaria di Modena, non lontano da casa, accompagnato dalla luce fioca dei lampioni a gas, per la prima volta Enzo confessa all’amico Peppino che avrebbe voluto fare il corridore, indicandogli la fotografia di Ralph DePalma, il pilota italo-americano, in maniche di camicia e cravatta, al volante di un’auto da corsa, che aveva appena vinto la 500 Miglia di Indianapolis.

 

Enzo ha con sé la rivista illustrata della Stampa Sportiva numero 26 del 1915, pubblicato domenica 27 Giugno, aperta a pagina 9 (in realtà all’entrata dell’Italia nella Grande guerra, il mese precedente, la rivista aveva mutato nome in L’Illustrazione della Guerra e La Stampa Sportiva, in cui le prime otto pagine dedicano ampio ed entusiastico spazio ai preparativi italiani per un conflitto che viene visto come una vera e propria quarta guerra per l’indipendenza del Paese), in cui gli onori della ribalta sono per l’automobilismo, ora che il campionato di calcio è terminato.

 

A metà circa della pagina, la più piccola di tre fotografie ritrae Ralph DePalma, un pilota virtualmente sconosciuto agli sportivi italiani, ma che la rivista indica come il vincitore dell’ultima edizione della 500 Miglia di Indianapolis, la grande corsa in terra d’America.

 

Frattanto, l’euforia per l’entrata in guerra contagia anche Modena, e l’Accademia Militare vede rapidamente aumentare la propria attività: poiché in Italia sono predisposti soltanto circa 50.000 ufficiali, e ne servono almeno altri 160.000, l’Accademia Militare si trasforma in una vera e propria fucina di ufficiali.

 

Quest'euforia non contagia Enzo, al contrario del fratello, che decide di partire volontario: prima di ciò, in casa le discussioni tra Dino e il padre sono furibonde, con la madre a fare da paciere nel tentativo di dissuadere il figlio con il ragionamento anziché con il litigio.

 

Grazie alla Diatto di famiglia (una quattro cilindri di tre litri, la terza vettura acquistata dal padre) che porta con sé e che viene trasformata in auto-ambulanza, Dino viene assegnato al Corpo della Croce Rossa, per la quale fa la spola tra la prima linea e gli ospedali. Enzo, invece, rimane a Modena, poiché esente dalla chiamata alle armi.

 

Ed è lui che deve assistere il padre che, in appena tre giorni, il 2 gennaio 1916 si spegne a causa di una polmonite; con la scomparsa del padre, a Enzo viene a mancare un preciso punto di riferimento.

 

Questo, tuttavia, non sarà l'unico dispiacere provato da Enzo nel 1916: il 16 Dicembre, a Sondalo in provincia di Sondrio, si spegne anche il fratello Dino. Dopo un anno di guerra, il giovane ventenne contrae una pleurite che, nelle precarie condizioni in cui vivono i soldati impegnati nelle operazioni belliche, lo ha velocemente portato al decesso.

 

L'unica soddisfazione nel tragico 1916 deriva dal fatto che nel mese di Luglio Enzo consegue la tanto agognata patente di guida numero 1363. Grazie a ciò, giovedì 19 Luglio 1917 il giovane Enzo, che non ha mai abbandonato l'idea di diventare corridore, decide di percorrere il tratto di strada Sestola-Pavullo nel minor tempo possibile.

 

Al traguardo viene circondato da una piccola folla di persone accoglienti e incuriosite, ed un fotografo scatta una foto al giovane, vestito in maniera raffinata ed elegante. Sul retro della fotografia, di proprio pugno, Enzo Ferrari qualche giorno dopo annoterà:

 

Sestola-Pavullo

dopo il Raid

 

Aggiungendo lunghezza e caratteristiche del percorso, ventisei chilometri e quattrocento settantacinque metri con pendenze fino al 12 per cento, e il tempo impiegato a coprirlo, trentasei minuti e dodici secondi.

 

Il 1917 prosegue con la lunga guerra di posizione che sembra non avere fine: la notte del 24 Ottobre, gli austriaci rompono il fronte a Caporetto. Poco dopo, a Roma cade il governo Boselli e al suo posto si insedia il governo Orlando, e la mobilitazione generale assume livelli mai visti in precedenza.

 

Per cercare di contenere l'avanzata austriaca si pensa di anticipare la chiamata alle armi dei giovani della classe 1900 e coloro che, per un motivo o per un altro, non sono stati arruolati nei tre anni precedenti. Tra questi anche Enzo viene aggregato al Terzo Reggimento di Artiglieria Alpina, di stanza in Val Brembana, sopra a Bergamo, distante da Caporetto, dall’Isonzo e dal Piave, e gli viene affidato il compito di sellare i muli, evitando quantomeno di sperimentare le pessime condizioni in cui vivono i soldati in trincea. Nonostante ciò, dopo pochi mesi anche Enzo si ammala di pleurite.

 

Viste le recenti esperienze vissute in famiglia, il giovane riesce a farsi ricoverare all'ospedale di Brescia, e successivamente, grazie all’interessamento della madre che non è intenzionata a perdere l'unico figlio che le è rimasto, viene spostato in quello di Bologna, vicino a casa. Qui l'esperienza è terribile, poiché di notte sente strani rumori, simili a martellate, che col tempo scoprirà essere il lavoro degli operai intenti a chiudere le casse contenenti i cadaveri dei giovani caduti in guerra. Saranno necessarie due operazioni e una lunga degenza, prima di guarire e tornare a Modena.

 

Mentre la guerra è finalmente terminata, Enzo Ferrari si è rimesso in sesto dopo i giorni tremendi vissuti con la pleurite. Da questo momento la sua vita cambia radicalmente: dopo la scomparsa dei suoi due principali riferimenti, il padre Alfredo e il fratello Dino, si convince che deve iniziare a pensare al suo futuro, necessariamente lontano da Modena. Il suo primo viaggio ha come meta Torino, dove la madre gli procura un colloquio di lavoro con il direttore del personale della Fiat, Diego Soria.

 

Ferrari spera di poter ottenere un posto come collaudatore, uno dei primi passi da fare per diventare un pilota automobilistico, suo grande sogno. Negli uffici di Corso Dante a Torino si svolge l’appuntamento tra Enzo Ferrari e il dirigente Diego Soria, che alla fine si tramuta in un esito negativo. Nonostante le speranze del giovanissimo Enzo e la cordialità presentata nell’incontro, Soria gli preferisce Carlo Salamano, che in seguito sarebbe diventato pilota della squadra dell’azienda torinese. Ferrari è travolto dalla tristezza per la mancata assunzione, e anche se rimasto solo senza delle spalle che possano sostenerlo in questo periodo difficile, decide di rimanere a Torino, città che gli avrebbe offerto numerose chance di occupazione.

 

Nel Gennaio 1919 il mondo del lavoro, riguardante in particolare le industrie di automobili, inizia ad aumentare le offerte di occupazione ed Enzo riesce a trovare il suo primo lavoro presso l’officina di Giovannoni, amico del padre, in cui lavorano per trasformare vecchi autocarri leggeri in autotelai, che poi si trasformano in automobili per mano dei carrozzieri. Il compito di Ferrari è quello di verificare la messa a punto degli autotelai per poi portarli di persona presso la Carrozzeria Italo-Argentina di Milano. La nuova occupazione trovata a Torino gli dà modo di poter respirare a livello economico.

 

Malgrado il modesto stipendio, che riesce solo parzialmente a risolvere i suoi problemi fisici e morali, Ferrari accumula un certo entusiasmo perché felice di poter svolgere un lavoro che desidera da tempo. Così Enzo trascorre le sue giornate con il lavoro nell’officina di Giovannoni, i viaggi a Milano per portare gli autotelai alle carrozzerie e la nuova frequentazione del Bar del Nord, vicino alla stazione ferroviaria di Porta Nuova, dove conosce numerose figure di rilievo, tra cui il suo eroe giovanile Felice Nazzaro, e poi tanti altri tra sportivi, motoristi, piloti, con cui riesce a installare dei buoni rapporti che lo coinvolgono nelle loro discussioni, che trattano soprattutto di automobili, gare e ciclismo.

 

Grazie all’aiuto di un altro frequentatore di questo bar, il modenese Bonacini, Enzo trova una sistemazione nell’Hotel Bologna, di fronte alla stazione. Il ragazzo è anche protagonista in una vicenda particolare, dove la Questura lo interroga riguardo un presunto omicidio dove Aleardo, un parmigiano residente anch’esso a Torino, è accusato del fatto in questione. Ferrari viene citato da Aleardo in quanto l’omicidio viene commesso alla stessa ora di quando il giovane parmigiano si trova a cena con alcune persone, tra cui lo stesso Enzo, che non è capace di rispondere alle domande che gli vengono poste, relative principalmente all'ora del delitto, quando lui è stato a cena, di cui però non ricorda nulla. Ma gli viene concesso di tornare all’albergo in cui ha cenato e così riesce a ricostruire la serata che ha passato, potendo scagionare il povero Aleardo. Dopo questo avvenimento Enzo inizierà a trascriversi su un’agenda tutti i suoi spostamenti e tutte le sue attività, un’abitudine che manterrà per il resto della sua vita.

 

Successivamente, prima della Pasqua del 1919, Enzo si trasferisce a Milano dove accetta un nuovo impiego presso la CMN (Costruzioni Meccaniche Nazionali), neonata azienda automobilistica, grazie all’aiuto di Ugo Sivocci, ex ciclista conosciuto al Bar Vittorio Emanuele, sempre a Milano, che vede in lui la grande passione per l’automobile, consigliandolo a Piero Combi, ingegnere della CMN. Ferrari in questo nuovo impiego percepisce circa 400 lire, che lo aiutano a rimarginare le sue difficoltà economiche e personali.

 

Alla CMN Ferrari inizia per davvero ad osservare e a conoscere più da vicino i motori: infatti all’azienda milanese vengono montati motori a quattro cilindri monoblocco di tre litri di cilindrata su nuovi telai, insieme ad altri componenti provenienti dalla Isotta Fraschini. Ferrari prosegue così i suoi giorni, tra il suo appartamento dove passa la maggior parte del suo tempo libero, e alla CMN. Milano non si differenzia più di tanto da Torino: tanta è la povertà ancora diffusa, ma è sempre più presente nel cuore dei più giovani la passione per l’automobile. Al Bar Vittorio Emanuele Enzo conosce Marco Garelli, pilota di motociclette che gli offre l’opportunità di assisterlo alla prima edizione del Raid Nord-Sud, gara che parte da Milano e finisce a Napoli. Così il giovane Ferrari parte per Napoli in compagnia anche di Sivocci, terzo uomo della formazione e presta servizio a Garelli, rifornendolo nel corso della gara e aiutandolo negli imprevisti, permettendogli di finire la corsa.

 

Verso Giugno sale sempre di più il desiderio dei ragazzi italiani che le competizioni automobilistiche in Italia possano ripartire, dopo il trionfo della Peugeot nella 500 Miglia di Indianapolis. In realtà la medesima situazione la sta vivendo tutta Europa, devastata dalla guerra fino all’anno precedente. Nella stessa estate però arriva una notizia che tutti stanno aspettando: in Danimarca stanno organizzando la prima corsa automobilistica del dopoguerra, prevista per il 24 Agosto 1919.

 

Mentre Enzo acquista la sua prima auto da corsa, un modello CMN Tipo 15/20, con motore quattro cilindri di 2,3 litri, con trentasei cavalli di cilindrata, e una velocità di ottanta km/h, in Italia arriva finalmente la notizia che tutta la compagnia aspetta da tempo: viene annunciata la prima gara automobilistica dopo la guerra, la Parma-Poggio di Berceto, una corsa in salita.

 

A causa di una regola imposta durante la guerra, e non ancora revocata, i costruttori non possono iscriversi a questo appuntamento, ma lo possono fare i piloti, aggirando così il sistema. Ferrari non vede l’ora di prendere parte alla sua prima gara di automobili, malgrado la pochissima esperienza. L’unico test, se così si può chiamare, ad aver svolto è il tratto che va da Sestola a Pavullo, effettuato nell’estate 1917, su strade che assomigliano particolarmente a quelle che incontrerà nella gara in programma il 5 Ottobre. Questa gara viene definita dalla stampa come la rinascita automobilistica dell’Italia.

 

Nicola Battello

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